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Il terremoto secondo il Pd

Autore: . Data: mercoledì, 28 luglio 2010Commenti (0)

I deputati democratici ieri in assemblea nel capoluogo abruzzese

Verrebbe da stupirsi per lo stupore se è vero che i dispacci di agenzia provenienti ieri dal capoluogo abruzzese ci hanno raccontato che “nessuno dei deputati Pd, giunti in massa all’Aquila (quattro pullman pieni) si aspettava di trovare una scena simile”. Neanche “i più drammatici resoconti del collega Giovanni Lolli (il deputato Pd aquilano, ndr) erano riusciti e rendere giustizia dell’immane tragedia”. Eppure siamo parlando di un sisma che ha devastato la città un anno e tre mesi fa, non la settimana scorsa.

Fatto sta che nel tendone di piazza Duomo, dove la delegazione Pd ha tenuto ieri un’assemblea pubblica, il senso di sconcerto era a quanto pare “palpabile”. Qualcosa di “veramente toccante – ha commentato ad esempio la deputata Letizia De Torre – essendo nativa del Friuli ho già avuto un’esperienza di terremoto, ma da noi la dinamica era stata diversa. Qui, in un’intera città, non c’è una sola casa in piedi. Spaventa soprattutto – ha aggiunto la parlamentare – soprattutto il senso di stasi. Pur essendo un giorno lavorativo ho visto solo due-tre mezzi in azione. Eppure questo dovrebbe essere il più grande cantiere d’Europa’.

La delegazione del Pd, riunita nella ‘zona rossa’, ha fatto tappa in piazza San Pietro, a Santa Maria Paganica e poi nelle vie adiacenti la sede del Municipio, gravemente danneggiata.

Tra i partecipanti spiccava il segretario del partito, Pierluigi Bersani, che indossava un casco bianco con la dicitura ‘Visitatore n° 29′, e che non è stato accolto nel migliore dei modi, almeno da una parte dei cittadini partecipanti all’assemblea. Ha spiegato ad esempio Ettore Di Cesare, giovane attivista: “Oggi il Pd è qui – ha osservato – ma sarebbe stato meglio che si fosse ricordato del terremoto quando bisognava votare il decreto ‘ammazza Abruzzo’, passato per soli 35 voti, con 38 assenze tra i democratici”.

Guidati dal sindaco Massimo Cialente, i deputati del Pd hanno attraversato il centro storico dove i palazzi restano puntellati e i cantieri chiusi. “Sembra una città bombardata – ha dichiarato Bersani – ma non basta la descrizione del problema, bisogna affrontare la situazione e noi siamo pronti a fare seriamente la nostra parte perché è inconcepibile che gli aquilani ottengano qualcosa solo se vengono a manifestare a Roma”.

La ricostruzione dovrà essere contestuale alla fine della fase di emergenza “perché – ha aggiunto – ci sono ancora 30 mila sfollati che vivono in alberghi e caserme”. Durante il confronto pubblico, Bersani è poi intervenuto nel merito dei temi che più interessano la cittadinanza colpita così duramente dal terremoto: “Bisogna chiudere la fase dell’emergenza e passare alla ricostruzione – ha detto il leader Pd – basta con la demagogia e mettiamoci tutti insieme a definire un percorso che secondo noi deve essere sul modello del sisma di Umbria e Marche. Negli altri terremoti a colpi di un miliardo ogni anno per sette anni si è ricostruito e se il governo ora non ce la fa, che lo dica”.

Che però il Partito democratico non abbia condotto al meglio la battaglia necessaria per affrontare l’emergenza-terremoto lo ha sostenuto proprio il deputato aquilano Lolli: “Il Pd – ha polemizzato Lolli – non ha capito che questa era una grande questione nazionale; mentre Berlusconi ne faceva la ‘Questione’”. ‘Io stesso – ha aggiunto Lolli – non sono stato capace di trasmettere la gravità della situazione che stavamo vivendo qui. Ma non è tardi per rimediare”. Lolli ha dunque sollecitato impegni al Governo per le agevolazioni fiscali, per risorse in conto cassa e per una tassa di scopo.

Secondo un altro parlamentare democratico, Ettore Rosato, la gestione del dopo-terremoto in Abruzzo “è una delle più grandi truffe mediatiche del Governo”. Il centrodestra “ha fatto credere al Paese di aver risolto tutti i problemi – ha detto Rosato – ma purtroppo non ci hanno creduto gli aquilani, che possono verificare di persona. Perché la realtà è che L’Aquila è stata abbandonata – ha spiegato – le amministrazioni locali sono senza risorse, i lavori non fatti o fatti male, molte imprese esecutrici fallite in quanto non sono state messe a disposizione le risorse necessarie. Gli aquilani non sono stati solo dimenticati – ha aggiunto Rosato – ma sono stati anche offesi, perché si è voluto far ricadere su di loro le responsabilità per l’incapacità del Governo, mentre invece a fronte della grande solidarietà mostrata dal Paese è mancata proprio quella delle istituzioni. In Abruzzo – ha concluso Rosato – si pagano tasse su attività ormai chiuse e si riscuote il canone Rai su apparecchi televisivi ancora sotto le macerie”.

Sul fronte degli aiuti, ammonterebbe a 200 milioni di euro la cifra raccolta a favore dei terremotati abruzzesi dagli italiani. Lo ha rivelato il settimanale ‘Oggi’, da ieri in edicola, che si è domandato: “Che fine ha fatto questo tesoretto? A più di un anno dal terremoto, ha osservato il settimanale, il ministero dei Beni Culturali avrebbe raccolto 1.979.826 euro ma speso, in opere e progetti, solo 353.176, mentre le sigle sindacali Cgil-Cisl-Uil assieme a Confindustria avrebbero racimolato 9 milioni di euro, ad oggi fermi in banca. Stesso discorso per la Regione Abruzzo. In cassa ci sarebbero 10 milioni di euro non ancora stanziati a favore della comunità aquilana.

Tra le organizzazioni ed enti più virtuosi, secondo ‘Oggi’, rientrerebbero invece la Protezione Civile (87 milioni raccolti quasi tutti spesi), l’Associazione Nazionale Alpini (3 milioni ricevuti e utilizzati) e la Croce Rossa: 11.985.000 euro accumulati e 10.336.000 investiti. Molto attiva anche la Caritas italiana: la sua colletta (soprattutto tra le parrocchie) avrebbe fruttato 33.883.000 euro di cui 16.500.000 già utilizzati e altri 15 milioni stanziati in progetti già approvati.

Paolo Repetto

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