Arrembaggio sulle intercettazioni
Il centro destra porterà la legge alla Camera il 29 luglio. E’ il colpo mortale alla democrazia italiana
Il disegno di legge sulle intercettazioni approderà in Aula alla Camera subito dopo l’approvazione del decreto legge sulla manovra; in linea di massima, quindi, il 29 luglio. Lo ha deciso ieri la conferenza dei capigruppo di Montecitorio. L’esame proseguirà poi nella prima settimana di agosto con tempi contingentati.
Immediata la reazione di Gianfranco Fini, che ha detto: “La calendarizzazione a fine luglio è solo un puntiglio. È irragionevole metterlo a fine luglio perchè è probabile che, se ci saranno modifiche alla Camera, il provvedimento venga approvato definitivamente a settembre”.
Anche il Garante per la protezione dei dati personali, Francesco Pizzetti, ha criticato la nuova legge in via di approvazione, sostenendo che porre limiti specifici alla pubblicabilità delle intercettazioni, non perchè contenute in atti giudiziari, ma in quanto dati raccolti con lo strumento delle intercettazioni, “sposta oggettivamente il punto di equilibrio tra libertà di stampa e tutela della riservatezza, tutto a favore della riservatezza”, e può “giustificare che da molte parti si affermi che, così facendo, si pone in pericolo la libertà di stampa”.
Non si deve dimenticare che l’aspetto più grave di questo provvedimento non è quello che riguarda il divieto di pubblicazione delle notizie sui processi (che sarà aggirato comunque dalla stampa internazionale e da probabili ‘disubbidienti’), ma l’impedimento concreto a condurre indagini efficaci.
A questo proposito il presidente dell’Anm, Luca Palamara, uscendo ieri dall’audizione in commissione Giustizia dedicata al disegno di legge ha dichiarato: “Abbiamo ribadito la nostra totale contrarietà al ddl sulle intercettazioni per le ricadute nefaste che provoca nei confronti della lotta al crimine, non solo alla criminalità comune ma anche a quella mafiosa e a quella legata al terrorismo”.
Per il rappresentante dei magistrati “il termine dei tre giorni per la proroga delle intercettazioni provocherà il caos organizzativo degli uffici mettendo le indagini in ginocchio: per questo il testo del ddl non è, a nostro avvisto, emendabile”.
La giunta dell’Anm – innanzi alla commissione Giustizia presieduta da Giulia Bongiorno – ha ricordato per l’ennesima volta “gli aspetti negativi del ddl e i danni che saranno provocati dalla normativa anche per quanto riguarda l’acquisizione dei tabulati che saranno equiparati alle intercettazioni come anche le riprese visive in luogo pubblico”.
Anche il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, ha duramente criticato la legge parlando alla commissione.
“Talune modifiche apportate al ddl sulle intercettazioni lo hanno addirittura peggiorato anche per quanto riguarda le indagini sulla mafia e il terrorismo” ha spiegato procuratore, che ha spiegato come i ‘miglioramenti’ hanno introdotto “limitazioni alla intercettazioni per i delitti ordinari che possono essere estese anche ai reati di mafia con il rischio di provocare effetti devastanti, sulle indagini, non voluti nemmeno dallo stesso legislatore”.
Grasso ha messo in evidenza il rischio che sfuggano alle intercettazioni “i gruppi di criminalità organizzata non di tipo mafioso, ma ugualmente pericolosi come quelli composti da elementi italiani e stranieri, che colpiscono soprattutto le regioni del centro-nord e mettono a repentaglio la sicurezza dei cittadini: questo perchè il regime delle intercettazioni previsto per la mafia e il terrorismo non si potrà estendere anche alla criminalità organizzata comune”.
L’alto magistrato rilevato come “le intercettazioni ambientali non si potranno più fare nei luoghi privati di dimora perchè hanno bisogno, per essere autorizzate, della dimostrazione che in quel posto si sta commettendo un reato: agli inquirenti, in sostanza, si chiede di fornire una ‘prova diabolica’ impossibile da fornire”.
In queste ore, intanto, la stampa nazionale sta protestando per l’attacco alla libertà di informazione ed il segretario della Fnsi, Franco Siddi, ha confermato la “giornata del silenzio dell’informazione” indetta per il 9 luglio.
“Sappiamo che le procedure parlamentari possono definire date differenti per l’approvazione del provvedimento – ha detto Siddi – ma oggi è stato compiuto un atto di forza, un segnale indicativo di una volontà negativa verso ipotesi di riflessione più profonda per migliorare la legge”. “Perciò – ha sottolineato il segretario della Fnsi – confermiamo tutte le iniziative di contrasto e promozione della consapevolezza pubblica sui danni gravi che il ddl intercettazioni comporta”.
Nella giornata di oggi sono state organizzate iniziative di contestazione alla legge voluta personalmente da Berlusconi.
L’appuntamento di maggior rilievo è a Roma a partire dalle 17 in Piazza Navona. Ma la mobilitazione riguarderà anche molte altre città , come Milano, Padova, Torino, a Trieste, Padova, Latina, Parma ed anche Londra e Parigi.
Nella capitale la manifestazione sarà condotta da Tiziana Ferrario con Ottavia Piccolo, con “le testimonianze di tanti colleghi epurati perché non si sono fermati davanti alle censure”.
Ci saranno anche la sorella di Stefano Cucchi, la famiglia Aldrovandi e Andrea Purgatori che ricorderà il caso Ustica.
Il premier, intanto, è ormai fuori controllo. Martedì dal Brasile ha sentenziato: “I giornali raccontano solo frottole, disinformano totalmente e danno una versione capovolta della realtà : l’informazione che disinforma è una ferita nella nostra vita sociale”.
Poche ore prima il Cavaliere, subito smentito dall’Istat, aveva affermato che il suo governo non ha aumentato le tasse, mentre l’Italia sale nella classifica dei Paesi col maggior prelievo fiscale arrivando al quinto posto in Europa.
L’attacco alla possibilità di indagare per i giudici è diventato vitale in Italia, perchè i livelli di corruzione nella pubblica amministrazione sembrano ormai altissimi. Ed il Palazzo ha bisogno di difendere i propri interessi, ad ogni costo.
Il mondo dell’informazione e l’opposizione sono responsabili, però di aver lasciato al centro destra mano libera per mesi. Fin dall’inizio della legislatura era evidente il pericolo dell’asse Pdl-Lega per le istituzioni e per la tenuta democratica del Paese. Ma nulla è successo, anzi alcuni settori del Pd, l’ex segretario Veltroni per primo, hanno financo parlato di “dialogo” con la maggioranza.
La stampa, in particolare quella più influente, non ha scelto la strada dell’investigazione su fatti che portassero a scoperchiare la pentola della corruzione dilagante, ma si è limitata a pubblicare notizie spesso inquinate dal gossip più deteriore.
Il risultato è che la consapevolezza dei cittadini sulla reale situazione italiana è bassissima, in primo luogo per quanto riguarda la crisi, i livelli di disoccupazione e l’impoverimento crescente delle famiglie,
Adesso il corto circuito è vicinissimo e forse è troppo tardi per far comprendere all’opinione pubblica la pericolosità del disegno politico autoritario messo in atto da Berlusconi e Bossi.


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