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Corona lascia Belen, ma Berlusconi non lo fa con Cosentino

Autore: . Data: giovedì, 15 luglio 2010Commenti (0)

Il sottosegretario inquisito si dimette  a metà e rimane coordinatore campano del Pdl. Il discusso fotografo, invece, almeno ha sfrattato la soubrette.

La notizia rilanciata dall’agenzia Ansa ieri alle 18 e 17 è stata secca: “L’entourage di Nicola Cosentino conferma che il sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino ha deciso di rassegnare le dimissioni dal governo, mantenendo però quello di coordinatore del Pdl in Campania”.

L’esponente del Pdl al centro di alcune vicende giudiziarie ‘delicate’ e per il quale nel novembre 2009 era stato l’arresto per concorso esterno in associazione camorristica (negato dalla Camera), sembra dopo un incontro con una nutrita compagnia di dirigenti del suo partito (il coordinatore anche lui inquisito, Denis Verdini, il capogruppo alla Camera, Fabrizio Cicchitto, il vice capogruppo al Senato, Gaetano Quagliarello, il ministro della Difesa, Ignazio La Russa e il capogruppo al Senato, Maurizio Gasparri) e col Capo in persona, Silvio Berlusconi, ha deciso di lasciare il governo. Ma non la guida del Pdl campano.

Qualche giono fa, in occasione di un ben diverso ‘divorzio’, la rivista Novella 2000 aveva pubblicato una foto nella quale si vedevano i bagagli di Belen Rodriguez abbandonati per strada dopo che il suo supertatuato ex compagno aveva deciso di cacciarla di casa.

La showgirl argentina per l’occasione aveva anche spiegato alla stampa la situazione: “Io e Fabrizio ci siamo lasciati. Ora voglio stare da sola, sono confusa. So che adesso si scateneranno mille voci su questa decisione, ma non voglio aggiungere altro. Le mie motivazioni restano mie” e poi aveva concluso: “So che una persona ferita può dire tante cose, ma io non replicherò”.

Due individui appartenenti al mondo dello spettacolo (divisi almeno temporaneamente, chissà se i due litiganti si riappacificheranno) sono stati più chiari di quanto non abbiano fatto il governo del Paese ed il suo presidente del Consiglio: perchè lasciare un incarico e tenerne un altro? O tutto o nulla.

E se Belen ha parlato con toni civili e ragionevoli lo stesso non si può dire per i dirigenti del partito del Cavaliere, impegnati a lanciarsi accuse avvelenate e scomuniche reciproche. Nei giorni scorsi tra loro erano volate parole infuocate.

Il motivo del gesto di Cosentino deve essere ricercato nel fatto che il prossimo 21 luglio la Camera avrebbe votato su una mozione di sfiducia nei suoi confronti presentata da Pd, Idv e Udc e dopo che l’area finiana aveva minacciato di votare con l’opposizione.

Ed anche il cammino del voto è stato accidentato. Il partito del premier ed i celtico padani della Lega hanno tentato in tutti i modi di evitarlo, ma vista la determinazione dei proponenti alla fine la decisione, come da regolamento, è spettata al Presidente, cioè a a Gianfranco Fini, che non ha ‘accontentato’ i suoi colleghi del centro destra ed ha fissato la data.

Il sottosegretario ‘parzialmente’ abbandonato non ha avuto lo stesso ‘tatto’ della soubrette ed ha detto: “Il presidente della Camera con solerzia degna di miglior causa, dopo che già per due volte proprio alla Camera dei Deputati analoghe mozioni erano state votate e respinte con larga maggioranza, così come anche una al Senato, ha ritenuto di volerle calendarizzare in tempi brevissimi basandosi quindi soltanto su indimostrate e inconsistenti notizie di stampa”. Ed ancora: “È risibile che l’onorevole Fini voglia far passare le sue decisioni come se derivassero  da una sorta di tensione morale verso la legalità quando si tratta soltanto di un tentativo, anche assai scoperto, di ottenere il potere nel partito tramite Bocchino”.

Cosentino ha fatto finta di non sapere che il 2 marzo scorso la Cassazione si era espressa sul ricorso presentato dai suoi legali contro la richiesta di carcerazione emessa nei suoi confronti. La Corte aveva sostenuto che l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa poggiava su “concreti e specifici elementi indizianti” e non era basata su “semplici sospetti”.

In particolare, la Suprema Corte aveva anche aggiunto che “anche a volere ammettere l’esistenza di incongruenze logiche, resta intangibile dal sindacato di questa Corte la motivazione sviluppata dal giudice della cautela per esprimere il proprio convincimento in ordine all’elevata probabilità di colpevolezza relativa al concorso esterno nell’associazione di tipo mafioso realizzatosi mediante il patto concluso con il sodalizio camorristico e il coinvolgimento nella società ECO4 operante nel settore della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti”.

Si tenga conto che il riferimento del sottosegretario ai voti del Parlamento a suo favore si riferiva non alla recente inchiesta sulla cosiddetta P3, ma all’altra inchiesta, quella riguardante il crimine organizzato.

Adesso la resa dei conti tra finiani e Berlusconi è alle porte. Quello che non risulta chiaro è perchè Cosentino sia ancora coordinatore del partito, perchè se l’opportunità ha ‘consigliato’ le sue dimissioni del governo non si vede come possa rimanere capo regionale di un partito nel luogo dove si sarebbero svolte attività criminose gravi che potrebbero riguardarlo.

La risposta direttamente al premier, che ha comunicato: “Ho condiviso la decisione di Nicola Cosentino di dimettersi da sottosegretario. Ho altresì avuto modo di approfondire personalmente e tramite i miei collaboratori la sua totale estraneità alle vicende che gli sono contestate”. “Ritengo quindi che l’onorevole Cosentino – ha insistito il presidente del Consiglio – potrà proficuamente continuare a svolgere il suo importante ruolo politico nell’ambito del nostro movimento per consentirci di conseguire ancora quegli eccellenti risultati di cui è stato artefice come coordinatore regionale”.

Insomma, la coppia spesso definita ‘mediatica’ Rodriguez-Corona è stata in questo caso più conseguente della politica e la soubrette molto più ‘politica’ del sottosegretario e del premier. Candidare lei alle prossime elezioni o consigliare a Cosentino di darsi alla tv? Un bel dilemma. Per Berlusconi, invece, il piccolo schermo non è un problema.

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