Sarkozy nel ciclone
Il presidente colpito da uno scandalo all’italiana. Ma oltralpe le reazioni sono diverse
Il quotidiano moderato ‘Le Monde’ nella sua edizione online ha pubblicato ieri in home page e con una certa evidenza il commento di un suo lettore alle notizie su un presunto finanziamento illecito alla campagna elettorale di Sarkozy.
Ha scritto una persona che si è firmata Doug: “E se la prima riforma fosse quella di d’avere dei dirigenti politici irreprensibili? E’ vero che sarebbe un po’ fastidioso, poiché della squadra attuale non resterebbero molte persone e soprattutto sarebbe un problema per il suo grande selezionatore in carica, colui che dal suo arrivo e dal punto di vista dell’etica è stato una sorta di “anti-De Gaulle”. Lui raggruppa comportamenti che suggeriscono dubbi assolutamente in tutti i campi…La destra francese pagherà per molto tempo “gli anni senza fede né legge né morale” del sarkozysmo”.
L’affaire che rischia di travolgere la presidenza è nato da alcune dichiarazioni della contabile di fiducia di Liliane Bettencourt, Claire Thibout, secondo la quale nel 2007 150mila euro in contanti sarebbero stati consegnati da Patrice de Maistre, gestore patrimoniale e braccio destro della donna più ricca di Francia, al tesoriere dell’Ump Eric Woerth per finanziare la campagna presidenziale di Nicolas Sarkozy.
La legge elettorale francese prevede un tetto di 4.600 euro per le donazioni a favore dei candidati, da corrispondere con un assegno per poter risalire ai finanziatori, mentre per i contanti il massimo possibile da versare è 150 euro.
Bettencourt avrebbe, sempre secondo la testimone, finanziato ‘clandestinamente’ il presidente anche quando, dal 1982 al 2002, era sindaco di Neuilly-sur-Seine, la località dove vive anche l’imprenditrice.
Nel caso il fatto fosse accertato per l’inquilino del’Eliseo non resterebbe altra via che quella delle immediate dimissioni. Nei giorni scorsi altri due importanti rappresentanti del governo avevano dovuto lasciare gli incarichi per motivi ben meno gravi.
Alain Joyandet, titolare della Cooperazione e il segretario di Stato allo Sviluppo della regione-capitale, Christian Blanc, erano stati costretti ad abbandonare il campo dopo essere stati attaccati a più riprese dalla stampa per spese e stile di vita “eccessivi”.
In perfetto stile berlusconiano, al quale il presidente francese si ispira, sono arrivate le immediate smentite dell’Eliseo.
“Mi piacerebbe tanto – ha detto Sarkozy – che il Paese si appassionasse ai grandi problemi come la salute, l’organizzazione della sanità , le pensioni, come si ricrea la crescita, invece di restare imballato al primo orrore, alla calunnia che ha un solo scopo, infangare senza alcun collegamento con la realtà ”.
Ma segretario del Partito socialista francese Martine Aubry, a differenza di quanto fa l’opposizione italiana, ha risposto con toni durissimi chiedendo “al presidente Nicolas Sarkozy di dire la verità perchè, con le ultime rivelazioni, che non so se sono vere o meno, arriviamo a una crisi morale che potrebbe divenire una crisi politica grave”.
Aubry ha inoltre invitato energicamente il ministro della Giustizia, Michele Alliot-Marie, a spostare il processo che ha dato vita all’affaire, ovvero quello sul patrimonio dell’ereditiera e azionista de L’Oreal, “in un altro tribunale”, dato che il procuratore di Nanterre, oggi titolare del caso, “è messo a sua volta in causa dalle registrazioni” ed è notoriamente vicino a Sarkozy.
Ancora meno ‘diplomatico’ è stato Benoit Hamon, portavoce del partito: “Il presidente Nicolas Sarkozy non se la caverà semplicemente affermando che si tratta di calunnie. Non potrà continuare a dire che il governo è vittima di una campagna di destabilizzazione. Perchè in questa vicenda ci sono fatti, testimonianze solide e gravi, che indicano una vera crisi di sistema”.
“E’ estremamente grave – ha continuato Hamon – scoprire che un presidente della Repubblica, che ha fatto dell’ordine, della responsabilità , della legge e dell’autorità i suoi principali valori di campagna elettorale, abbia ottenuto finanziamenti illegali per quella stessa campagna. Si è fatto eleggere reclamando la legge uguale per tutti e adesso invece è lui stesso che la infrange”.
Il portavoce del Ps ha denunciato anche “le commistioni tra i responsabili politici ed i grandi patrimoni” in Francia. “È un sistema di parentela stretta – ha spiegato – al quale bisogna mettere fine. È il cuore stesso del sistema ad essere messo in discussione oggi. Di Sarkozy resterà solo questa tendenza a mescolare interessi pubblici e privati. È il suo marchio di fabbrica. Non so quanto questo governo potrà ancora durare, ma spero che sia l’occasione perchè la verità venga fuori. Sarà anche il ruolo del Partito socialista”.
Secondo un altro quotidiano conservatore, ‘Le Figarò’, il presidente parlerà nei prossimi giorni in tv, forse il 13 luglio, alla vigilia del 14 luglio, festa nazionale per la presa della Bastiglia, ma anche in concomitanza con la presentazione della riforma delle pensioni.
“È evidente – ha commentato su France Info il portavoce dell’Ump Dominique Paillè – che in un modo o nell’altro nei prossimi giorni (Sarkozy, ndr) sarà spinto a esprimersi davanti ai francesi. Non dimentichiamo che si profila il 14 luglio e, se le tradizioni saranno rispettate, è l’occasione anche per il presidente di esprimersi”. Paillè ha auspicato quindi che il capo dell’Eliseo “parli presto”.
Un’esortazione a rivolgersi ai cittadini direttamente e per spiegare è giunta anche da Jean-Francois Copedal, capo dei deputati dell’Ump il partito del presidente, che ha auspicato che Sarkozy parli “quando lo riterrà utile, ma credo si importante che vi sia un messaggio da parte del presidente”
Come è possibile notare in Francia la ‘questione morale’ ha ben altro valore e la natura del dibattito sui rapporti tra interessi pubblici e privati tra il mondo della politica e quello degli affari ha caratteristiche ormai ignote da noi. Infine anche chi è vicino al presidente ‘sospettato’ non è disponibile a mettere tutto a tacere.
In casi ‘controversi’ italiani, invece, Berlusconi non ha mai sentito il dovere di spiegare i fatti ai cittadini, ma anzi ha cercato con la collaborazione dei suoi colonnelli ed in più occasioni di farsi confezionare ‘leggi ad personam’ per evitare le aule dei tribunali. Ed oggi sta tentando di impedire financo la pubblicazione di notizie sui processi, invocando un diritto alla ‘privacy’ che in realtà serve solo a tenere al riparo da critiche chi nel Palazzo dovesse trovarsi al centro di scandali o fosse scoperto con le mani nel sacco.
Il distacco tra il nostro Paese e la Francia dovrebbe indurre profonde riflessioni non solo nei partiti, ma principalmente tra i cittadini.


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