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Perchè InviatoSpeciale non era a Piazza Navona

Autore: . Data: venerdì, 2 luglio 2010Commenti (0)

La libertà di informazione è prima di tutto indipendenza

Ieri a Roma ed altrove la Fnsi, associazioni, leader di partito e cittadini hanno manifestato per difendere la libertà di informazione e contro la legge del governo sulle intercettazioni.

La crisi italiana impone la mobilitazione del Paese, ma il regime berlusconiano non è nato ieri.

La lottizzazione dei telegiornali è cosa antica ed ha coinvolto tutti, dalle organizzazioni dei giornalisti ai partiti, ai singoli che hanno accettato assunzioni o incarichi direttivi. Nessuno si è tirato indietro.

Nei giornali le cose non sono state diverse ed oggi non pochi di quelli che chiedono di ‘rimanere liberi’ impiegano decine di giovani redattori con contratti indecorosi, costringendoli ad un precariato perenne.

L’accesso alla professione giornalistica, poi, non è una procedura limpida e non sono rari ricatti, malversazioni, pasticci.

Il mondo del volontariato italiano, così apprezzato, in realtà ha bisogno di una riforma profonda, perchè deve essere reso più trasparente, specialmente per quanto riguarda le missioni internazionali e la gestione del personale.

Sono tanti gli onesti, la maggioranza, ma i dubbi sulle ‘organizzazioni’, sulle ‘strutture dirigenziali’ che ‘governano il movimento’ debbono essere fugati da una intensa azione di ‘glasnost’ e di moralizzazione. Come del resto è necessario fare per tutto il Paese.

Ieri, a Piazza Navona, solo per citarne uno, c’era l’ex segretario del Pd, Walter Veltroni. Persino i sassi sono a conoscenza di quanto sia stato ‘influente’ per anni nella nomina di consiglieri di amministrazione Rai, direttori o semplici redattori.

Noi di InviatoSpeciale vogliamo ricordare parte di un discorso di Maximilien Marie Isidore de Robespierre: “Le rivoluzioni che, sino a noi, avevano cambiato la faccia degli imperi non avevano avuto per oggetto che un cambiamento di dinastia o il passaggio del potere da un uomo solo a più persone. La Rivoluzione francese è la prima che sia stata fondata sulla teoria dei diritti dell’umanità e sui principi della giustizia. Le altre rivoluzioni esigevano soltanto dell’ambizione; la nostra impone delle Virtù”.

Quelle Virtù ci sembra debbano affacciarsi sulla scena politica italiana, 221 anni dopo la presa della Bastiglia. Lasciando a chi non si è compromesso una volta per tutte “droit de parole”, diritto di parola.

Allons enfants de la Patrie.

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