Mondiali Antirazzisti, calcio e non solo
A Casalecchio di Reno, vicino a Bologna, dal 7 all’11 luglio. La finale coincide con quella di Johannesburg
“Un laboratorio multiculturale contro il razzismo”: la definizione di Carlo Balestri, responsabile dei Mondiali Antirazzisti, mette a fuoco l’obiettivo di un appuntamento nato 14 anni fa e che viene riproposto per la quindicesima volta, ostinandosi a tenere assieme sport e impegno sociale. L’edizione 2010 (a Casalecchio di Reno, alle porte di Bologna, dal 7 all’11 luglio, per iniziativa di ‘Progetto Ultrà ’, Uisp, Istoreco e Rete Fare) rappresenta una ghiotta occasione per valorizzare le due facce di quella stessa medaglia: i Mondiali di calcio si stanno infatti svolgendo in Sudafrica (il Paese che più di ogni altro ha conosciuto l’apartheid), e non è certo casuale che gli organizzatori della kermesse solidale abbiano fatto coincidere il giorno conclusivo dei loro “Mondiali” con la finalissima di Johannesburg.
“Due facce dello stesso pallone – ha spiegato Balestri durante la recente conferenza stampa di illustrazione dell’evento – una professionistica e una di base, una rivolta alla competizione, l’altra alla conoscenza e allo scambio. In una c’è in ballo una coppa prestigiosa e ambita da molti, nell’altra tante coppe per chi si è impegnato giornalmente nello sport per tutti e contro tutte le discriminazioni”.
Infatti la presentazione della quattordicesima edizione è avvenuta in una ‘location’ molto particolare: il campo “XXV Aprile” di Pietralata, a nord est di Roma, sede dei ‘Liberi Nantes’, la prima squadra di calcio (militante in terza categoria), interamente composta da rifugiati e richiedenti asilo politico. La quale ovviamente parteciperà all’appuntamento di Casalecchio di Reno, insieme ad altre 203 squadre di calcio, formate da giocatori provenienti da 25 Paesi e da ragazzi ultras ancorati ai valori democratici e solidali.
La fortissima saldatura tra sport e impegno si evince scorrendo il programma dei cinque giorni: in parallelo agli appuntamenti sportivi (oltre al calcio sono previsti tornei di basket, volley e cricket) ci sarà spazio per la memoria storica e per l’approfondimento di alcuni scottanti argomenti di attualità .
Si parte mercoledì 7 con la visita a Marzabotto, luogo di uno dei più efferati eccidi nazisti e con un dibattito serale che tornerà a riflettere sul tema. L’indomani si discuterà , invece, di detenzione, considerando che da anni gli organizzatori dei Mondiali Antirazzisti propongono eventi sportivi nel carcere minorile “Pratello” di Bologna, per favorire recupero e socializzazione. Venerdì 9 si metterà a fuoco il tema dell’orientamento di genere, per riflettere sul vento omofobico che soffia nelle nostre città , sprofondate nella paura, nel degrado e nell’intolleranza. Sabato, infine, si parlerà di tutele negate e di “diritti in gioco”: diritto di suolo e non di sangue, sulla scorta della battaglia di civiltà portata avanti da coloro che non accettano l’esclusione di tantissimi cittadini per il solo fatto di non essere nati in un Paese.
L’esempio più calzante di quest’ultima battaglia è proprio rappresentato dall’esperienza ‘Liberi Nantes’, “che esistono perchè esistono i Mondiali Antirazzisti”, come ha spiegato il loro presidente, Gianluca Di Girolami. “Si trattava di gettare il seme dell’impegno concreto all’insegna dell’antirazzismo, con l’obiettivo di dare vita ad una ‘casa’ della multiculturalità , dell’antirazzismo e della convivenza”. Quel luogo adesso esiste e si chiama campo’ XXV Aprile’, in un quartiere popolare della Capitale.
Oltre 300 rifugiati e richiedenti asilo hanno vestito dal 2002 ad oggi la maglia blu dei ‘Liberi Nantes’ (unica squadra, insieme agli spagnoli del Barcellona, ad avere ottenuto il patrocinio dell’Alto commissariato per i Rifugiati dell’Onu): “Certe piccole isole felici – ha osservato Di Girolami – andrebbero riprodotte dovunque”. E i Mondiali di Casalecchio offrono proprio l’opportunità di allargare l’orizzonte, per costruire ponti di civiltà e individuare percorsi drasticamente alternativi ai dilaganti particolarismi, venati spesso e volentieri di xenofobia e intolleranza.
Paolo Repetto


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