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Berlusconi il sovrano d’Italia

Autore: . Data: venerdì, 30 luglio 2010Commenti (2)

Il premier vuole Fini fuori dal Pdl. E’ ormai il padrone del Paese.

Come volevasi dimostrare il berlusconismo è persino più forte di Berlusconi ed alla fine il tentativo di Gianfranco Fini per sbarrare la strada al regime è fallito. I più stretti collaboratori del presidente della Camera messi sotto processo e deferiti ai probiviri e per lui la scomunica: “Le sue posizioni sono incompatibili col quelle del Pdl”. Lo si vuole anche cacciare dal suo ruolo a Montecitorio. E’ cominciata l’epurazione.

Il provvedimento preso dall’ufficio politico del Pdl risponde alla volontà del premier, che mai ha immaginato di rivolgersi all’organo di garanzia in altri casi, il più eclatante quello che riguarda Marcello Dell’Utri, condannato in secondo grado a sette anni di carcere per partecipazione esterna in associazione mafiosa.

Tornando a Fini, la strategia del Cavaliere è ripetitiva, prevedibile, quasi banale. Il suo partito personale dispone di mezzi economici, di strumenti di ‘convinzione’, di media fedeli e soprattutto di una legge elettorale di assoluta garanzia.

Per entrare al Parlamento una forza politica deve superare una soglia di sbarramento, gli eletti sono scelti dalle segreterie dei partiti, una campagna elettorale costa una montagna di denaro e se uno dei concorrenti controlla direttamente o indirettamente diversi quotidiani e periodici e quasi tutte le reti televisive nazionali è battuto in partenza nove volte su dieci.

In queste condizioni è quasi impossibile vincere e, se accade come è successo a Prodi nel 2006, per ottenere il risultato di sconfiggere Berlusconi è indispensabile mettere insieme tutti i suoi avversari in un solo ed unico schieramento, riportare alle urne qualche milione di elettori di sinistra scoraggiati e diventati astensionisti, riaprire le ‘sezioni’ ed andare ‘casa per casa’ a parlare coi cittadini, disporre di una èquipe di comuncatori di altissimo livello e di alcune centinaia di milioni di euro per far passare il messaggio.

I programmi contano zero assoluto. Perchè uno dei caratteri dominanti del berlusconismo è l’assoluta non coincidenza tra l’essere e l’apparire. Altrimenti come avrebbe potuto un miliardario sospettato di aver commesso numerosi reati, che si intrattiene con puttane e fa le corna durante i meeting internazionali, si trapianta i capelli ed utilizza scarpe col rialzo per non sembrare troppo basso a trasformarsi in un ‘genio della politica’? E soprattutto come potrebbe un popolo incaricarlo di governare nonostante i guai che combina quando è a Palazzo Chigi? Oggi, per esempio, il Paese a causa dell’incapacità dell’esecutivo è devastato dalla crisi, percorso dalla corruzione, ferito da milioni di disoccupati e senza alcuna visibile prospettiva positiva di uscita dal tunnel. Eppure i suoi sostenitori non vedono, non sentono e lo osannano lo stesso.

La parabola finiana è singolare. Un ex neofascista, brillante oratore cresciuto nel Msi ma senza alcun curriculum di gestione concreta della cosidetta ‘cosa pubblica’, estensore di leggi a sfondo razzista come la famosa Bossi-Fini sui migranti e per anni sincero esponente della destra retriva e reazionaria ad un certo punto ha scoperto la democrazia.

E lo ha fatto senza fraintendimenti, prendendo posizioni ‘scomode’, affermando principi ‘giacobini’, primo tra tutti quello della laicità dello Stato. E poi cambiando idea sul modo di affrontare l’immigrazione, opponendosi alla legge medioevale sulla fecondazione assistita, parlando in difesa del biotestamento o aprendo uno spiraglio sulla possibilità di regolamentare in Italia le unioni di fatto. Ed infine contrastando l’omofobia, le spinte xenofobe ispirate dai celtico-padani della Lega, riaffermando il primato della questione morale pur facendo parte di una forza poltica nella quale le inchieste fioccano come neve in un inverno scandinavo.

Fini è e sarà sempre un uomo di destra, ma di tipo ‘europeo’, ovvero un conservatore e non più un erede della maledizione totalitaria nazifascista. E, ovviamente, è e sarà sempre un abitante del Palazzo, ma a differenza di quanto non accada per altri suoi colleghi o ex colleghi di schieramento ed anche dell’opposizione è dotato di senso dello Stato.

La mutazione democratica, però, non riguarda alcuni dei parlamentari che ora gli sono vicini. Alcuni di loro sono infatti a vario titolo dei nostalgici dei tempi passati di An figlia del Msi. Il fatto rende molto debole la sua ‘corrente’.

Il berlusconismo ed il suo ispiratore di Arcore, sull’altro fronte, rappresentano una idea della politica nella quale gli interessi particolari prevalgono su quelli generali ed in nome del proprio potere e delle convenienze giustificano ogni mossa. In pratica le caratteristiche delle dittature e dei dittatori.

Il presidente della Camera ha commesso l’errore di pensare di poter condizionare (con l’ausilio dei suoi ex An) il caudillo italiano e ci ha lasciato le penne.

I suoi colonnelli lo hanno mollato e chi lo segue nell’avventura di oggi non sarà per forza un suo alleato domani.

Berlusconi ha spinto con pazienza Fini nella trappola del dissenso, ha portato la situazione alle estreme conseguenze per costruire le condizioni di una liquidazione in scioltezza dei dissidenti.

Da mesi il presidente del Consiglio vuole consolidare il regime attraverso leggi costituzionali che garantiscano il suo potere vita natural durante. E che mantengano alle redini del Paese i suoi successori anche quando dovesse decidere di trasferirsi dietro le quinte.

Non disponendo della maggioranza parlamentare assoluta per perfezionare il piano deve guadagnarsela. Senza l’anticorpo Fini il Pdl è tutto suo, l’opposizione è incapace di intendere e volere, il popolo è quasi del tutto omologato. Che si vada a votare, si rimuovano gli ultimi ostacoli e si dia vita finalmente al regno di Berlusconia: ecco la via scelta dal premier. Con la ‘scomunica’ dei finiani il governo è apparentemente ‘più debole’ e quindi le urne più vicine.

Il giochetto elementare del Cavaliere è facile da capire. Invece politologi da strapazzo e poltici di terz’ordine hanno fantasticato nei corridoi del Palazzo su scenari improbabili. Per ultimo il leader del Pd, l’opaco Bersani, è arrivato a credere in un governo di transizione in grado di varare una nuova legge elettorale.

Come supporre di togliere di bocca ad un leone la gazzella appena addentata e farlo a mani nude.

Lo scenario è  fosco, la situazione economica sempre più grave ed i cittadini in largo numero inconsapevoli di quello che sta accadendo.

Berlusconi ha margini ampi di manovra perchè i suoi avversari sono del tutto inadeguati. Oggi il problema è simile a quello che le forze della Resistenza dovettero affrontare alla fine della Seconda guerra mondiale. Unirsi per costruire la casa comune, lavorare inseme per depurare l’Italia dai residui del fascismo, fondare la Repubblica e scrivere la Costituzione. Tutti insieme, pur nelle reciproche differenze. Una volta completati i ‘preliminari’ poi ognuno per la sua strada senza rimpianti.

Se un nuovo Comitato di liberazione nazionale non nascerà, unendo tutti non su un programma, ma su principi, sarà impossibile ‘terminare’ il regime e sconfiggerne la cultura. La rifondazione della Repubblica deve passare, come fu nel primo dopoguerra, attaverso una severa opera di epurazione, di espulsione di corrotti ed incapaci, di costruzione di nuovi gruppi dirigenti onesti e competenti. Saranno loro, non giovani ma nuovi, a dover cancellare leggi incivili, ideologie insane (il federalismo, il bipartitismo, il maggioritario), ad avere il dovere di ripristinare la legalità offrendo alla magistratura le risorse e le coperture per punire i corrotti e perseguire i responsabili del malgoverno e della bancarotta.

Ma neppure si pensa, nell’opposizione, a nulla di tutto questo. Ed allora quelli che un tempo speravano di non dover ‘morire democristiani’ oggi possono star certi che lo faranno da ‘berlusconiani’. Anche quando il Cavaliere se ne sarà tornato a casa.

Roberto Barbera

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Commenti (2) »

  • JENARIDENS ha detto:

    Ci son volute 37 FIDUCIE Illiberali e Legalizzati dal ” Partito Dei Ladri ” per accorgersi ( Fini ) che questo Governo era/è una Holding S.p.a. , con logica Aziendale.
    Meno male e direi meglio tardi che mai . . . che il Presidente Fini ha riacquistato la vista offuscata dall’ interim della cecità.

  • JENARIDENS ha detto:

    Ma si chiama Berlusconia o Padania ? Cosa dicono i N/S esperti in Geografia ?

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