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Aquilani a Roma, ‘la verità sul corteo’

Autore: . Data: giovedì, 15 luglio 2010Commenti (1)

Ieri alla Camera conferenza stampa dell’Assemblea dei cittadini

Si sono presentate a Roma ben agguerrite, pur rivendicando il loro impegno da semplici cittadine – ancorché organizzate – all’insegna della civiltà e della nonviolenza: Giusi Pitari, Anna Lucia Bonanni e Sara Vegni hanno fornito ieri pomeriggio ai cronisti (convocati alla Camera alla sala del Mappamondo) la ‘loro’ verità. Hanno raccontato quanto è accaduto ‘davvero’ tra piazza Venezia e palazzo Chigi, lo scorso 7 luglio, quando 5mila aquilani hanno sfilato per le vie del centro della Capitale.

“In questi giorni si è parlato di ‘scontri’ ed è assolutamente scorretto – ha spiegato Sara Vegni – lì ci sono state solo persone menate. Lo si vede benissimo dalle immagini”. Su due schermi scorrevano intanto le sequenze di fotogrammi raccolte in tre video, difficilmente contestabili: si sono individuate con nitidezza le mani alzate da una parte e le manganellate di alcuni esponenti delle forze dell’ordine in tenuta antisommossa dall’altra, rivolte a cittadini visibilmente inermi e anche a rappresentanti istituzionali abruzzesi fasciati dal tricolore.

Gli episodi incriminati si riferiscono ai momenti successivi all’arrivo dei 43 pullman in piazza Venezia (dove i cittadini si sono trovati subito di fronte ad uno schieramento di poliziotti parso a loro, immediatamente, eccessivo) e soprattutto agli episodi di forte tensione in via del Corso. Le immagini hanno mostrato con chiarezza le conseguenze di una violenta manganellata sulla testa di un ragazzo che ha iniziato a sanguinare copiosamente. Subito dopo, un anziano signore, baffi e cappellino bianchi, ha espresso tutto il suo disappunto applaudendo con spaventata ironia.

Sul “clima” respirato in quel corteo ha argomentato ieri Giusi Pitari: “Abbiamo avuto paura, eravamo in 5mila imbottigliati in pochi metri quadrati, ogni via d’uscita era bloccata. E dire che in quest’ultimo anno, alla luce delle nostre frequenti manifestazioni, la Digos ci aveva spiegato che dovevamo interpretare i loro interventi e le loro raccomandazioni come funzionali alla nostra tranquillità e protezione. Ma noi a Roma non ci siamo affatto sentiti protetti”.

Dopo i danni (delle percosse) sono arrivate le beffe (delle accuse di strumentalizzazione politica a carico dell’Assemblea aquilana): all’indomani del corteo, alcune associazioni di funzionari di polizia spalleggiate da settori della maggioranza di governo hanno denunciato la presunta presenza di infiltrati, esponenti dell’area antagonista, tra i manifestanti. “Una totale falsità – ha replicato Anna Lucia Bonanni – del resto se uno si volesse infiltrare, quanto meno si metterebbe un casco, un panno per nascondersi, cercherebbe in ogni modo di rendersi irriconoscibile. Qui invece si vede benissimo che eravamo tutti a volto scoperto, molte donne, quasi tutti con le braccia alzate. La verità è che già quando siamo arrivati, a piazza Venezia, abbiamo trovato i reparti schierati, come fossimo in guerra”.

E l’impatto con la Capitale è apparso tanto più surreale se rapportato alla modalità delle iniziative “dal basso” organizzate settimanalmente nel capoluogo abruzzese, là dove i cittadini agiscono per “ricostruire la città” all’ombra del loro tendone: “All’Aquila – ha osservato a proposito Giusi Pitari – abbiamo sentito la vicinanza delle forze dell’ordine. A casa nostra ci siamo sentiti protetti: tante volte è capitato che i cortei si rivelassero più imponenti del previsto, e la polizia si è normalmente attivata per modificare i percorsi e favorire la nostra sicurezza”.

Sorge spontanea la domanda sul motivo che può aver spinto i tutori dell’ordine, proprio nel corso del primo corteo aquilano con una certa cassa di risonanza mediatica, a favorire comportamenti di segno così differente. E per quanto le tre rappresentanti dell’Assemblea aquilana abbiano evitato accuratamente di alimentare teoremi complottistici, un’opinione sull’atteggiamento del governo nei loro riguardi se la sono fatta: “Forse – ha argomentato Anna Lucia Bonanni – ha tentato di usarci come paradigma del miracolo, e ora che si scopre che il miracolo non è riuscito veniamo puniti perché protestiamo. Paghiamo sulla nostra pelle un anno di propaganda”.

Dunque, se di strumentalizzazioni bisogna parlare, l’Assemblea dei cittadini se ne sente, piuttosto, vittima. E ha “rilanciato”, scrivendo direttamente – pochi giorni fa – al ministro dell’Interno Maroni per esporre le proprie ragioni: “I dirigenti del suo ministero – si legge nella lettera – a cominciare dal dottore Manganelli, o sono male informati o, molto probabilmente, agitano inesistenti spettri per coprire i propri errori. In entrambi i casi riteniamo che incarichi così delicati non possano essere più ricoperti da persone che mentono per coprire le proprie responsabilità. Siamo a Sua completa disposizione se riterrà utile ascoltarci nell’ambito dell’inchiesta che ci auguriamo rapida e approfondita”.

Ne frattempo, gli aquilani continueranno a manifestare per rivendicare le loro ragioni e avanzare richieste: da un lato, benefici fiscali e investimenti per il lavoro e il rilancio dell’economia locale devastata dal sisma, dall’altro il riconoscimento della dignità di una comunità. Che esige rispetto e pieni diritti di cittadinanza.

Paolo Repetto

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Commenti (1) »

  • maurizio ha detto:

    Tra le varie parodie di “Magic Italy” vi segnalo un video remixato (con testo in inglese) che in pochi giorni ha fatto il giro del mondo: http://www.youtube.com/watch?v=dnDDxkgCwtA
    Da ogni parte del pianeta è stata dimostrata grandissima solidarietà e vicinanza al popolo abruzzese subito dopo la tragedia, che si sono tradotte anche fattivamente in donazioni di grande entità e volontariato. Questa videocartolina degli aquilani malmenati e mortificati a Roma, insieme ai testi che riportano i fatti avvenuti, nei circuiti dei Social Network stanno aiutando ad informare l’opinione mondiale su cosa realmente sta succedendo a riguardo. Sull’audio di fondo non c’è bisogno di commenti. .:m:.

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