Maxi operazione contro la ‘ndrangheta. E puntuale spunta la politica.
Emessi 304 oridini di arresto da magistrati di Milano e Reggio Calabria. La cosca ‘orientava’ voti verso un candidato Pdl.
Ieri con una gigantesca operazione di polizia e carabinieri e coordinata dal procuratore aggiunto di Milano, Ilda Boccassini, e dai pm Paolo Storari e Alessandra Dolci sono state arrestate dalle procure di Milano e Reggio Calabria 304 persone. Sono anche stati sottoposti a sequestro preventivo, riferiscono gli stessi investigatori, “beni mobili e immobili per decine di milioni di euro”.
Le accuse vanno dall’associazione di tipo mafioso al traffico di armi e stupefacenti, dall’omicidio all’ estorsione, dall’usura ad altri gravi reati. Le ordinanze di custodia cautelare hanno riguardato Calabria e diverse località dell’Italia settentrionale.
Gli inquirenti, al lavoro da tempo su questa inchiesta, hanno scoperto infiltrazioni della ‘ndrangheta nel nord Italia che coinvolgerebbero attività produttive e commerciali ‘pulite’ ed anche politice e amministratori locali.
Tra i presunti affiliati alle cosche, coordinate da un organo centrale che si chiamebbe ‘La Lombardia’, sono finiti in prigione Carlo Antonio Chiriaco, nato a Reggio Calabria, direttore sanitario dell’Asl di Pavia, Francesco Bertucca, imprenditore edile del pavese e Rocco Coluccio, biologo e imprenditore residente a Novara. I tre sono ritenuti responsabili di aver fatto parte della ‘ndrangheta attiva da anni sul territorio di Milano e nelle province limitrofe.
Per Ciriaco esiste un singolare precedente. Il 2 dicembre 2008, Piero Trivi, allora consigliere comunale ed oggi assessore a Pavia del Pdl e suo legale di fiducia ed altri esponenti del centrodestra avevano aggredito verbalmente in aula il consigliere Irene Campari, dopo che la donna aveva fatto accenno ad una vecchia storia che vedeva coinvolto il manager della sanità con il clan calabrese dei Valle, condannati a Vigevano per usura nel maggio 1993. Adesso Trivi è accusato in questa inchiesta di corruzione elettorale perchè, stando a quanto si apprende negli ambienti giudiziari, avrebbe comprato voti dalla criminalità organizzata.
Secondo le investigazioni, inoltre, l’ex assessore dell’Udeur alla Provincia di Milano, Antonio Oliviero, sarebbe stato in rapporti con l’imprenditore Ivano Perego, arrestato per associazione mafiosa, e responsabile della Perego Strade. La società , a quanto si è appreso, sarebbe stata controllata dalla famiglia Strangio, una delle più note della mafia calabrese.
Inoltre, Pino Neri, uno degli arrestati e ritenuto il capo assoluto della mafia calabrese in Lombardia, avrebbe convogliato voti elettorali sul deputato del Pdl Giancarlo Abelli, che al momento però non risulta indagato.
Tra i gli arrestati anche quattro i carabinieri. Le accuse per loro sono, a vario titolo, quelle di concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione.
Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, si è congratulato con il capo della Polizia, Antonio Manganelli e col comandante generale dell’Arma, Leonardo Gallitelli ed ha detto: “Si tratta in assoluto della più importante operazione contro la ‘ndrangheta degli ultimi anni, che oggi viene colpita al cuore del suo sistema criminale sia sotto l’aspetto organizzativo che quello patrimoniale. Gli eccellenti risultati conseguiti in questi ultimi mesi contro la mafia sono il frutto di una costante ed efficace opera di coordinamento tra le Forze di polizia e la magistratura, tutte impegnate in modo straordinario nell’azione di contrasto alla criminalità organizzata”.
Maroni ha omesso alcune cose. L’indagine è stata coordinata da pericoloso giudice ‘comunista’ Ilda Boccasini e come altre coinvolge personaggi appartenenti al partito col quale i celtico-padani della Lega governano il Paese.
Inoltre, secondo il XII rapporto sulle attività del crimine organizzato redatto da Sos Impresa, una associazione di Confesercenti, la ‘Mafia spa’ fattura in Italia oltre 135 miliardi di euro, con un utile di 78 miliardi al netto degli investimenti e degli accantonamenti. Una ‘holding’ capace di generare un volume di affari che da solo supera i 100 miliardi di euro, una cifra pari a quasi il 7 per cento del Pil nazionale.
Si tratta della prima azienda del Paese per volume finanziario e utile netto e di una delle più grandi per ‘addetti’ e ‘servizi’. In questa organizzazione il traffico di droga vale circa la metà degli introiti, circa 60 miliardi di euro secondo le stime contenute nella Relazione Annuale 2008 della Direzione centrale per i servizi antidroga e che si ritiene siano rimasti costanti nel 2009.
Il ministro non ha raccontato ai cittadini che la criminalità organizzata è ben più forte di quanto la propaganda governativa lasci intendere e che l’emorme flusso finanziario che è capace di generare è un fiume di denaro in grado di condizionare profondamente anche l’economia ‘pulita’ italiana. Ed infatti i criminali della ‘ndrangeta arrestati ieri , secondo quanto hanno rilevato fonti investigative, stavano cercando di inserirsi negli appalti dell’Expo 2015 a Milano.
Chi, dalla parte delle istituzioni ‘organizzatrici’ ascoltava le proposte delle cosche? Una domanda interessante visto che l’affaire riguarda la capitale ‘morale’ del Paese, la città che si oppone a “Roma ladrona” e governata con vigore dal sindaco Letizia Moratti, che però al momento pare essersi accorta di nulla.


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