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Italia in crisi: niente vacanze per il 46 per cento dei cittadini

Autore: . Data: venerdì, 23 luglio 2010Commenti (0)

I dati diffusi da Federalberghi confermano un quadro generale allarmante sulla situazione economica del Paese.

Ha detto Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi: “La netta divisione tra chi può permettersi almeno un pernottamento fuori casa per vacanza durante il periodo estivo e chi no, è caratterizzato dal fatto che ben un italiano su quattro non fa vacanza per mancanza di soldi, sancendo la nascita di una nuova malattia del nostro sistema economico, definibile sinteticamente come povertà turistica”.

Ma come stanno le cose? Secondo i dati di Federalberghi il 46,3 per cento delle popolazione resterà a casa, mostrando una crescita di 2,5 punti in più rispetto all’anno scorso.

Il motivo principale della rinuncia a partire nel 54,9 per cento dei casi sono le difficoltà economiche generali delle famiglie, mentre la mancanza vera e propria di denaro riguarda il 46,8 di quelli che rimarranno forzatamente a casa.

Il 51,3 per cento degli italiani partirà comunque, anche se forse l’aumento dei prezzi dei trasporti ha fatto aumentare anche la spesa media stimata per andare in ferie, che cresce del 20 per cento, arrivando ad 853 euro a persona dai 710 dell’anno scorso.

Bocca ha spiegato: “Si accresce purtroppo il solco tra chi può permettersi un periodo di vacanza estiva e chi no e seppure il giro d’affari si accresce del 20 per cento, esso è semplicemente dovuto da un lato alla fiammata inflazionistica di tutto ciò che consente la movimentazione turistica e dall’altro all’incremento (da 10 a 12) dei giorni di permanenza fuori casa”.

“Da gennaio a giugno – ha proseguito il presidente di Federalberghi  – l’Istat ha infatti rilevato incrementi significativi di tutto ciò che consente la movimentazione dei turisti all’interno del nostro Paese: dalle autostrade (più 5,5 per cento) alle ferrovie (più 12,7), dalle benzine (più 14,8) agli altri carburanti (più 13,3), a fronte di una diminuzione dei prezzi degli alberghi nazionali mediamente dell’1 per cento”.

Per chi ha la fortuna di poterselo permettere, le partenze saranno orientate per il 74,6 per cento verso il mare (rispetto al 73,6 del 2009), il 17,4 per cento andrà in montagna mentre solo l’!,9 sceglierà le località d’arte, in diminuzione per altro rispetto al 2009 dello 0,6 per cento. Gli amanti del lago e delle terme invece resteranno stabili.

“A questo punto -ha concluso Bocca- dopo i dati dei primi sei mesi che indicano una crescita zero nelle presenze alberghiere ed un andamento similare anche dei mesi estivi nei quali 6 turisti su 10 sono italiani, riteniamo che l’Italia non possa permettersi il lusso di non cogliere quei segnali di ripresa economica che pur a livello mondiale cominciano a registrarsi, analizzando a livello politico le ragioni che ci vedono ancora al palo, quando Paesi come la Francia e la Spagna dichiarano di avere al contrario già avviato l’inversione di tendenza”.

Forse Federalberghi dovrebbe riflettere sulla situazione politica generale del Paese per comprendere i motivi per i quali la realtà italiana è peggiore di quella di altri partner europei. Anche se difficilmente avrà risposte da governo.

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