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Verdini: l’imbarazzante simbolo di un regime

Autore: . Data: giovedì, 29 luglio 2010Commenti (0)

Il coordinatore del Pdl parla delle vicende che lo riguardano e nega tutto. Anche l’evidenza in perfetto stile berlusconiano.

“Come mai tre procure indagano su di me? Perchè è la 3P…” ha detto pensando di essere spiritoso Denìs Verdini durante una conferenza stampa convocata ieri per ‘spiegare’ la sua posizione di presunto coinvolto in numerosi fatti di malgoverno e malaffare.

Sulla vicenda ancora oscura della lobby affaristica composta da Flavio Carboni, Pasquale Lombardi, Arcangelo Martino ed altri il dirigente del Pdl ha lanciato una raffica di “non so nulla”.

In sintesi le parole di Verdini sulla cosidetta P3 e sugli altri fatti che lo riguarderebbero: “Non ho mai saputo nulla nè conosco le attività e le finalità, nè sono mai stato contattato da qualcuno”. “Non conoscevo Miller nè una parte dei partecipanti a quel pranzo del settembre 2009″. La P3 “è inesistente”. “Sui soldi io parlo in modo semplice: ho una sola tasca da dove li tolgo e li metto ed ora in questa mia tasca ci sono i debiti che ho fatto per il Giornale di Toscana, soldi di gran lunga superiori rispetto a quelli di cui si pensa”. “Rivendico con orgoglio la liquidazione dei tentativi diffamatori a tutela dell’amico Caldoro che tutti abbiamo sostenuto”. “Non ho mai scaricato Dell’Utri che è una persona per bene. Non c’è nulla da scaricare e sicuramente io non scarico l’amicizia [...] Lo voglio dire chiaramente non c’è niente da scaricare perchè non c’è nessun fatto. È una cosa che non capisco e voglio chiarire in onore dell’amicizia che ho con Dell’Utri. Lo ripeto, non c’è nulla da scaricare”. “Le dichiarazioni del dirigente ai magistrati riportate da alcuni organi si stampa, tuttavia, lasciano aperti dubbi e mostrano alcune incongruenze, affidando per altro proprio a Dell’Utri un ruolo non certo di secondo piano nell’affaire.

Ha affermato Verdini con gli inquirenti: “Come ho conosciuto Flavio Carboni? Me lo ha portato Dell’Utri”. Pasquale Lombardi e Arcangelo Martino “mica li conoscevo. Fu Marcello (dell’Utri, ndr) a portarmeli a casa. Di lui mi fido molto, lo conosco da una vita”.

Inoltre ha aggiunto che Carboni inizialmente gli fu presentato “da alcuni imprenditori nel 2009″ perchè “interessato al Giornale di Toscana. Mi disse che a 80 anni voleva creare una voce per la Sardegna, voleva creare un inserto. Parlava anche di aprire una radio e una televisione”. Anche se “coinvolto e assolto nel caso Calvi”, ha spiegato il coordinatore del Pdl, in quel momento “era utile, perchè portava soldi”, “era disposto a sottoscrivere un aumento di capitale di 2,6 milioni”, quindi “cominciai a riflettere sulla sua proposta. Mentre stavo decidendo, Dell’Utri organizzò un pranzo all’Hotel Eden e quando arrivai c’era anche Carboni. Marcello mi disse che dovevo accettare e alla fine cedetti il 30 per cento delle quote. Fu versata la prima rata da 800mila euro, ma poi cominciò l’indagine della procura di Firenze e io decisi di bloccare tutto”.

Sul famoso pranzo del 23 settembre a casa sua, Verdini ha affermato che fu organizzato per “cominciare a pensare a una alternativa a Cosentino” per la Campania dopo “la richiesta di arresto. Mi fecero il nome di Arcibaldo Miller”. In quell’occasione Dell’Utri “portò Carboni e mi presentò Lombardi e Martino che io non avevo mai visto prima. C’erano anche Miller, Giacomo Caliendo e il giudice Antonio Martone. Miller diceva di essere lusingato, ma non sembrava convinto”.

Nell’interrogatorio Verdini ha detto agli inquirenti di essere stato “informato” del dossier Caldoro. “Mi arriva un foglio anonimo dove sono elencati alcuni alberghi, un elenco di nomi maschili e le date in cui li avrebbe incontrati”.

I ‘buchi neri’ nelle parole dell’esponente di centro destra non sono pochi, perchè di fatto ha confermato di aver conosciuto i sospetti fondatori della P3, di aver fatto affari con Carboni, di aver organizzato un pranzo a casa sua non con altri dirigenti del Pdl, ma con persone che secondo le indagini potrebbero essere ricondotte all’associazione ‘segreta’, per affrontare la questione della presidenza alla Regione Campania e di aver parlato del ‘Lodo Alfano’ con i suoi commensali ed infine di essere a conoscenza dell’esistenza dei dossier diffamatori contro Caldoro.

Anche Verdini ha ammesso che il baricentro degli incontri era Marcello Dell’Utri, da lui definita persona “per bene”, nonostante sia stato condannato in primo e secondo grado per partecipazione esterna ad associazione mafiosa.

Queste aree grigie sul suo conto non preoccupano lo stretto collaboratore di Berlusconi per nessun motivo, tanto da fargli dire: “Non capisco perchè mi dovrei dimettere”.

Dopo l’autodifesa sgangherata il dirigente del Pdl è passato all’attacco contro Fini ed i suoi sostenitori che hanno chiesto l’apertura della ‘questione morale’ nel partito.

“Cacciare i finiani? Se uno non si trova bene e ritiene che le cose non funzionino nonostante i risultati è una sua decisione” ha scandito Verdini, proponendo una bislacca tesi poltica: “Quando non si perde mai e manca una opposizione vera e reale l’opposizione nasce all’interno della maggioranza. È una cosa che non può durare all’infinito, perchè impedisce la realizzazione del programma, e quindi serve un chiarimento. La situazione è molto difficile ed è una roba incomprensibile per gli elettori”

Inoltre è stato esplicito sul ‘grande oppositore’ al Cavaliere: “Mi dispiace che il presidente della Camera in forma generica non abbia tutelato un suo membro”, perchè è stato “sconveniente e sgarbato che mentre ero a fare un interrogatorio si è parlato di dimissioni. I giudici sono stati nei miei confronti corretti, io ho risposto alle domande, una parte è stata dedicata all’interrogatorio, una lunga parte alla trascrizione. Chi va a lavorare solitamente le sue nove ore se le fa, io ho fatto un tipo di lavoro diverso. È brutto però che il tutore delle Camere, la terza carica dello Stato, mentre un rappresentante delle Camere sta facendo questo lavoro ne chieda le dimisisoni”.

Insomma, essere interrogato perchè sospettati di aver commesso reati gravi per il coordinatore del Pdl è un “lavoro”.

Con una frase discutibile e quasi intimidatoria, quindi, Verdini si è riferito ad alcune indiscrezioni pubblicate da ‘Il Giornale’ su Fini: “Anche a lui dico che oggi ho visto sui giornali delle cose equivoche, come se io venissi a chiedere cose su questo. Io ritengo che lui sia come me uno del quale si possa parlare, ma gli si deve dare anche la possibilità di rispondere. Il presidente della Camera non dovrebbe essere sgarbato nei confronti di un suo rappresentante, peraltro io l’ho votato, non vorrei che aprissero un’inchiesta…”.

Sprezzante il commento alla conferenza stampa di  Italo Bocchino, vice presidente dei deputati Pdl e vicino a Fini: “Verdini ha perso la lucidità per proseguire nel suo lavoro, come dimostra la sua disastrosa conferenza stampa. Ha detto che un gip avrebbe chiesto provvedimenti nei miei confronti, cosa mai accaduta, e che il Pdl fece quadrato votando a mio favore su questioni giudiziarie, cosa anche questa mai accaduta. La pressione mediatico-giudiziaria lo rende incompatibile con il ruolo di coordinatore. Personalmente mi accontenterò delle sue scuse per le cose false che ha detto, senza strascichi contro chi ha già altri problemi”.

E mentre nel Pdl volano fendenti il Pd è nel delirio. Bersani che non ha cpaito come la resa dei conti nel partito del premier rafforzerà ulteriormente la leadership del Cavaliere ha sostenuto che il Pd si prepara a partecipare ad una “fase di transizione” necessaria per affrontare “in primo luogo” il tema della legge elettorale.

Il Paese affonda devastato da crisi e corruzione ed il segretario del principale partito di opposizione si è rivolto al centro destra: “A voi della maggioranza, o a quelli di voi che vogliono intendere, chiedo: prendete atto della situazione, fate un passo verso una diversa prospettiva. Noi, per quanto ci riguarda, siamo pronti a fase transizione che in primo luogo consenta una corretta democrazia parlamentare a partire dalla riforma elettorale. A voi la responsabilità: cercare di galleggiare andando avanti così? Forzar la mano con atti di arroganza? Oppure prendersi una responsabilità nuova? Io mi auguro che voi mettiate in campo una maggiore responsabilità”.

Bersani sembra non aver compreso la natura del berlusconismo e la struttura del Pdl che sulla fedeltà al Capo e proprio su una legge elettorale che permette ai gruppi dirigenti di scegliere chi siederà in Parlamento fonda la propria forza.

Il Pd continua in questo modo non solo a non parlare ai cittadini, ma neppure riesce ad elaborare una analisi della situazione italiana in grado di permettere l’ideazione di una seria proposta di alternativa ad un regime forte e ben radicato.

A testimoniare lo stato preoccupante delle cose un episodio avvenuto a margine della conferenza stampa di Verdini.

Una giornalista dell’Unità, Claudia Fusani, ha chiesto dettagli al coordinatore del Pdl su alcuni assegni versati per il Giornale di Toscana.

A quel punto Giorgio Stracquadanio, un deputato del Pdl seduto in prima fila ha urlato: “Signora sta dicendo una montagna di cazzate”.

Fusani dopo l’interruzione ha tentato di rifare la domanda, ma a quel punto e stata interrotta di nuovo dalle grida di Giuliano Ferrara, direttore del Foglio: “Adesso basta – ha gridato alzandosi in piedi – perchè non chiedete a lei come mai è passata da Repubblica all’Unità in condizioni ancora da chiarire. La Fusani che dà lezioni di moralità! Siamo in uno Stato di polizia”.

Comprendere il senso computo delle accuse di Ferrara alla giornalista dell’Unità e la loro realazione con la domanda fatta a Verdini è impossibile, ma il rifiuto degli uomini del centro destra per qualsiasi forma di dissenso è all’ordine del giorno.

Questo è il berlusconismo e vivrà ben oltre i successi dei suo inventore.

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