cronaca

I fatti senza distorsioni, opinioni o interpretazioni. Spesso la realtà è differente da come viene raccontata dai media.

esteri

Il mondo è un illustre sconosciuto e il Sud del pianeta è quasi del tutto ignorato. E molte cose sono diverse da come appaiono.

politica

In Italia ormai il Palazzo e la società civile sono pianeti separati. Si deve cercare di restituire ai cittadini trasparenza.

tu inviato

Gli articoli scritti dai cittadini e pubblicati dal nostro giornale. La libera informazione è libertà di espressione.

vivere

Diritti civili, convivenza pacifica, cultura, arte, spettacolo, salute, ambiente, sport, tecnologie, cucina: sono il cuore del millennio.

Home » tu inviato, vivere
Regola la dimensione del carattere: A A

Mondiali di calcio: dalla A alla Z

Autore: . Data: lunedì, 19 luglio 2010Commenti (0)

Dopo la kermesse sudafricana, è tempo di bilanci. Un articolo per ‘Tu Inviato’

Palloni inadeguati come certi arbitraggi, uso distorto delle tecnologie, fuoriclasse che non incidono, polpi indovini, trombe assordanti. Il primo mondiale di calcio disputato in Africa verrà ricordato anche per questo. Un mese di partite accompagnate da polemiche, ammutinamenti, sospetti su un evento sinonimo di spettacolo, non necessariamente in campo: tanti episodi da tramandare ai posteri che proviamo a raccontare dalla A alla Z.

Arbitri – Partiamo con le note dolenti. Per elencare tutti gli errori dei direttori di gara ci vorrebbe un articolo a parte, per motivi di spazio ci limitiamo a quelli più clamorosi: il gol di Edu annullato per una spinta inesistente che avrebbe completato la rimonta degli Stati Uniti sulla Slovenia, la rete del vantaggio neozelandese sull’Italia viziata dal fuorigioco di Smeltz, il doppio intervento con il braccio di Luis Fabiano nell’azione del raddoppio del Brasile sulla Costa d’Avorio, il tiro di Lampard che rimbalza un metro oltre la linea di porta nell’ottavo tra Inghilterra e Germania (se convalidato, sarebbe stato il gol del 2-2), la posizione irregolare di Tevez in occasione del vantaggio dell’Argentina sul Messico, sempre negli ottavi di finale.

Blatter – Il gran capo del calcio mondiale si è garantito la rielezione con i voti del continente africano, ma ha fallito sul piano dei contenuti: che senso ha usare monitor e maxischermi negli stadi se poi non possono essere utilizzati dagli arbitri per gli episodi controversi? Vedi alla voce Paradossi.

Conflitti – Anche qui dobbiamo sintetizzare per motivi di spazio. Dall’ammutinamento dei giocatori della Francia che si sono rifiutati di allenarsi alla vigilia dell’ultima gara (persa malamente contro i padroni di casa) al brutto gesto del loro commissario tecnico che si è rifiutato di stringere la mano al suo collega Parreira. L’insofferenza dei selezionatori è stata una costante degli ultimi mondiali: chi ha abbandonato la sala stampa nel mezzo di una conferenza per una domanda scomoda (lo slovacco Weiss), chi con i giornalisti ha un pessimo rapporto da sempre (Lippi), chi si è stizzito alla richiesta di dimissioni per il mancato raggiungimento degli obiettivi (Capello).

Del Bosque – Uno tra i pochi citì a poter sorridere. Con quell’aria da curato di campagna, don Vicente è poco mediatico (si racconta che Florentino Perez l’abbia cacciato dal Real Madrid perché non sapeva portare la cravatta) ma vincente come nessun altro. La Spagna ringrazia.
Europa – Fino ai quarti sembrava il mondiale del Sudamerica, dalle semifinali è diventata la coppa del vecchio continente che ha superato i rivali di sempre come numero di trofei conquistati (10 contro 9).

Fenomeni – Rooney? Non pervenuto. Ronaldo? Ha fatto notizia solo per la paternità senza partner (liquidata con 12 milioni di euro). Messi? Poche giocate e zero gol come Fernando Torres, l’unica delusione della Spagna. Nel mondiale delle stelle cadenti, il vero fuoriclasse è stato Paul, il polpo dell’acquario di Oberhausen che ha indovinato tutti i pronostici della Germania, compresa la sconfitta indolore contro la Serbia nella fase a gruppi e quella sportivamente più drammatica in semifinale contro la Spagna. Per la cronaca, ha azzeccato anche il pronostico sulla finale e per riconoscenza un imprenditore spagnolo ha offerto 30mila euro per trasferirlo all’acquario di Siviglia. I tedeschi hanno rifiutato, motivando il no con il fatto che Paul smetterà di occuparsi di pallone (in altre parole, non gli faranno più scegliere le cozze posizionate nelle urne con i nomi delle squadre), per la gioia delle agenzie di scommesse.

Gyan – L’eroe sfortunato di Sudafrica 2010. Il miglior giocatore del Ghana ha fallito il rigore contro l’Uruguay nell’ultimo minuto dei tempi supplementari che avrebbe potuto portare una squadra africana per la prima volta in semifinale in un mondiale di calcio. Qualcuno in patria non gliel’ha perdonata: al rientro ad Accra, è stato minacciato di morte e ora vive sotto scorta. Servono commenti?

Herbert – Di nome fa Ricki ed è l’unico allenatore imbattuto di questi mondiali. Come Del Bosque, privilegia la sostanza alla forma: la Nuova Zelanda era la squadra meno quotata tra le 32 finaliste ma ha chiuso il suo mondiale senza sconfitte. E davanti ai campioni del mondo.

Italia – Fuori al primo turno. Ai campioni in carica è accaduto soltanto 4 volte nella storia dei mondiali e gli azzurri (subito eliminati anche nel 1950) sono stati gli unici a ripetersi. E’ stata invece la prima volta che l’Italia si è congedata dalla competizione iridata senza nemmeno una vittoria: non si poteva trovare un modo peggiore per celebrare i 100 anni della nazionale (prima gara ufficiale nel maggio del 1910).

Jabulani – Il pallone della discordia, odiato dai portieri per le traiettorie imprevedibili, soprattutto in altura. Anche se qualche numero 1 l’ha usato come capro espiatorio per nascondere le proprie lacune tecniche.

Klose – A suo modo, anche il centravanti della Germania è un eroe sfortunato di questi mondiali: capocannoniere della penultima edizione giocata in casa e autore di 5 gol in quella precedente, inseguiva il record assoluto di marcature nella competizione detenuto dal Ronaldo brasiliano. A Germania 2006 il Fenomeno era arrivato a 15 reti: 4 anni dopo, il tedesco di origine polacca che festeggia con una capriola si è fermato a 14, senza poter disputare la finale di consolazione per un problema alla schiena. Colpa delle piroette?

Larissa – Una città greca? No, una tifosa paraguayana che deve la sua fortuna alla rete di internet e a quella di Alcaraz che ha reso subito in salita il mondiale dell’Italia. La sua prorompente esultanza al gol dei sudamericani non è passata inosservata e l’aspirante modella (che in Sudafrica non ha mai messo piede) ha pensato bene di monetizzare, posando prima per una rivista del suo paese e successivamente per un magazine spagnolo che dopo il trionfo delle Furie Rosse l’ha messa in copertina con i colori della bandiera nazionale dipinti sul lato B. Ora è in Brasile per un altro servizio patinato. Senza veli e senza confini.

Mandela – L’uomo-simbolo del Sudafrica ha saltato la cerimonia inaugurale per una tragedia familiare (il giorno prima è morta una delle sue nipoti in un incidente d’auto), ma è stato il protagonista della giornata conclusiva. Pochi minuti di apparizione prima della finalissima, accompagnati dall’applauso di tutto lo stadio. L’ultima bella immagine di un mondiale con tante pecche.

Numeri – Poco spettacolo e pochi gol: 144 in 64 gare alla media di 2,25 a partita, la più bassa della storia di questa competizione dopo Italia 90 (2,21). Prima della finale, persa ai supplementari, l’Olanda aveva vinto tutte le partite, qualificazioni comprese (14 su 14). La Spagna è stata la prima nazionale europea a trionfare fuori dal proprio continente, seconda nel mondo (in precedenza c’era riuscito il Brasile, campione in Svezia nel 1958 e in Giappone nel 2002). Tra i record negativi, quello del Sudafrica (mai una squadra del paese organizzatore era uscita al primo turno) e la contro-impresa di Italia e Francia, entrambe uscite nella prima fase dopo essere state finaliste nell’edizione precedente (mai accaduto neppure questo).

Olanda – Tre finali mondiali e tre sconfitte, di cui due ai supplementari: il ruolo di eterna seconda non glielo toglie nessuno.

Paradossi – Ne è rimasto vittima Roberto Rosetti, l’unico arbitro italiano presente in Sudafrica, nella gara degli ottavi di finale tra Argentina e Messico. Tutto lo stadio si era accorto che il gol di Tevez dell’1-0 era da annullare per fuorigioco, perché l’azione era stata registrata sul maxischermo. Dopo averlo convalidato, si è consultato col guardalinee mentre un altro collaboratore sbirciava il monitor: accortosi dello sbaglio, ha provato a tornare sui suoi passi ma il regolamento glielo impediva. E’ finita che la Fifa l’ha mandato a casa anzitempo (era uno dei candidati a dirigere la finale) e nel frattempo si è ritirato: farà il designatore. E Blatter? Ha spento i maxischermi.

Quagliarella – L’unico a salvarsi dell’Italia, affondata con tutto il suo carico di illusioni.

Riconoscimenti – Trascinatore dell’Uruguay, Diego Forlan è stato votato come miglior giocatore del mondiale, mentre lo spagnolo Iker Casillas è stato eletto numero 1 tra i portieri. Doppio premio per Thomas Mueller, capocannoniere e miglior giovane. Nel mondiale dei grandi flop (si veda alla voce Fenomeni), è emerso questo attaccante tedesco di 20 anni che 12 mesi prima non aveva un contratto da professionista (giocava nella squadra Amatori del Bayern Monaco) e all’esordio in nazionale era stato apostrofato da Maradona, perché aveva avuto l’”audacia” di precederlo in sala stampa dopo l’amichevole Germania-Argentina.

Sicurezza – Un dispiegamento senza precedenti di poliziotti e steward non è bastato a evitare due invasioni di campo a distanza di pochi giorni. Il 7 luglio, in occasione della semifinale Germania-Spagna, è stato l’italiano Mario Ferri a finire sotto i riflettori: indossava la stessa maglia di Superman già mostrata alle telecamere durante Italia-Olanda del novembre scorso (anche in quell’occasione beffò la vigilanza). Il giorno della finale è toccato a un altro habitué delle invasioni, lo spagnolo Jimmy Jump, arrivato a un metro dalla coppa del mondo prima di essere bloccato dalle forze di sicurezza (?).

Tifose – Per molti lo spettacolo vero è stato sugli spalti. Di certo non è passato inosservato il folto gruppo di sostenitrici olandesi (s)vestite allo stesso modo che, complici i brillanti risultati di Sneijder e compagni, è rimasto sotto i riflettori sino all’ultimo giorno. Tra tanti zoom della telecamera e qualche problema di sponsor (pubblicizzavano una marca di birra concorrente di quella ufficiale dei mondiali) che ha creato un incidente diplomatico accompagnato dalla minaccia di espulsione dagli stadi, per la disperazione dei teleutenti.

Uruguay – La vera rivelazione del mondiale. Si è qualificata quasi fuori tempo massimo, dopo lo spareggio vinto contro Costa Rica, per poi salvare l’onore del Sudamerica che aveva perso in malo modo le favorite Brasile e Argentina. Onore al “Maestro” Oscar Tabarez, di nuovo al mondiale a 20 anni di distanza dall’ultima esperienza (guidava la Celeste anche nel 1990) dopo aver girato le panchine di mezzo mondo, Italia compresa.

Vuvuzelas – La vera colonna sonora di Sudafrica 2010: le trombette dal suono assordante e monocorde che spesso e volentieri coprivano i cori dei tifosi e anche le telecronache (e non è detto che fosse un male per i telespettatori).

Waka Waka – L’inno ufficiale dei Mondiali cantato da Shakira, un tormentone che ha battuto ogni record: da settimane in testa alle varie hit parade, ha venduto oltre un milione di copie e minaccia di tenerci compagnia sotto l’ombrellone. Peggio di un qualsiasi brano di De Andrè, meglio delle vuvuzelas.

Xavi – Piccolo di statura (non arriva al metro e 70), grande nelle giocate. L’architetto della Spagna campione d’Europa nel 2008 (miglior giocatore del torneo) e del mondo nel 2010. In mezzo, 6 trofei con il Barcellona nello spazio di 8 mesi: un concentrato di assist, palle recuperate, contrasti vinti e gol (pochi, ma quasi sempre decisivi). Se avesse segnato all’Olanda, il Pallone d’oro non glielo avrebbe tolto nessuno.

Yuto – Una tra le sorprese del Giappone che ha eguagliato il suo miglior risultato ai mondiali, entrando tra le prime 16 come nell’edizione casalinga nel 2002. Nagatomo (così si chiama di cognome) lo rivedremo prossimamente sui nostri schermi: è appena stato acquistato dal Cesena, neo-promosso in serie A.

Zuma – L’uomo più inquadrato dalle telecamere, dopo l’inarrivabile Sepp Blatter che spesso sedeva al suo fianco. Presidente sudafricano dal 2009, di etnia Zulu, è probabilmente il più prolifico tra i capi di stato: 3 mogli e 20 figli dichiarati.

Carlo Repetto

Stampa articolo (o crea PDF)
Fai una donazione a InviatoSpeciale
Condividi o invia per e-mail


Informativa

Lascia un commento

Usa il modulo sottostante per commentare. Se sei già registrato, effettua il log-in. Puoi anche abbonarti ai commenti di questo articolo via RSS.

Tag HTML consentiti:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

InviatoSpeciale è un quotidiano on line di Informazione, Politica e Cultura, pubblicato dall'Associazione Onlus The GlobalvillageVoice,
registrato al Tribunale di Bari, numero 1273, del 24 aprile 2008