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“Pugno di ferro” alla Fiat di Pomigliano

Autore: . Data: lunedì, 12 luglio 2010Commenti (0)

E’ l’auspicio del vicepresidente della commissione Lavoro della Camera, Giuliano Cazzola del Pdl.

Secondo Cazzola, un ex socialista come i ministri Brunetta e Sacconi, la Fiat deve a Pomigliano deve far ricorso al “pugno di ferro” se occorre per andare avanti.

Ha detto l’esponente di centro destra: “Se fossi la Fiat proverei a sfidare l’opposizione andando avanti, dimostrando di fare sul serio. Anche usando il pugno di ferro, se necessario”, per poi dichiarsi “ottimista” sull’evoluzione della vicenda dopo l’accordo raggiunto con Cisl e Uil sull’avvio della produzione della Panda nello stabilimento campano.

Cazzola, giuslavorista ed ex sindacalista della Cgil, non ha escluso quindi che “ci possano essere delle imboscate mentre i processi vanno avanti. Per la Fiat sarà sempre più difficile tirarsi indietro, e potrà trovarsi alla mercè di un avversario che mentre l’azienda si attiva si mette ad aspettare ai lati della strada”.

Secondo il parlamentare è “difficile pensare a garanzie sicure. Il referendum ha ottenuto il 62 per cento, la situazione è carica di cirticità e la Fiom, come risultato dalla sua sconfitta onorevole ha acquisito credito nei confronti della Cgil, che oggi è molto più portata a coprire i suoi comportamenti”.

Quindi l’esponente del Pd ha affrontato il tema di una nuova società, una newco, in cui riassumere solo i dipendenti disponibili ad accettare le nuove regole, come si è fatto con Alitalia. Su questo Cazzola è ‘pessimista’. “Nel caso di Alitalia si trattava soprattutto di debiti. Credo che qui sarebbe molto difficile un’operazione di questo tipo, non so nemmeno come potrebbe appoggiarla il governo”, ha affermato.

Le parole di Cazzola mostrano il modo in cui il centro destra considera le relazioni sindacali ed i diritti dei lavoratori. Sull’intera vicenda Pomigliano, comunque pesa il quadro generale, anche in considerazione della profonda crisi di vendite nel settore automobilistico. Quello che non si comprende è perchè la Fiat, in una contingenza così seria, non abbia pensato di riqualificare lo stabilimento di Pomigliano avviando progressivamente la produzione di veicoli in grado di marciare con carburanti ‘alternativi’ alla benzina, invece di spostare in Campania la realizzazione di un modello che non è detto in futuro possa incontrare un particolare successo di vendite, anche considerata la crescente concorrenza nel segmento di autovetture prodotte in Asia e dal prezzo decisamente competitivo.

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