Montecitorio, crocevia della protesta
Lo stesso giorno del corteo degli aquilani manifestavano anche i disabili
Le cronache (con l’eccezione dei principali telegiornali) hanno descritto la protesta dei cittadini aquilani che si sono riversati in 5mila, la settimana scorsa, a Roma. Ma non è stato rilevato che, lo stesso giorno, a presidiare l’imbocco di piazza Montecitorio si accalcavano più di 2mila disabili. Che sfidando la canicola hanno atteso lo stralcio delle restrizioni sull’indennità di accompagnamento previste nella manovra economica.
Da settimane, infatti, le associazioni del settore protestavano fortemente per quei tagli considerati, a ragione, inammissibili. La mobilitazione ha poi sortito l’effetto sperato. Alla fine, giovedì scorso, è stato abrogato il nuovo limite per l’assegno agli invalidi parziali (resta in vigore il 74%) e sono scomparse tutte le ipotesi di restrizione dell’indennità di accompagnamento.
“Questa è una vittoria che è costata molto in termini di impegno, di risorse e di energie che avremmo preferito dedicare ad azioni propositive anziché di difesa. Rimane una fortissima preoccupazione per i tagli alle politiche sociali delle Regioni”, ha commentato Pietro Barbieri, presidente della Fish (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), che insieme alla Fand (Federazione tra le Associazioni Nazionali dei Disabili), ha organizzato la protesta. “E’ un risultato di portata storica ha aggiunto Giovanni Pagano, leader della stessa Fand – anche considerato il clima politico, le premesse e la vera e propria campagna mediatica scatenata nei confronti delle persone con disabilità ”.
La riflessione ulteriore che dovrebbe derivare da questa amara vicenda (visto e considerato che è surreale dover lottare per mantenere intatti diritti acquisiti dai disabili) è che tutti i cittadini dovrebbero iniziare a rendersi conto che il tema del mantenimento dei servizi sociali, in un Paese gravemente danneggiato economicamente e moralmente, va al di là delle categorie cosiddette “deboli”. Ha a che fare con il tema della democrazia, traballante più che mai.
Finora, infatti, la questione della disabilità è rimasta confinata ad un doppio ambito: quello delle tutele acquisite grazie ad un welfare moderno (e sotto attacco da anni) e quello dell’ammortizzazione garantita in parallelo dalle famiglie, via via che il Pubblico iniziava a ritrarsi. Proprio le famiglie, secondo alcuni calcoli elaborati dalle associazioni del settore, hanno fatto risparmiare più di 50 milioni di euro l’anno al ministero del Welfare, sopperendo in parte a servizi che nel nostro Paese non sono mai esistiti e in parte a quelli che ci sono, ma erogati con sempre maggiore parsimonia.
Non è un caso che, se un cittadino ha un genitore anziano che non riesce a deambulare bene, avrà diritto alla visita per l’accertamento dell’invalidità . Una volta ottenuto, potrà usufruire sia della pensione (di “accompagnamento” se l’invalidità sarà superiore al 74%) sia della legge 104/92.
Invece di distinguere la pensione di anzianità e magari di elargire quella di disabilità solo agli anziani che soffrono davvero di problemi motori o peggio ancora psichici, si è fatto un ‘mix’ includendo tutti. Il risultato è stato quello di avere un numero molto alto di richieste e, in alcuni casi, di vedere elargita la legge 104 anche a chi ‘assiste’ l’invalido a 550 chilometri dalla propria residenza. Una situazione gravissima che hanno pagato i veri disabili, anche gravissimi, che hanno ricevuto a casa la convocazione per la visita pur soffrendo una situazione irreversibile.
Riguardo ai numeri del fenomeno, forniti dall’Istat, in Italia vivono 2 milioni 356 mila di famiglie con disabili, pari al 10,3% del totale. Il 41,8% delle famiglie con disabili è formato da una persona sola (35,4%), o che vive solo con altri disabili (6,4%). Nella maggioranza delle famiglie (58,3%) c’è almeno una persona non disabile che può farsi carico delle persone con disabilità che fanno parte della famiglia.
Quasi un terzo delle famiglie con disabili dichiara di aver bisogno della assistenza domiciliare da parte delle Asl, queste rappresentano il 32% dei single disabili e il 46,8% delle famiglie con tutti disabili. L’81,6% delle famiglie con disabili è rappresentato da famiglie di anziani. Le famiglie con confinati a letto sono 1 milione 73 mila, il 45,5% del totale. Nel Sud e nelle Isole la quota di famiglie con persone disabili è più elevata, 12,2% e 13,2% contro l’8,5% nel Nord-ovest e l’8,9% nel Nord-est.


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