Telecom, lacrime e sangue
Quasi 7mila esuberi in tre anni. Da ieri i primi licenziamenti
Prime lettere di licenziamento, ieri, per i dipendenti Telecom: gli esuberi programmati nel piano triennale 2010-2012 sono 6.822, oltre la metà dei quali entro giugno dell’anno prossimo, e il sindacato ha manifestato tutta la sua preoccupazione che fa seguito allo sciopero nazionale di venerdì scorso.
I sindacati hanno definito “vergognoso” il comportamento da parte di un’azienda “che ha registrato più di 1,5 miliardi di euro di guadagni netti”. La Slc Cgil ha chiesto al governo di convocare tutte le parti sociali, perché “è in gioco il futuro di tutti gli oltre 50mila lavoratori di Telecom”. Le posizioni di sindacati e azienda che dovranno sedersi attorno a un tavolo al ministero del Lavoro sono però distanti: “Noi siamo disponibili alla trattativa, speriamo che ci sia la stessa volontà da parte del gruppo telefonico”, ha affermato il segretario generale della Fistel Cisl, Vito Antonio Vitale.
L’azienda “propone al paese l’immagine di un’azienda allo sbando, senza una guida”, ha aggiunto Emilio Miceli, segretario generale Slc Cgil. ‘Telecom si è assunta la responsabilità di drammatizzare una crisi che non è tale da ricorrere ai licenziamenti collettivi, come qualsiasi piccola e media impresa ed al contrario delle grandi aziende di servizi a rete che, nonostante le contrazioni di mercato dovute alla crisi, si guardano bene dall’aggravare le pesanti condizioni sociali del Paese”, ha aggiunto il sindacalista.
I licenziamenti, ha sottolineato Miceli, sono arrivati “dopo che il management ha regalato i due terzi degli utili agli azionisti, e dopo essersi elargito emolumenti altissimi e bonus assolutamente contraddittori con le procedure di licenziamento e soprattutto con etica e buon senso. E’ evidente che la risposta dei lavoratori sarà commisurata alla gravità della situazione. Tra l’altro, come avviene da sempre, la borsa con il suo segno negativo, ha puntualmente segnalato che i temi di fondo di Telecom non riguardano il personale ma la prospettiva industriale”.
La procedura prevista dalla legge che regola i licenziamenti collettivi concede 75 giorni ai sindacati per discutere con l’azienda e per chiedere una riduzione del numero degli esuberi o il ricorso a misure alternative come la cassa integrazione o la messa in mobilità.


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