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Gli italiani e l’overdose da antibiotici

Autore: . Data: lunedì, 12 luglio 2010Commenti (0)

E’ il quarto Paese europeo per consumo. Una ricerca di ‘Dialogo sui farmaci’

Il dato è allarmante: “Nel 2007 l’Italia è stato il quarto Paese europeo per consumo di antibiotici, preceduto da Francia, Grecia e Cipro. Dal 1999 al 2008 l’aumento complessivo risulta del 15,5 per cento. I valori massimi, maggiori di un terzo rispetto alla media nazionale, si registrano al Sud (Campania, Calabria, Sicilia, Puglia, Basilicata). Quelli minimi nella Provincia Autonoma di Bolzano. Il 90 per cento del consumo totale di questi farmaci riguarda le penicilline, le cefalosporine, i chinoloni e i macrolidi. E a queste classi di antibiotici è correlato un significativo tasso di resistenza”. E’ quanto emerge nella revisione “Antibiotici, uso, resistenze e strategie di miglioramento”, pubblicata da ‘Dialogo sui farmaci’ nel n. 3 del 2010.

Tanto per fare qualche esempio, nel 2008 (sono i dati disponibili più recenti) in Italia la resistenza alla penicillina di Streptococcus pneumoniae (responsabile della polmonite negli adulti) era del 10-25 per cento, e quella a eritromicina del 25-50 per cento. Quanto a Escherichia coli (microrganismo responsabile di malattie intestinali e del tratto urinario e di altri tipi di infezioni gravi quali meningite, peritonite, setticemia e polmonite) la resistenza alle cefalosporine di III generazione era del 10-25 per cento e quella a fluorochinoloni del 25-50 per cento. Anche Klebsiella pneumoniae, causa di polmonite batterica e di infezioni acquisite in ospedale nel tratto urinario, presentava una resistenza del 25-50 per cento a cefalosporine di III generazione e a fluorochinoloni.

Ma quali sono i fattori che determinano il preoccupante fenomeno delle resistenze? “L’uso scorretto degli antibiotici da parte dei consumatori, che spesso ricorrono a questi farmaci senza rivolgersi al medico e, a volte, senza neppure completare la cura. La prescrizione inadeguata da parte del medico (ad esempio per trattare infezioni virali). E i comportamenti inappropriati del farmacista che, nonostante la distribuzione di antibiotici in Italia debba avvenire su ricetta medica, spesso li dispensa su richiesta dei pazienti”.

Eppure il fenomeno potrebbe essere contenuto, spiegano gli esperti. Già nel 2001, l’Organizzazione Mondiale di Sanità (Oms), con una risoluzione, aveva invitato gli Stati a proporre piani indirizzati alla promozione di un uso razionale degli antibiotici, anche con campagne di comunicazione di massa. E difatti in Francia, grazie all’efficacia degli interventi istituzionali, il consumo degli antibiotici è diminuito, così come le resistenze. Segno che le azioni dirette sia al medico sia al paziente/cittadino giocano un ruolo importante nella riduzione dell’uso inappropriato di questi farmaci.

Ma che fare per migliorare la situazione in Italia? ‘Dialogo sui farmaci’ propone tre strade: “Il monitoraggio continuo delle resistenze batteriche in ambito nazionale e regionale. La sorveglianza dell’impiego di questi farmaci in ambito ospedaliero e sul territorio. E, per sensibilizzare i consumatori riguardo i rischi connessi all’uso inappropriato degli antibiotici, la promozione di campagne di informazione alla cittadinanza. Misurando il loro impatto sia sull’uso degli antibiotici sia sulle resistenze batteriche, e coinvolgendo contestualmente i medici”.

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