Piano Nomadi di Roma: il punto dopo un anno
Cosa sta accadendo ai romanì nella Capitale ad un anno dopo un anno di gestione Alemanno.
Fin dal suo insediamento la giunta di centro destra ha dato corso a numerosi sgomberi, la maggior parte dei quali forzati.
Solo per gli abitanti del Casilino 900, l’ex accampamento più grande d’Europa, è stato possibile discutere sulle modalità del loro trasferimento altrove: i gruppi familiari, infatti, non sono stati smembrati ma hanno avuto la possibilità di rimanere uniti.
L’amministrazione capitolina ha deciso allestire delle aree specifiche per i romanì definite “campi autorizzati”.
In queste ‘strutture’ sono stati assegnati dei container di piccole dimensioni nei quali le persone sono costrette a vivere anche in 8 o 9. Molti debbono dormire per terra a causa della mancanza di spazio e mobilio.
Nelle ‘riserve’ c’è energia elettrica ed acqua, ma si sopravvive ammassati gli uni sugli altri perchè le presunte ‘case’ sono attaccate l’una all’altra. Ogni volontà di “personalizzazione” della propria abitazione è severamente vietata: non possono essere appesi vasi di fiori, né altri addobbi, al di fuori dei container.
Gli accampamenti ‘autorizzati’ sono costantemente sorvegliati dalla vigilanza armata, sono circondati da cancellate, l’entrata e l’uscita è controllata, gli ‘estranei’ non sono ammessi.
Insomma si è passati da ‘ghetti abusivi’ a ‘ghetti autorizzati’ senza sostanziali miglioramenti.
Najo Adzovic, ex sottufficiale dell’ex Jugoslavia fuggito in Italia perché durante la guerra si rifiutò di far fucilare 15 commilitoni, è stato nominato rappresentante della comunità romanì della Capitale. L’uomo anche è stato il portavoce del Casilino 900.
Negli ultimi anni il profugo ha fondato il Coordinamento Rom di Roma, associazione alla quale Alemanno ha chiesto di collaborare per “l’inserimento socio culturale delle comunità nomadi attraverso progetti di alfabetizzazione, scolarizzazione e formazione, avviamento e inserimento al lavoro, integrazione e mediazione”.
Tuttavia l’intera ‘operazione romanì’ parte da un fraintendimento, forse non casuale: si finge di non sapere che da anni questo popolo non è per nulla nomade, ma stanziale come tutti gli altri cittadini italiani.
Sulla nomina di Adzovic il sindaco ha detto: “E’ una giornata importante perché, per la prima volta nella sua storia, il comune di Roma ha affidato la delega a un rom. Nessuno può spiegare meglio di un rom i loro problemi. Con questo cammino poniamo tutta la comunità rom davanti a un bivio: scegliere la legalità e il lavoro oppure andarsene. Chi vivrà rispettando le regole sarà aiutato, non sarà un cittadino di serie B, mentre chi non sceglierà la strada dell’integrazione sarà allontanato. E’ questo l’impegno dell’amministrazione comunale per far uscire la comunità rom dal degrado dei campi nomadi e da situazioni assurde e indegne come il Casilino 900 e La Martora”.
Ha replicato il ‘rappresentante’: “Tre anni fa non ci aspettavamo questa apertura da parte dell’amministrazione. Ora invece sediamo ai tavoli insieme a Comune e Prefettura per rappresentare quella parte della comunità rom che rispetta le regole, manda i figli a scuola e lavora onestamente. Dopo tre generazioni, e attraverso il censimento volontario, abbiamo intrapreso un percorso per ottenere i documenti e un permesso di soggiorno necessari per la nostra sopravvivenza. Non abbiamo venduto la nostra comunità, ma siamo stati capaci di risanarla da quell’arte di arrangiarsi negli accampamenti che durava da oltre 40 anni”.
A questo scopo è nata la cooperativa multiservizi Rom di Roma. “La sua costituzione sarà ufficializzata tra pochi giorni”, ha annunciato Adzovic. “La cooperativa, il cui presidente sarà Graziano Halilovic, avrà il compito di offrire un lavoro non solo alla comunità rom capitolina ma anche alle fasce più disagiate della popolazione. Tra le attività in programma ci sono il recupero di materiali ferrosi e non, la pulizia della città in collaborazione con Ama, la manutenzione del verde, la pulizia di uffici, l’artigianato e i lavori di sartoria, questi ultimi dedicati in particolar modo alle donne”.
Il dialogo aperto tra amministrazione capitolina e profughi è certamente un fatto positivo, anche se rimangono aperti tutti i problemi causati dagli sgomberi e la collocazione dei campi ‘autorizzati’ in aree che periferiche è definire con un eufemismo, ovvero in luoghi nei quali per nulla è possibile avviare forme di inserimento nel tessuto sociale della città.
E mentre per paradosso il Coordinamento dialoga con Alemanno, Amnesty International ha chiesto la sospensione e la revisione del Piano e lanciato la campagna “Io Pretendo Dignità”.
L’organizzazione per i diritti umani ha riaffermato la propria preoccupazione per le condizioni di segregazione previste dal programma elaborato dal Campidoglio. Amnesty poi si è detta preoccupata per il ritardo nell’attuazione dei miglioramenti nei campi, a fronte del proseguimento dei trasferimenti.
Polemici con il Coordinamento e con le sue scelte anche Opera Nomadi e Unirsi: “A Roma vivono circa 20 mila rom, sinti e camminanti – hanno dichiarato – e noi ne rappresentiamo la grande maggioranza. Noi non riconosciamo la ‘Cooperativa rom a Roma’ che rappresenta solo qualche famiglia. Chiediamo che la politica del Comune di Roma non emargini nessuno. Ringraziamo il sindaco Alemanno e l’assessore Sveva Belviso perché vogliono dare una doccia e l’energia elettrica ad ogni famiglia, ma non possiamo vivere nei campi per sempre. Chiediamo di essere spostati gradualmente nelle case, magari con l’aiuto del Comune a trovare appartamenti in affitto”.
Insomma, a un anno dall’avvio del Piano la situazione non solo è ancora molto precaria, ma appare anche sospetta.
Emerge con chiarezza la distanza tra le diverse associazioni dei romanì e non si comprende a quale titolo Adzovic abbia ricevuto una delega che invece prevede una rappresentanza ben più ampia di quella raggiunta. Come non si capisce bene la vicenda realtiva alla cosidetta ‘Cooperativa’: come e chi deciderà chi ne farà parte, da dove arriveranno i fondi, chi li gestirà. Che anche sulla drammatica vicenda dei romanì si stia abbattendo la scure del clientelismo partitico italiano?
Davide Falcioni


Il campo nomadi La Martora doveva essere sgombrato per la fine dell’estate (vedi comunicato stampa del comune di roma del 21-7-2010). Dopo la passerella delle istituzioni davanti ai mass-media è tutto di nuovo fermo e ci sono nuovi insediamenti dii nomadi dentro il campo di La Martora. Promesse al vento delle istituzioni.
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