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Aumenta la povertà delle famiglie italiane

Autore: . Data: venerdì, 23 luglio 2010Commenti (0)

I dati si susseguono di giorno in giorno. Il Paese sta male. Tv e giornali parlano di altro ed i cittadini preferiscono non sapere.

Ieri l’Istat ha presentato gli ultimi dati sui conti economici nazionali. Una tragedia. Nel 2009 il reddito disponibile delle famiglie consumatrici in termini correnti è diminuito del 2,6 cento rispetto all’anno precedente.

Considerando la sottostante variazione dei prezzi, il potere d’acquisto ha subito una flessione del 2,5 per cento, proseguendo la tendenza alla diminuzione iniziata già nel 2008, quando era ‘solo’ al meno 0,9 per cento.

Il deserto nel quale il governo Berlusconi stra conducendo il Paese è tuttavia quasi del tutto ignoto ai cittadini.

Radio e televisione danno scarso rilievo ai dati drammatici sullo stato della nazione o arrivano ad oscurare le cifre. I cittadini, ormai imbambolati da un un sistema informativo narcotizzante, non si interessano di queste notizie anche nei rari casi in cui vengono diffuse.

Tornando alle cifre fornite dall’Istituto nazionale di statistica si nota come anche la spesa per consumi finali delle famiglie ha presentato una variazione negativa sia in termini nominali (meno 1,9 per cento), sia in quantità (meno 1,8 per cento, dopo la riduzione dello 0,8 per cento registrato nel 2008).

Le famiglie italiane hanno imparato a tirare la cinghia, ma nonostante e diminuita la propensione al risparmio, che si è assottigliata nel 2009 di ulteriori 0,7 punti percentuali giungendo all’11,1 per cento, il valore più basso registrato dall’inizio degli anni Novanta.

Per quanto riguarda l’occupazione, l’Istat ha notato che “nelle piccole imprese, classificate nel settore delle Famiglie produttrici, nel 2009 si è verificata una ulteriore consistente perdita di unità di lavoro indipendenti, diminuite di circa 210 mila unità, nel complesso degli ultimi due anni analizzati”.

L’Istituto ha spiegato che il settore ha chiuso il 2009 con un valore aggiunto del comparto in calo dell’1,8 per cento, contro la crescita dell’1,1 per cento dell’anno precedente.

Inoltre il 2009 si è chiuso per le “società non finanziarie”, in pratica per le imprese, con un calo del 5,4 per cento del “valore aggiunto ai prezzi base”, cioè il Pil prodotto dal settore.

L’andamento negativo del “prodotto” ha ovviamente influenzato tutti gli altri parametri. La diminuzione dei redditi da lavoro dipendente erogati è scesa dell’1,6 per cento, come anche il “reddito lordo d’impresa”, ovvero una sorta di utile prima delle imposte, che ha “segnato nel 2009 una ulteriore consistente flessione dell’8,5 per cento”, dopo aver registrato già una diminuzione del 3,5 nel 2008.

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