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I suicidi nelle carceri

Autore: . Data: giovedì, 29 luglio 2010Commenti (0)

La lettera di un ergastolano richiama l’attenzione su questa tragedia. Un articolo per ‘Tu Inviato’.

Ha scritto Carmelo Musumeci, ergastolano ostativo detenuto presso il carcere di Spoleto:

Ancora  suicidi in carcere!  Ancora un detenuto si è ucciso stanotte impiccandosi alle sbarre!
Dalla Rassegna stampa  di “Ristretti Orizzonti” leggo: “Da inizio anno salgono così a 39 i detenuti suicidi nelle carceri italiane (33 impiccati, 5 asfissiati col gas e 1 sgozzato), mentre il totale dei detenuti morti nel 2010, tra suicidi, malattie e cause “da accertare” arriva a 109 (negli ultimi 10 anni i “morti di carcere” sono stati 1.707, di cui 595 per suicidio).

In un altro giornale leggo: “In Italia i reati diminuiscono e la mafia uccide di meno”.

Quest’ultima affermazione mi ha fatto amaramente sorridere perché la mafia è stata superata abbondantemente dallo Stato. Lo Stato italiano e i suoi carcerieri uccidono o spingono al suicidio più della mafia, della ndrangheta, della camorra e della sacra corona,  tutte insieme. Lo Stato può essere orgoglioso di essere riuscito ad essere più cattivo e sanguinario dei delinquenti. Riesce persino a convincerli  ad ammazzarsi da soli.

In carcere si continua a morire. Forse in questo momento se ne sta suicidando un altro. E nessuno fa nulla. Il Presidente della Repubblica rappresenta tutti ma non i carcerati. I politici per consenso elettorale gridano “Tutti dentro”,  fuorché i politici corrotti, i loro complici e i colletti bianchi.
Il Presidente del Consiglio, sicuro che lui in carcere non ci andrà mai,  continua a farsi gli affari suoi.
La gente onesta preoccupata ad arrivare alla fine del mese e a pagare la rata del mutuo, non ha tempo di preoccuparsi di qualche detenuto che si toglie la vita perché stanco di soffrire.
Non solo i mafiosi, pure le persone “oneste” non sentono, non vedono e non parlano.
I “buoni” difendono solo i “buoni”, i cattivi possono continuare a togliersi la vita in silenzio.
In carcere si dovrebbe perdere solo la libertà, non la vita.
Se questo accade non è colpa di chi si toglie la vita, ma di chi non l’ha impedito.
La morte è l’unica cosa che funziona in carcere in Italia.
E’ l’unica possibilità che hai fra queste mura per non impazzire e per smettere di soffrire. Di questo passo il sovraffollamento sarà risolto dagli stessi detenuti.
A chi importa che dall’inizio dell’anno, in uno dei luoghi più controllati e sorvegliati della società, muoiono le persone come mosche?
Importa a me.
V’invito a visitare il sito urladalsilenzio o quello informacarcere e a  vedere un video realizzato dagli ergastolani in lotta di Spoleto sull’ergastolo ostativo (vedi qui) e per il suicidio a leggere un racconto “La pena di morte viva”, per sapere cosa pensa e cosa fa un detenuto che decide di togliersi la vita.
Eccone un assaggio: “Si mise il cappio intorno al collo. Diede un calcio allo sgabello. Sentì una terribile morsa nel collo che lo stringeva. Si sentì soffocare. Sempre di più … sempre di più. Sentì barcollare il suo corpo da destra a sinistra, come un pendolo. Gli mancò il respiro. Il petto gli sussultò. I muscoli del collo gli si torsero. La bocca si aprì sempre più larga per cercare aria. La vista gli si annebbiò.I colori svanirono. Si sentiva galleggiare nello spazio. Non sentiva più il peso del suo corpo. Si sentiva leggero. Sentiva che la testa era circondata dalle stelle. Era bello morire. Non sentiva dolore. Non stava sentendo più nulla. Stava incominciando a sentirsi morto. Iniziò a vedere in bianco e nero. Gli sembrò di non vedere né udire più nulla. Si accorse che stava morendo. Si sentì contento da morire. Presto la sua pena sarebbe finita. Non stava neppure soffrendo. Sembrava che stava morendo un altro al posto suo. Molto presto non avrebbe più avuto nulla da preoccuparsi. Pochi secondi e la sua vita sarebbe finita. La morte era accanto a lui. Lo stava abbracciando. Lei lo guardava con desiderio, lui con amore.”

Carmelo Musumeci
Carcere di Spoleto

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