Fini scopre la “questione morale”
Il presidente della Camera si è accorto del dilagare della corruzione. Il centro sinistra aveva dimenticato di occuparsene.
Il co-fondatore del Pdl e da anni alleato del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, si è improvvisamente reso conto che nel Paese esiste un problema primario: la spesso discutibile onestà degli amministratori pubblici.
Secondo Fini esiste al momento “una questione morale” ed è necessario che il Palazzo su questo argomento debba essere “intransigente”.
“Bisogna essere drastici – ha spiegato il presidente della Camera – nel ribadire che se vogliamo che la politica sia in sintonia con la società , nei confronti di comportamenti che sono scarsamente in sintonia con l’etica pubblica e con il rispetto delle regole del vivere civile, la politica deve essere intransigente”.
Quindi l’alleato-avversario del premier ha continuato: “La contrapposizione tra garantismo e legalità non ha motivo di esistere”. “Se è vero che uno non è colpevole fino a quando la sua sentenza non è passata in giudicato – ha insistito Fini – non si può giustificare ciò che giustificabile non è”.
Con almeno dieci anni di ritardo e dopo che la coalizione della quale fa parte ha duramente lavorato per allargare le maglie della legge (abolizione del falso in bilancio, provvedimenti ad personam per favorire Berlusconi, accorciamento dei tempi di prescrizione dei reati, ecc) e per indebolire il ruolo della magistratura l’ex leader di An ha compreso che in Italia per larghi settori della politica sono diventati un optional.
“L’etica del comportamento pubblico – ha affermato Fini – è una precondizione per non far perdere la fiducia nella politica da parte della società civile”.
Il presidente della Camera, quindi, riferendosi al mondo dell’informazione ha detto: “Tra la politica e la stampa, in questo caso quella parlamentare deve esserci inevitabilmente una sinergia, una collaborazione sempre nella differenza dei ruoli. Non deve esserci compiacenza, ne collateralismo o pregiudizi, ma uno scambio quotidiano che arricchisce entrambi i ruoli”.
Chissà dove era Fini quando il Pdl si cimentava nell’occupazione militare della Rai e lottizzava, con la complicità del centro sinistra, il servizio pubblico radiotelevisivo.
Quindi il presidente della Camera ha affermato: “L’attività legislativa è un caposaldo della democrazia. Ora, viviamo in una una fase in cui nell’opinione pubblica c’è un sentimento di diffidenza e di pregiudiziale ostilità nei confronti di quella che è chiamata la ‘casta’. Il Parlamento ha il dovere di dimostrare che si tratta di giudizi non corrispondenti al vero”.
Il discorso del ‘nuovo fenomeno politico nazionale’ suona del tutto stonato, perchè dalla legge elettorale voluta da centro destra, che lascia mano libera ai partiti di scegliere gli eletti, al continuo ricorso ai voti di fiducia imposti sempre dalla sua parte politica, il Parlamento italiano è ormai un feudo nelle mani di oligarchie del tutto separate dalla società civile.
Quindi Fini ha parlato della legge che vorrebbe limitare la libertà di indagine per magistratura e forze di polizia limitando l’uso di apparati di ascolto. “Pur con un iter travagliato durato due anni – ha sostenuto – il lungo dibattito sul ddl intercettazioni ha dimostrato che quando il Parlamento discute in modo aspro ma approfondito è capace di correggere impostazioni iniziali che si rilevano inadeguate”.
Anche in questo caso Fini ha fatto finta di non sapere che il Capo del suo partito, Berlusconi, ha espressamente voluto la legge.
Il provvedimento, completamente inaccettabile, perchè ispirato dalla voglia di totale immunità che pervade il centro destra secondo il presidente della Camera invece è tollerabile.
“Lo dico in modo felpato, ma gli emendamenti di maggioranza e governo in commissione Giustizia – ha sostenuto Fini – profondamente innovativi hanno segnato una pagina importante non solo per chi crede nella centralità del Parlamento ma anche sull’intento di correggere impostazioni”.
E se l’opposizione sembra del tutto assente nel Paese ed incapace di spiegare ai cittadini la gravità della legge sulle intercettazioni, a prescindere dai cambiamenti apportati in commissione, nel Pdl si alzano urla ostili contro il presidente della Camera, ritenuto responsabile di aver collaborato alla soppressione degli articoli più odiosi della proposta governativa.
Sul sito dei Club della Libertà si leggeva ieri: “Fini esulta in nome della diffamazione consentita” perchè “grazie all’emendamento ‘udienza filtro’ l’unico ad esultare fragorosamente è l’inquilino-capo di Montecitorio, Gianfranco Fini. Ci auguriamo non sia per l’emendamento presentato ieri dal Governo in cui ‘cade’ l’obbligo del segreto per le intercettazioni durante le indagini preliminari, ogni qual volta ne sia stata valutata la rilevanza dal Pm (un magistrato) in accordo con le parti. In questo modo – continuava il testo dei Club – si continua incessantemente a calpestare la tutela della dignità della persona e la sua innegabile presunzione d’innocenza, esponendo l’individuo a ogni forma di diffamazione. Eppure Italo Bocchino dovrebbe conoscere bene cosa si prova ad essere diffamati: nel 2008 l’allora vicecapogruppo alla Camera ricevette un bel regalo di Natale finendo nella carambola di indagini che prese avvio dall’inchiesta “Global Service”.
Da lì è stato un susseguirsi di prime pagine, di editoriali diffamatori, di ricamini travaglieschi, che hanno infangato ingiustamente la reputazione del politico, ancora prima del giudizio. Con nostro piacere, Italo Bocchino è stato assolto dall’accusa e lavata così ogni macchia. Ma chi lo ripagherà delle illazioni subite? Vi sembra giusto essere messi alla gogna ancora prima dell’inizio di un processo? Non è bastato al politico finiano avere pagato sulla sua pelle il prezzo della diffamazione? Ma c’è di peggio – conclude la nota – poichè con questo emendamento al ddl intercettazioni viene disarcionato di fatto il ‘segreto d’ufficio’”.
L’insofferenza dei berlusconiani più fedeli nei confronti della stampa e della magistratura è nota, ma le tesi esposte nel comunicato del Club della Libertà mostrano quanto sia ormai drammatico lo scontro nel Pdl tra chi vuole totalmente zittire i media e chi invece vuol farlo solo parzialmente.
Il cosiddetto ‘segreto’ sullo svolgimento dei processi, nel testo della legge, era in una prima fase totale, mentre adesso dovrebbe essere permesso pubblicare le notizie “rilevanti”. Salvo stabilire cosa lo sia e cosa no.
Sapere che il presidente del Consiglio, per esempio, si intrattenga con delle escort sarà ritenuto lecito in futuro? I cittadini italiani potranno sapere che un ministro si è visto finanziare l’acquisto della propria abitazione da faccendieri? I terremotati dell’Abruzzo sarebbero mai venuti a conoscenza delle manovre messe in piedi da persone senza scrupoli ai loro danni?
In queste ore assorda il silenzio dell’opposizione, forse impegnata in Parlamento, ma scomparsa dal territorio. E così il presidente della Camera, da molti anni protagonista della strategia politica del centro destra adesso appare come il difensore della moralità tradita.
L’Italia è davvero un Paese senza memoria.


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