Il caldo non fa bene a Berlusconi
Il premier rilascia singolari dichiarazioni e si definisce un “play old”.
Ieri il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nel corso del suo intervento al secondo Forum economico e finanziario per il Mediterraneo, ha sostenuto che in questo momento ci sono “prospettive che suggeriscono un quadro più sereno per il futuro”. “Gli imprenditori italiani – ha aggiunto – sono il nostro petrolio e oggi hanno la possibilità di guardare al futuro” con maggiore fiducia.
Il numero di disoccupati italiani è al massimo storico ed i giovani senza lavoro sono quasi il 30 per cento. Secondo l’Ocse, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico che raggruppa i 31 Paesi più industrializzati l’Italia è tra chi sta pagando la crisi mondiale più duramente.
Da noi mezzo milione di persone sono tornate a casa riducendo il già non altro tasso di occupazione, che è sceso dal 58,7 per cento nel 2007 al 57,3 del primo trimestre 2010. Ad oggi l’Italia è al quart’ultimo posto per cittadini occupati tra i Paesi industrializzati. Dopo di noi solo Messico, Ungheria e Turchia.
Per riportare l’occupazione ai livelli ante-crisi, in base ai calcoli dell’Ocse, servirebbero 657mila nuovi posti. Tuttavia scrive l’organizzazione “è improbabile che la ripresa attuale porti a una significativa creazione di posti di lavoro nel breve termine”, e le proiezioni suggeriscono che la disoccupazione resterà agli attuali livelli, cioè all’8,9 per cento o sarà addirittura superiore almeno fino alla fine del 2011.
Sul lato dei salari, inoltre, quelli italiani sono agli ultimi posti tra quelli dei Paesi avanzati. Nel 2008 si attestavano in media a 31.462 euro rispetto ai 37.172 degli altri. La media europea è di 37.677 euro, in crescita dello 0,5 per cento. Meno pagati degli italiani solo in Polonia (11.786 euro), Ungheria (12.462) Repubblica Ceca (13.613), Corea (20.838), Grecia (25.177) e Spagna (28.821). Gli americani guadagnano mediamente 40.243 euro l’anno, i francesi 39.241 ed i tedeschi 37.203.
Poi il premier ha aggiunto: “Lasciate che il governo italiano si assuma il merito che nell’ultimo G20 di Toronto” non sia stata decisa nessuna “tassa sulle banche o sulle transazioni finanziarie”. Secondo il Cavaliere “sarebbe stata solo una gabbia”. Probabilmente si potrebbe aggiungere per chi possiede imprese (come lui) o rendite finanziarie, che nel Belpaese sono tassate al 12,5 per cento, mentre la media europea è del 20.
Non soddisfatto Berlusconi si è quindi tramutato in ‘Papi Silvio’ e ha detto: “Io ho inaugurato la politica del cucù”, citando un episodio imbarazzante che ha colpito la stampa di mezzo mondo. Durante un vertice italio-tedesco a Trieste il premier si nascose dietro un pennone portabandiera e all’arrivo della Merkel sbucò fuori all’improvviso urlando: “Sono qui”. Il cancelliere tedesco allargò le braccia e reagì al “cucù” con uno sconfortato “Silvio…”.
Per il ‘giocoso’ presidente del Consiglio la politica del cucù è quella in cui si cerca “di capire gli altri” e grazie alla quale lui con una telefonata ai capi di Stato del Mediterraneo può risolvere buona parte delle questioni. “La barriera costituita da rapporti politici burocratici e difficili – ha insistito – è una barriera che il governo ha fatto molto per togliere. Il governo direttamente è a disposizione per risolvere i problemi anche di un singolo imprenditore”.
Solo pochi giorni fa il giornale inglese vicino ai conservatori, ‘Financial Times’, considerava il Cavaliere un peso per in nostro Paese e scriveva: “Con Berlusconi l’Italia andrà avanti con una autorevolezza al di sotto del suo peso reale, mentre con un nuovo leader potrebbe prendere un nuovo slancio più favorevole”.
Infine le solite battute da avanspettacolo. “Non sono più un play boy, ma ormai un play old” ha detto alla platea di imprenditori alle prese con guai seri e rivolgendosi ai rappresentanti dei governi e gli ambasciatori della sponda Sud del Mediterraneo ha aggiunto: “Qualche volta portateci anche qualche bella ragazza. Noi l’apprezzeremmo perchè siamo latini”.
Il caldo è decisamente un problema.


Le proposte della sinistra di Bersani sono solo per alzare le tasse sul risparmio delle persone residenti in Italia. Essi parlano di alzare l’aliquota dal 12,5% al 20%: questo non vale non certo per i De Benedetti e per gli Agnelli: questi vivono in Svizzera dove non esistono tasse di questo tipo. Non parliamo poi degli evasori col conto alle cayman: il PD per loro è solo una barzelletta. Chi paga il 12,5% sono solo i cittadini italiani comuni. Le proposte di Bersani equivalgono a maggiori tasse sui risparmi di chi già le paga onestamente sui redditi. Più tasse: la solita ricetta della sinistra per conservare il parassitismo e il clientelismo associato alla spesa pubblica. Ma chi credete di prendere in giro, post comunisti da strapazzo? Perciò Berlusconi fa benissimo a non voler tassare più di quello che non sono le cosiddette “rendite”, proprio nell’interesse del risparmio del cittadino comune. Ipocrita e incoerente invece si dimostra una sinistra che riempendosi la bocca di “tassare i ricchi”, propone come al solito di tassare i ceti medio-bassi. Proposte peraltro condivise dal miliardario con residenza svizzera De Benedetti. Quindi di che parliamo?
Dai dati diffusi dall’Istat di recente sui conti pubblici del 2009, l’Italia ha registrato un aumento della pressione fiscale su Pil, raggiungendo il quinto posto in Europa. Il peso delle tasse sul prodotto interno lordo è stato del 43,2 per cento ed è superiore rispetto al 2008. L’Italia insieme alla Francia sale al quinto posto nella classifica europea, mentre nel 2008 si trovava al settimo posto. Solo nel 1997 la pressione fiscale è stata più alta a causa dell’Eurotassa. Ecco, caro Daniele di che parliamo, altro che Pd. Il Cavaliere le tasse le ha aumentate, eccome. Salvo che le ha fatte pagare ai lavoratori dipendenti ed a chi non è in grado di evadere.
Chissà perchè, poi, i seguaci di Berlusconi, di solito poco informati, invece di riflettere citano sempre Bersani, se la prendono con De Benedetti e ragionano come come se la crisi italiana si potesse risolvere in una specie di math calcistico.
A Daniele una notizia che forse gli è sfuggita. Il presidente del Consiglio, nel solo ultimo anno e sencondo la rivista americana Forbes, di certo non ‘comunista’, ha visto le sue imprese apprezzarsi per l’astronomica cifra di due miliardi e mezzo di dollari. Guadagnuccio niente male considerando lo stipendio medio degli italiani (che per il novanta per cento non possiedono Bot o Cct).
Sarebbe stato gradito,infine, un pensierino sul ‘cucù’, sulla ‘ripresa’ della quale non si è accorto nessuno (tantomeno i disoccupati) e sulle ‘donne’ da portare ai meeting….per rallegrare i ‘latini’. Ma per questa volta non abbiamo avuto fortuna.
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