Roma città aperta e verde
Una proposta per restituire alla Capitale la sua scomparsa vivibilità. Ma difficilmente sarà accettata.
L’economista Jeremy Rifkin, ex attivista del movimento pacifista americano e oggi impegnato a favore della battaglia sulla “responsabilizzazione ambientale” della Casa Bianca, ha presentato al sindaco Gianni Alemanno il “Masterplan Energetico-Economico” per la città di Roma.
Si tratta di un progetto innovativo di sviluppo che punta sul decentramento energetico, attraverso la realizzazione di nuclei urbani autosufficienti che si scambiano energia prodotta localmente grazie a una rete di interscambiabilità.
Rifkin ha dimostrato come la sua visione del futuro sia largamente praticabile. L’economista ha studiato a fondo il territorio della capitale, l’unico in Europa a godere di 80 mila ettari di verde su un totale urbanizzato di 150 mila. Una percentuale altissima.
La proposta dell’esponente ecologista prevede di coltivare le aree verdi, utilizzandole non per lo sviluppo edilizio bensì per quello agricolo, ed in in questo modo riuscendo ad accorciare i numerosi passaggi che dividono i produttori dai consumatori.
Una strategia di questo genere aumenterebbe le opportunità di lavoro, valorizzerebbe i produttori locali e ridurrebbe i prezzi ed i costi dei trasporti e l’inquinamento prodotto da questi ultimi.
Ma non è tutto: il Masterplan prevede di sfruttare alcune aree della città per impianti energetici eolici o solari, affiancati a centrali per la produzione di biomassa, il carburante ecologico che brucia materiali di scarto agricoli e prevede la nascita di nuove imprese che operino nei settori della compatibilità ambientale.
Nel discorso di presentazione, Rifkin ha spiegato di voler rendere Roma un esempio per le città di tutto il mondo. Un prototipo in grado di mostrare come si possono conciliare sviluppo economico e ambiente, ripensando completamente al modo di sfruttare il territorio puntando sull’agricoltura, settore per altro in grave crisi.
Le idee del ricercatore statunitense, tuttavia e con grandi probabilità, si scontreranno con una realtà ben diversa: l’amministrazione Alemanno (come in precedenza quelle di Veltroni e Rutelli), non lascia molto spazio alle strategie di inversione radicale del modello di sviluppo della capitale. Così come non è facile stoppare gli interessi della lobby dei costruttori.
Per quanto poi riguarda il rapporto tra cittadini ed ambiente, Roma è forte crisi. Le piste ciclabili, costruite pochi anni fa, sono invase dalle automobili o, quando va bene, dai rifiuti. La raccolta differenziata è ancora a livelli minimi, i tempi di realizzazione della terza linea della metropolitana sono sempre più lunghi, il traffico attanaglia ogni via e i trasporti pubblici, per quanto più efficienti a quelli di altre città, non riescono a vincere la sfida con le auto. I parchi, infine, sono trascurati. In una città senza più progetto, poi, anche l’educazione civica dei romani è ai minimi storici.
Eppure la ‘politica’, oggi il centrodestra, ieri il centrosinistra, continua a premiare il cemento, nonostante gli alloggi inabitati siano migliaia. Quando si penserà ai cittadini ed alla loro esistenza?
Davide Falcioni


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