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Istat: ancora dati negativi

Autore: . Data: venerdì, 30 luglio 2010Commenti (0)

Diffusi i trend delle retribuzioni e dell’occupazione. I media travisano i fatti e la Cgil protesta.

Ieri l’Istituto nazionale di statistica ha reso pubbliche le rilevazioni riguardanti le retribuzioni del mese di giugno.

La ricerca ha evidenziato che  nel mese di giugno le buste paga sono cresciute del 2,5 per cento rispetto allo stesso mese del 2009, ma dello 0,1 rispetto a maggio, mentre l’inflazione nello stesso mese ha segnato un più 1,3 per cento.

Per le retribuzioni, se a prima vista sembrerebbe esserci un miglioramento, si deve tener conto che l’inflazione è stata comunque superiore agli aumenti, indebolendo ulterirmente il potere di acquisto di ampie fasce di lavoratori, e che il valore rappresenta una media e non un valore assoluto.

Se poi si va nel dettaglio si scopre che gli stipendi lordi per ora lavorate nelle grandi imprese a maggio, rispetto allo stesso mese dello scorso anno, hanno registrato un calo dello 0,9 per cento (dato grezzo) rispetto ad aprile.

Inoltre l’occupazione nelle grandi imprese va malissimo ed a maggio ha registrato un nuovo calo, questa volta dell’1,8 per cento, al lordo della Cig, e dello 0,5 al netto della cassa, rispetto a maggio 2009 (dati grezzi).

Insomma, non c’è nulla di positivo. Ma i media hanno come sempre dato poco spazio ai dati e comunque sottolineando la percentuale che indica una crescita delle retribuzioni del 2,5 per cento senza spiegare bene come interpretarla.

Fulvio Fammoni, segretario confederale della Cgil, ha dovuto allora diffondere una precisazione quasi del tutto ‘silenziata’. Ha detto il sindacalista: “Se qualcuno, come il solito, vorrà ancora una volta dare una visione forzatamente ottimistica dei dati forniti oggi dall’Istat, consiglio una lettura della realtà basata sul fatto che da maggio 2008 la caduta dell’occupazione è verticale e continua ancora, solo in parte temperata dall’uso della cassa integrazione”.

L’esponente del sindacato ha sottolineato come il calo dell’occupazione nelle grandi imprese è del 1,8 per cento negli ultimi 12 mesi, un fatto estremamente serio.

Fammoni ha rilevato che “l’occupazione nelle grandi imprese dei servizi, per anni elemento di equilibrio al calo dell’industria, è in picchiata e scende per la prima volta sotto l’indice 100″. In questa situazione, ha concluso il dirigente della Cgil, “una manovra, come quella varata dal governo, che non punta allo sviluppo e anzi è esplicitamente depressiva porterà ulteriori e gravi problemi al lavoro e al Paese”.

Anche Gianni Pagliarini, ex presidente della Commissione lavoro della Camera nella scorsa legislatura ed oggi responsabile Lavoro della Federazione della sinistra ha commentato i dati Istat: “Con l’aumento della disoccupazione, che colpisce soprattutto operai e lavoratori, è fisiologico che crescano, seppur di pochissimo, le retribuzioni di alcune categorie sociali. Chi legge i dati Istat con soddisfazione è un miope, che vede una realtà parziale e deformata. L’unica cosa certa è che aumenta la forbice sociale nel Paese”.

Per il rappresentante della Fds “i dati confermano che in Italia c’è una diseguaglianza tremenda. È chiaro quali retribuzioni registrano un aumento: quelle dei manager e dei commercianti, anche se non tutti, non certo quelle degli operai e dei pensionati, i cui stipendi non permettono neppure di arrivare alla terza settimana del mese. Il governo farebbe bene ad affrontare la questione salariale nel suo complesso e non esultando se singoli segmenti sociali stanno meglio rispetto alla maggioranza degli italiani che continuano a stare male”.

Preoccupa infine sempre di più il disinteresse di Tg e quotidiani su questi temi, perchè se non informati i cittadini italiani non sono in grado di comprenderà la serietà della crisi che sta devastando il Paese.

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