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L’Italia che arretra: la disoccupazione cresce

Autore: . Data: mercoledì, 21 luglio 2010Commenti (0)

Povertà al Sud, commercio in affanno e industria in crisi. Altri dati quasi ‘nascosti’ ai cittadini.

Il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (Cnel), nell’annuale rapporto sul mercato del lavoro in Italia, afferma che nel 2010 il tasso di disoccupazione in Italia salirà, in media, all’8,7 per cento, coinvolgendo circa 241mila cittadini.

Per il Cnel si tratta di un dato “che continua a crescere”, secondo le stime di più di due punti percentuali e mezzo rispetto al 2007.

Secondo il rapporto “il numero degli occupati si ridurrà dello 0,4 per cento, mentre le unità di lavoro registreranno una flessione dell’1,4, corrispondenti a 343mila unità in meno, che seguono alle 660mila perse nel 2009 e alle 97mila del 2008″.

La situazione non è ancora peggiore grazie agli “schemi di lavoro a orario ridotto, come la Cig, la Cassa integrazioni guadagni”, che tuttavia deve essere ricordato non garantiscono la tenuta delle aziende travolte dalla crisi.

Ed infatti l’istituto parla di una “sostanziale stagnazione” della domanda di lavoro, che a sua volta genera il rallentamento della crescita dei salari reali.

Le conseguenze maggiori penalizzano il Sud, quasi al collasso come InviatoSpeciale mostra in altro articolo (leggi qui). Solo nel 2011, a parere del Cnel, si potrebbe ritornare ai livelli di produttività del 2007, ma questo non vuol dire automaticamente una crescita dell’offerta di lavoro.

Se la situazione è grave per i ‘grandi’ è gravissima per i ‘giovani’. Tra i 15 e 24 anni si è registrato un taglio di posti di lavoro del 10,8 per cento.

In termini assoluti, evidenzia il Cnel, tra il 2008 e il 2009 si sono persi 485mila posti di lavoro per persone fino ai 34 anni.

Cresce invece il numero dei lavoratori irregolari, che rappresentano il 12 per cento del totale della manodopera, ovvero quasi 3 milioni di lavoratori, ovvero oltre un lavoratore su dieci.

Quest’ultimo elemento svela come alle difficoltà prodotte dalla crisi si debba sommare anche la caduta di garanzie e diritti poichè è noto come i contratti per i ‘precari’ siano del tutto lontani dagli standard minimi previsti dalle regole di democrazia del lavoro.

La situazione per quanto riguarda l’occupazione nel Paese è quasi fuori controllo ed il sistema di assistenza per chi non ha lavoro è del tutto inefficace. Non esiste il salario di disoccupazione, non ci sono forme di formazione e ricollocamento per chi è disoccupato, le famiglie non godono di nessuna assistenza. La Cig, inoltre, ha una scadenza, dopo la quale si finisce in ‘mobilità’, ovvero si è espulsi dal ciclo produttivo. A quel punto le vie per rientrarci sono pura fantasia e solo pochissimi riescono ad uscire dalle sabbie mobili.

In questo campo i partiti politici latitano, affaccendati in altre vicende. E se il governo Berlusconi ha la responsabilità maggiore per questo stato di cose il centro sinistra non può di certo essere assolto, perchè le sue proposte si limitano a banali slogan demagogici.

Il futuro si annuncia molto cupo per gli italiani, ancor pià di quanto non sia preoccupante il presente.

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