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Lavoro, meno infortuni nel 2009

Autore: . Data: mercoledì, 21 luglio 2010Commenti (0)

“Merito” anche del calo degli attivi in seguito alla crisi economica 

In calo gli infortuni mortali sul lavoro: nel 2009 l’Inail ha rilevato 1.050 i decessi, in flessione del 6,3% sul 2008 (quando erano stati 1.120), il numero più basso mai registrato dall’inizio delle relative rilevazioni statistiche nel 1951.

Nel complesso diminuiscono gli infortuni in generale, scesi a 790mila (85 mila in meno degli 875.144 del 2008) con un calo annuo del 9,7%, che segna la flessione più alta dal 1993. Ma sulla riduzione dei casi registrati e denunciati all’Istituto incide, in parte, anche la crisi economica per effetto della diminuzione degli occupati (-1,6% secondo l’Istat) e delle ore effettivamente lavorate, oltre che dei tagli di straordinario e del ricorso alla cassa integrazione.

“E’ dal 1993, quando c’è stato un calo dell’11,7% degli incidenti rispetto al 1992, che nell’andamento complessivo degli infortuni non si registrava una flessione di questo livello – ha sottolineato il presidente dell’Inail, Marco Fabio Sartori -. Nel 2008, anno pure molto positivo, la riduzione si era attestata invece intorno al 4,1%”.

Per quanto riguarda, invece, la diminuzione dei casi mortali, il margine di contenimento di per sé è minore, trattandosi di cifre già sensibilmente ridotte nel corso di questi ultimi anni: basti pensare che, nel 2001, i decessi erano stati 1.546. Anche in questo caso, però, pesa la crisi con i suoi riflessi sul piano produttivo e occupazionale.

L’Inail ha infatti stimato che la quantità di lavoro e quindi di esposizione al rischio di infortuni abbia subito nell’anno una contrazione media del 3%. Una percentuale che porterebbe la riduzione reale al 7% per gli infortuni in generale e al 3,4% per quelli mortali.

“L’effetto della crisi in termini di riduzione degli infortuni sul lavoro di sicuro c’è stato, ma ha riguardato solo una componente minoritaria del fenomeno – è l’opinione di Sartori -. Le riduzioni più significative in termini numerici sono, invece, da attribuire all’effettivo miglioramento dei livelli di sicurezza in atto ormai da molti anni nel Paese e vanno interpretate, pertanto, come il risultato delle politiche messe in atto da governi, parti sociali, aziende e sindacati, e da tutti i soggetti che agiscono in materia di prevenzione, a partire dall’Inail”.

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