Sindaco dell’Aquila: “La città non è Kabul”
Durissima protesta contro l’ipotesi fatta da Berlusconi di un ritorno della Protezione civile nella ricostruzione.
Ha detto Cialente, sindaco del capoluogo abruzzese: “L’Aquila non è Kabul, non abbiamo bisogno di truppe di occupazione”.
Il primo cittadino ha criticato aspramente l’ipotesi di un ritorno della Protezione civile nella gestione della fase di ricostruzione post-sisma.
“L’eventuale ritorno del Dipartimento – ha spiegato – rappresenterebbe un problema serio, del resto, io sono sicuro che lo stesso Guido Bertolaso non sia contento delle affermazioni del premier”.
“È possibile – ha proseguito Cialente – che dopo le botte di inizio luglio a Roma, i fondi comincino ad arrivare e adesso, a fronte di mesi di difficoltà economiche, il governo sia pronto a una nuova passerella mediatica sulle spalle degli aquilani. Una delle cose più gravi – ha aggiunto il sindaco – è l’affermazione di Bertolaso, il quale ha detto che i fondi bisogna saperli chiedere: ma cosa dovrei fare, andare in giro con un piattino e far finta di allattare?”.
“Ci siamo trovati in forte difficoltà – ha detto ancora il primo cittadino dell’Aquila – a causa dei debiti lasciati dalla Protezione civile. Non per colpa del Dipartimento, ma a causa della carenza di fondi provenienti dallo Stato”.
Cialente ha anche spiegato che “accusare gli enti locali di non essere capaci di affrontare il terremoto è un atto gravissimo: credo che a questo punto emerga un problema di moralità e trasparenza, ma che riguarda anche la democrazia di questo Paese, problema che ho già segnalato al Quirinale”.
Berlusconi mercoledì, parlando della ricostruzione, l’aveva descritta come una fase che “le istituzioni locali non hanno saputo gestire”.
Il sindaco, per smentire il presidente del Consiglio, ha mostrato ai giornalisti decine di faldoni ed i mandati di pagamento da liquidare a seguito di fatture presentate per la ricostruzione ed ha dichiarato: “Questi faldoni rappresentano 200 milioni di spese da liquidare, soldi della ricostruzione leggera, indennizzi e traslochi, ai quali si aggiungono 32 milioni dell’autonoma sistemazione, parte dei quali anticipati dal Comune. Ci hanno abbandonati – ha aggiunto -. Dopo la gestione della Protezione Civile che aveva 400 persone a pieno servizio, la Sge, Struttura per la Gestione dell’Emergenza, ha personale dimezzato e non ci sono fondi”.
Ancora una volta la demagogia del premier si è scontrata contro la realtà . Peccato che la situazione delle aree colpite dal sisma interessimo poco Tv e giornali e così anche su questo argomento, come su altri, gli italiani non sono informati o sono addirittura disinformati.


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