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Tarantella Brancher

Autore: . Data: martedì, 6 luglio 2010Commenti (0)

Il ministro senza ministero si dimette. L’ennesimo episodio di surrealtà italiana

Dopo diciassette giorni a Brancher non resta nemmeno una foto ricordo. L’ex ministro è anche un ex prete paolino ed i più sarcastici con lui sono stati proprio i suoi antichi confratelli, che sul settimanale ‘Famiglia Cristiana’ lo hanno definito ”ministro del nulla”.

Il fedele collaboratore di Berlusconi, condannato in primo e secondo grado per finanziamento illecito e falso in bilancio e salvato da due provvedimenti del centro destra che cambiando le leggi hanno permesso alla Cassazione di prescrivere i reati, era stato nominato a sorpresa il 18 giugno. La delega in un primo momento era quella dell’attuazione del federalismo, ma dopo le resistenze di Bossi, che si sente l’unico a potersi occupare della bislacca invenzione leghista, il suo incarico era cambiato e diventato quello al ‘decentramento’.

Tutto insomma pur di tenerlo nel governo, anche perchè Brancher è sotto processo per ricettazione nell’indagine sullo scandalo della Banca Antonveneta e la sua partecipazione all’esecutivo avrebbe permesso di invocare il ‘legittimo impedimento’ ed evitare per un po’ il tribunale.

Puntuale, infatti, il neo ministro subito comunicato ai giudici di non poter partecipare alle udienze perchè impegnato ad ”organizzare” il lavoro del suo ministero. Non si sa quale, tuttavia, perchè mai la Gazzetta ufficiale, come prevede la legge, ha pubblicato il decreto di nomina specificando le deleghe affidategli.

Così anche nell’Italia dei furbacchioni la vicenda ha prodotto molte perplessità e l’ex sacerdote ha dovuto rinunciare al ‘bonus anticondanne’.

Intanto l’opposizione, colta da inusuale conflittualità, aveva presentato una mozione di sfiducia, messa in calendario da Fini (anche lui tra i critici) per l’8 luglio.

Il 2 luglio, in un faccia a faccia tra Brancher e Berlusconi, si è arrivati alla decisione di rimandare a casa il ministro fantrasma prima del voto della Camera. Ieri la notizia ufficiale.

Il responsabile lampo di un ministero mai svelato, quindi, è rimasto in carica per soli 17 giorni (numero interessante per i fatalisti) ed ha partecipato ad un solo Consiglio dei ministri, quello del 30 giugno dedicato all’esame della relazione di Tremonti sui conti del federalismo fiscale. Ma di quella presenza non è restata traccia: al momento della rituale foto di gruppo lui non c’era. Neppure un ricordo, quindi, della brevissima sceneggiata.

In molti oggi discutono sui ‘contraccolpi’ politici dell’affaire. Forse però sarebbe il caso di riflettere su quelli morali e di costume. In quale altro Paese europeo l’opinione pubblica tollererebbe un governo capace di mettere in scena una tarantella di questo genere? La risposta è pleonastica: nessuno.

Anche questa è Berlusconia.

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