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In Italia ormai il Palazzo e la società civile sono pianeti separati. Si deve cercare di restituire ai cittadini trasparenza.

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L’Italia dei pirati, Berlusconi ed il berlusconismo

Autore: . Data: mercoledì, 14 luglio 2010Commenti (1)

Inchieste, scandali, corruzione e malgoverno. Ma chi crede alla possibilità di un ‘cambiamento’ rapido sbaglia.

Ha scritto in un articolo sull’Unità di ieri Pietro Spataro, un giornalista ‘storico’ di quella testata: “Il partito del capo (Berlusconi, ndr) si sta sbriciolando sotto l’onda d’urto della questione morale e di un durissimo regolamento di conti. Siamo a un passo dall’epilogo. E un partito, nato come d’incanto su un predellino, rischia di finire in mille pezzi. È difficile dire se Berlusconi riuscirà a rimettere in sesto un governo falcidiato e quel Popolo delle Libertà che ormai gli sfugge di mano. Forse, come ha avvertito il presidente del Senato, ha già in mente un altro colpo di teatro che non esclude l’invenzione di un nuovo partito, il terzo in pochi anni. E magari prevede anche il voto anticipato”.

La logica seguita dal pur attento vicedirettore vicario del quotidiano vicino al Pd risente, tuttavia, di una dipendenza dal politichese che per nulla comprende gli umori dei cittadini e lo stato delle cose. Da più parti nel Palazzo si ritengono Berlusconi e berlusconismo elementi di eguale origine. Per cui, si immagina, con il tramonto del primo scomparirà il secondo. Non è così.

L’ascesa al potere del Cavaliere potrebbe essere indicata persino con una data, il 7 settembre 1978, quando ufficialmente prese il via Telemilano 58. Da allora sono passati ben 32 anni, un periodo di tempo più lungi di quello che permise a Benito Mussolini di distruggere l’Italia col fascismo e con la Seconda guerra mondiale.

I paragoni tra i due periodi storici sono ovviamente impropri ed impossibili, ma non si può dire la stessa cosa per la capacità dei due diversi personaggi nell’influenzare la coscienza nazionale e di rimando quella dei singoli cittadini.

Si pensi solo che nonostante i crimini del Duce e dei suoi complici, le deportazioni, gli arresti, gli omicidi degli avversari politici, le persecuzioni razziali, i 56 milioni di morti causati da una guerra insensata dichiarata dal balcone di Palazzo Venezia in accordo con Hiltler, ancora oggi in questo Paese c’è chi parla di ‘pacificazione’ coi fascisti, rivaluta lo “statista” Mussolini, ne ricerca inesistenti capacità e successi.

Il fascismo, insomma, è sopravvisuto al suo criminale inventore e la possibilità che il berlusconismo rimanga in vita dopo il declino del Cavaliere più che un rischio è una certezza.

Il Duce e ‘Papi Silvio’ hanno gestito un apparato di ‘disinfromazione di massa’ di caratteristiche simili, il primo col Minculpop, il secondo con le televisioni. Falangi di individui indottrinate dalla propaganda, nutrite con messaggi deliranti, educate al culto del ‘Capo’ oltre ogni ragionevole capacità critica.

Ed infatti dopo la fine della guerra gli uomini della Resistenza hanno lavorato per ricosturire una identità nazionale nuova, permettendo alle menti migliori del Paese di espimersi e parlare al ‘popolo’. Il grande cinema italiano ed il neorealismo, i grandi scrittori, i pittori, i poeti, i musicisti hanno realizzato per un paio di decenni capolavori riconosciuti in tutto il mondo. Ed i partiti hanno restituito la passione per la politica, anche attraverso i duri scontri che dividevano comunisti da democristiani, socialisti da repubblicani, socialdemocratici da liberali.

Quel vento di controversa e complessa libertà è finito quando alla generazione dei Padri della Repubblica (De Gasperi, Togliatti, Nenni, Saragat, Parri, La Malfa, Malagodi, solo per citare i leader) ed ai loro collaboratori ed allievi migliori si sono sostituiti quelli della gang che ‘Mani Pulite’ ha tentato invano di colpire perchè corrotti, corruttibili e corruttori.

Il periodo di esaurimento della ‘spinta propulsiva’ della generazione dell’antifascismo ha coinciso con la nascita del berlusconismo e con la riapertura di un processo di imbarbarimento che ha trasformato il valore dell’unità nazionale nella bufala del federalismo, ha sdoganato gli ex seguaci di Mussolini, ha scatenato il razzismo leghista e la superficialità della tv spazzatura e reso il Palazzo un comitato di affari nei quali interessi di gruppi e lobby hanno prevalso su quelli collettivi.

In questo trentennio gli italiani sono stati di nuovo lobotomizzati e si sono berlusconizzati. A prescindere dalla loro collocazione partitica, perchè non è difficile ritrovare in aree ampie della sinistra gli stessi elementi ideologici e comportamentali della destra, in una desolante soluzione di continuità nella quale, pur con dolore, si deve dire che tra centro sinistra e centro destra non si scorgono rilevanti differenze. Quelle, per intenderci, che decretarono il successo popolare dei personaggi di Guareschi, il comunista Giuseppe Bottazzi detto Peppone e don Camillo.

Nel suo articolo Spataro ha continuato: “Oggi l’immagine del re è deturpata. Il premier non ha più la forza per tenere insieme i suoi né quella per governare un Paese in crisi e sconvolto dai conflitti sociali”. Crede il giornalista che se il premier dovesse andarsene in Italia scomparirebbero d’un colpo le discriminazioni contro i migranti ed i fedeli di altre religioni, si riconoscerebbero le coppie di fatto, si abolirebbe la lottizzazione, si potrebbe finalmente usare la pillola Ru486 senza intoppi, si placherebbero gli istinti omofobi, si comprenderebbe di nuovo la nefandezza del fascismo, si placherebbe la corruzione dilagante, si romperebbe il collegamento tra affari e politica? E suppone, sempre Spataro, che le identità giovanili nutrite a suon di ‘Uomini e donne’ di Maria De Filippi o di tifo calcistico dissennato e violento si scioglierebbero come neve al sole per lasciar spazio ad una società disposta alla coesistenza pacifica con gli stanieri, assetata di cosmopolitismo, laica ed accogliente? E qualcuno davvero suppone che con la sostituzione di Berlusconi i giornalisti, per esempio del Tg1, diventeranno professionisti liberi, senza tessere di partito in tasca, disposti a licenziarsi pur di non ‘aggiustare’ una notizia per far comodo al proprio partito di riferimento?

Secondo il commentatore dell’Unità “alla fine siamo qui, con un governo appeso a un filo, un partito che non c’è più e un premier che ormai sembra la fotocopia sbiadita di se stesso. Lo scricchiolio sta diventando un terremoto, dice lo storico Piero Ignazi. Siamo nella fase di pre Big Bang, è la sua previsione. Il pianeta berlusconiano, insomma, è ormai impazzito e nessun ordine riesce più a regolarne il movimento. Non basteranno certo i “commissari di ferro” inviati in periferia o la stampella di Casini al governo a salvare la baracca pericolante. Il rischio ora è nel colpo di coda che può dare un animale così gravemente ferito. L’opposizione deve saperlo, stare all’erta e soprattutto non prestarsi ai giochetti degli strani strateghi di Palazzo. Lì fuori gli italiani per bene si aspettano altro”.

Chi sono “gi italiani per bene”? E ragionevole supporre che milioni di elettori del Pdl siano volutamente complici del disastro che sta affondando il Paese? Una antica malattia di quelli che un tempo pensavano di essere comunisti (senza esserlo) è quella di ritenersi possessori dell’unica verità possibile. In realtà quella deformazione con il pensiero di Marx ed Engels non ha rapporto alcuno, ma è piuttosto la conseguenza di uno stalinismo non di rado inconsapevole.

In realtà, allora, che la baracca berlusconiana scricchioli è ininfluente, perchè l’deologia che la tiene in piedi è molto più resistente del suo leader. Questo è il nodo del momento e su questo sarebbe il caso di ragionare. Sapendo che ci vorranno anni per riconquistare quella libertà che i Costituenti furono in grado di realizzare con la scrittura della Carta.

E non si nota traccia alcuna di trasparenza, passione, ideali e volontà di radicali cambiamenti in Fini, Casini, Bersani e compagnia. Il berlusconismo, insomma, finirà quando torneranno a circolare parole che indicano pensieri forti. E fino ad ora non se ne ascoltano.

Roberto Barbera

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Commenti (1) »

  • Mary ha detto:

    Come ospite di lunga data in Italia, ho l’impressione che Rai-1 non sia certo il canale più legato a un partito. Ma questo lo penso io. L’Autore invece ritiene che sia vero il contrario. Forse perché lo chiamino a scrivere sull’Unità…

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