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Depressione ed epilessia: farmaci killer?

Autore: . Data: martedì, 27 luglio 2010Commenti (0)

L’ipotesi avanzata da alcuni studi internazionali. Alcuni preparati potrebbero spingere al suicidio ed all’omicidio.

Uno studio tedesco pubblicato sulla rivista ‘Neurology’ ha rilevato che chi assume alcuni farmaci contro l’epilessia potrebbe rischiare di suicidarsi.

L’allarme è stato lanciato dopo che la Food and Drug Administration (Fda), il ‘contollore’ federale americano sui farmaci, ha richiesto l’aggiunta di avvertimenti specifici sulle confezioni dei medicinali dedidicati ai pazienti affetti dal disturbo neurologico.

Un’indagine tedesca evidenzierebbe che alcuni tra i farmaci più recenti, come levetiracetam, topiramato e vigabatrin, aumentando il rischio di depressione espongono al pericolo di togliersi la vita.

Non ‘pericolosi’ sono risultati lamotrigina, gabapentin, carbamazepina e valproato.

“L’analisi effettuata dalla Fda – ha spiegato Frank Andersohn, di Charité – Universitätsmedizin Berlin – ha evidenziato l’aumento del rischio di suicidio, ma non ha distinto fra diverse classi di medicinali”.

Per questo motivo i ricercatori hanno voluto osservare alcuni effetti collaterali. Il pericolo di una scarsa informazione è che le persone smettano di curarsi per paura delle conseguenze prodotte dall’assunzione dei medicinali.

Il nuovo studio ha preso in considerazione i dati del United Kingdom General Practice Research Database dal 1989 al 2005.

Fra i pazienti epilettici seguiti, circa 44.300 persone, 453 hanno tentato il suicidio e 78 sono morti entro quattro settimane dal tentativo. Dalle osservazioni è emerso che questi comportamenti sono tre volte più comuni fra i pazienti in cura con farmaci di nuova generazione a rischio di depressione, rispetto alle persone che non assumono questi prodotti. Secondo gli esperti, comunque, i risultati dovranno essere confermati da studi ulteriori, condotti su un numero superiore di pazienti.

Sull’argomento è intervenuta anche la onlus italiana Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani.

In un comunicato l’associazione ha elencato una lunga serie di casi di omicidio-suicidio: “A Passo Corese, fraz. di Fara Sabina in Prov. di Rieti, mamma getta la figlia di sei mesi dal secondo piano uccidendola, era in terapia farmacologica per una depressione. A Rho, Provincia di Milano,  C.G., 32  anni, piccoli precedenti per stupefacenti in trattamento al centro d’igiene mentale di Rho, ha assassinato un 29enne agente in servizio alla Polfer di Rho. A Santicolo Fraz. di Cortengo Golgi in Provincia di Brescia, S.B., 50enne, trafigge la moglie con numerose coltellate uccidendola e tenta il suicidio, ora in coma, entrambi erano in trattamento con psicofarmaci. A Ceggia in Provincia di Venezia, una donna di 46 anni, T.B. , soffoca il figlio di 6 anni uccidendolo e si suicida impiccandosi. Era stata in trattamento psichiatrico per depressione. Ad Uta in Provincia di Cagliari, un 18enne in cura da anni e recentemente dimesso dal reparto psichiatrico dell’ospedale Santissima Trinità di Cagliari. Ad Arcugnano, nel vicentino, il 50enne, G.M.,  ha impugnato un coltello da cucina ed ha aggredito prima la moglie e poi ha minacciato la figlia 17enne che inerme ha assistito alle percosse ed alle coltellate. L’uomo da tempo è in cura per depressione. L’aggressione avvenuta a Milano, ai danni del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, da parte di un uomo in cura psichiatrica da 10 anni al Policlinico di Milano. Un imprenditore E.R. di Annone Brianza (Lecco), si è scagliato con ferocia contro la moglie con un coltello uccidendola, poi si è gettato dalla finestra uccidendosi. Era in cura per depressione, in casa sono stati trovate parecchie confezioni di farmaci. A Torino, il Sig. E.V., mentre era in trattamento psichiatrico,  uccide la moglie, e si uccide gettandosi dalla finestra. A Serre,  provincia di Salerno, un uomo, agente penitenziario, uccide moglie, figlio, il suo cane e poi si suicida, era in trattamento psichiatrico.
A Reggio Emilia un uomo uccide moglie,  due figli e tenta il suicidio, era in trattamento presso una struttura psichiatrica locale. A Bergamo, un uomo ha ucciso la madre con oltre 60 coltellate, poi si è seduto su una sedia e l’ha guardata morire. L’uomo era in cura in un centro d’igiene mentale a Bergamo. A Parabiago, in provincia di Milano, Marcella strangola il figlio di 4 anni, era in cura presso il Cps (Centro Psico-sociale) di Parabiago. Ad Ovaro in provincia di Udine, il Sig. Giorgio D. , 48 anni, da tempo in trattamento psichiatrico uccide a colpi di coltello la moglie e si strangola con un cavo elettrico. A Trani, un giovane di 30 anni, ha colpito con numerose coltellate la madre, di 63, e dopo si è suicidato, utilizzando la stessa arma. L’uomo era in cura presso il servizio d’igiene mentale. A Meda in Brianza, M. C., di 33 anni, in cura psichiatrica, ha ucciso il padre. Lo ha massacrato di botte, tanto da sfondargli parte della faccia”.

Osservando questi episodi la onlus ha affermato: “Di solito si spiega che la causa scatenante sono state le condizioni psichiche di coloro che hanno compiuto il gesto. In questo modo si perdono di vista alcuni importanti fattori che accompagnano questi comportamenti: l’assunzione di farmaci che agiscono particolarmente sul sistema nervoso”.

Dopo aver ricordato che “sin dall’inizio degli anni 90 la nostra associazione porta avanti una campagna informativa sui  pericoli legati all’assunzione dei nuovi antidepressivi (SSRI)”, il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani ha rilevato che “nel febbraio del 1990, l’articolo ‘Emergence of intense suicidal preoccupation during fluoxetine treatment’, nell’American Journal of Psychiatry , evidenziava che l’assunzione di SSRI può indurre pensieri e tentativi suicidari anche in coloro che prima non avevano tali idee e intenzioni. Questi pensieri spariscono a distanza di due o tre mesi dalla sospensione della terapia. L’identico fenomeno era descritto dal ‘Journal of the American Accademy of Child and Adolescent Psychiatry’, nell’articolo ‘Emergence of self destructive phenomena in children and adolescent during fluoxetine treatment’ del  marzo 1991″, l’associazione ha sostenuto: “La correlazione tra assunzione di SSRI e comparsa di idee suicidarie particolarmente intense e violente, così come descritta negli articoli scientifici citati, in persone che mai prima avevano avuto tali pensieri, la scomparsa di tali ideazioni dopo la sospensione del trattamento con SSRI (in un periodo di due tre mesi dalla sospensione),  le affermazioni fatte dagli stessi pazienti in terapia dovrebbero indurre ad esaminare il problema  della causa scatenante dei suicidi con maggiore attenzione”.

Inoltre, per il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani “alcuni pazienti hanno affermato: “Gli SSRI mi avevano reso capace di commettere il suicidio con successo”. Da notare che le persone coinvolte nello studio scientifico non solo svilupparono idee di suicidio, ma in diversi casi tentarono di commetterlo con modalità tali da cercare di evitare ogni tentativo di salvarli.
Alcuni acquistarono o si procurarono armi da fuoco. Altri si sono dichiarati perseguitati da idee suicidarie e di strage così intense e violente che togliere e togliersi la vita sembrava essere l’unico modo di farle cessare”.

Per la onlus “in base alle più recenti ricerche, gli effetti descritti si manifesterebbero in una percentuale di pazienti che assumono SSRI che può variare dal 1,3 al 7,5 per cento”

L’associazione, che si impegna nella tutela dei diritti civili ed in particolare nell’ambito della salute mentale, ha sottolienato come “nei mass media è spesso riportato che la possibilità di commettere suicidio è elevata nelle persone ‘depresse’,  tuttavia molti depressi non arrivano mai nemmeno a pensare di suicidarsi”.

Il Comitato dei CIttadini per i Diritti Umani, infine, ha concluso affermando che che molti studi avrebbero confermato i rischi indotti dall’assunzione di diversi tipi di psicofarmaci e che per questo motivo “chiediamo che i media e le Istituzioni preposte indaghino sui trattamenti cui tali persone erano sottoposte tenendo in considerazione i dati sopra esposti, fiduciosi di interventi in tal senso”.

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