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Aquilani a Roma: denunce e polemiche

Autore: . Data: martedì, 13 luglio 2010Commenti (0)

Individuati dalla Digos alcuni “antagonisti”. Protestano siti e blog abruzzesi

I più maliziosi si aspettavano eccome la notizia di ieri mattina, una di quelle destinate a lasciare uno strascico pesante di polemiche: la Digos ha individuato alcune persone appartenenti ai centri sociali e alle realtà antagoniste romane tra i manifestanti aquilani che hanno sfilato a Roma per le vie del centro lo scorso 7 luglio (InviatoSpeciale ne ha già scritto nell’articolo visibile qui) e risultano due denunciati: il presunto “promotore della manifestazione”, M.E. di 39 anni, per inosservanza dei provvedimenti della polizia in quanto “l’iniziativa si è svolta senza tenere conto delle modalità concordate”, e C.G., giovane capitolino di 26 anni, già segnalato in quanto frequentatore del centro sociale autogestito ‘La Strada’ di Roma.

La malizia di cui sopra è giustificata dagli scambi polemici – all’indomani del corteo – tra settori del governo affiancati da alcuni funzionari di polizia da una parte, e cittadini aquilani aderenti alle associazioni mobilitate per la ricostruzione post-terremoto dall’altra. “Ai poliziotti nei servizi di piazza – avevano affermato in una nota congiunta Giuseppe Tiani, segretario generale Siap, ed Enzo Letizia, segretario nazionale dei funzionari di polizia – non piace affatto usare i manganelli nei confronti dei manifestanti. A volte ci sono episodi in cui le forze dell’ordine devono respingere azioni che solo apparentemente non sono violente, perché sono ispirate e fomentate da veri e propri professionisti della provocazione, che da una lato esasperano i sentimenti dei manifestanti pacifici e dall’altro istigano alla reazione i poliziotti”.

La polizia “mente – avevano replicato gli aquilani animatori dell’iniziativa romana in una lettera aperta indirizzata al ministro dell’Interno Maroni – perché alla manifestazione di Roma non c’era nessun infiltrazione, nessun elemento esterno, ma solo aquilani, madri, padri, figli e figlie. Abbiamo sentito il capo della Digos di Roma, il Questore di Roma e anche il capo della Polizia, Antonio Manganelli, evocare la presenza di elementi esterni a noi estranei che avrebbero agito da agenti provocatori – si leggeva ancora nella lettera – ma gli unici responsabili siamo noi, cittadini aquilani, madri, padri, figlie e figli che non hanno nulla da nascondere. Tutto il resto sono delle assolute falsità”. Dunque i dirigenti del Ministero dell’Interno, compreso il capo della Polizia, Antonio Manganelli, “sono male informati – proseguiva la lettera – o, molto probabilmente, agitano inesistenti spettri per coprire i propri errori” e “in entrambi i casi” gli aquilani in questione avevano chiesto a Maroni di procedere “alla loro immediata sostituzione”.

Tornando alla notizia più recente, dalla prima informativa predisposta dalla Digos e consegnata all’autorità giudiziaria, si è appreso che il giovane C.G., già denunciato per reati di violenza e resistenza a pubblico ufficiale e inosservanza dei provvedimenti dell’autorità di pubblica sicurezza, sarebbe stato riconosciuto all’inizio della manifestazione di mercoledì scorso durante il tentativo di sfondamento del cordone delle forze dell’ordine in via del Corso all’altezza Piazza Venezia, mentre avrebbe spinto i militari. In questa fase, tra i manifestanti, sarebbero stati notati altri cinque noti esponenti delle realtà antagoniste romane. Inoltre, durante la manifestazione – ha segnalato ancora l’informativa della Digos – in particolare in via del Plebiscito, sarebbero stati riconosciuti 22 noti appartenenti ai centri sociali autogestiti e alle realtà antagoniste della Capitale.

I fatti di ieri hanno suscitato reazioni piuttosto dure, sia sui social network come Facebook sia sui siti gestiti da aquilani. Ieri sera si leggeva ad esempio sullo spazio web ‘www.6aprile.it’: “Una lettrice, avvocato, ci scrive (lettera firmata): ‘Vorrei lanciare un appello perché ritengo sia necessario denunciare formalmente i responsabili delle aggressioni alle persone che manifestavano il 7 a Roma. Si dovrebbe organizzare una denuncia querela dettagliata, corredata di foto. Io mi metto a disposizione”.

A corredo del testo è stata pubblicata la fotografia del deputato Pd Giovanni Lolli strattonato durante il corteo. “Video e testimonianze ce ne sono quante se ne vuole – si apprendeva ancora dal sito – molte anche su 6aprile.it, dal video della vergogna, che testimonia l’inaudita ed incomprensibile violenza delle forze dell’ordine, alle molte immagini a supporto. Un probabile argomento di discussione per la prossima assemblea cittadina…”.

Del resto, il clima della giornata “incriminata” era stato descritto con dovizia di particolari anche da altri partecipanti  al corteo. Tra loro, la cronista aquilana Elisa Cerasoli, che ha pubblicato la testimonianza personale sul suo blog: “All’imbocco di Via del Corso invece fra polizia e guardia di finanza c’erano almeno 50 persone con scudi, caschi e manganelli, dietro di loro due camionette, a 100 metri altre due. ‘Dove passa la delegazione?’, mi chiedo. Capisco che non potrò scrivere, concordo dei lanci dettati. Cominciano gli spintoni, mediano i sindaci, i parlamentari, cominciano a muoversi i manganelli. Una signora davanti a me piange mentre parla a dei finanzieri e gli dice: ‘voi non fate passare dei terremotati, io potrei essere vostra madre e mi fate vedere il manganello!!!’. Una giornalista chiama la sua redazione: ‘Mandate qualcuno, mi sono beccata una manganellata, guardia di merda, mi fa male la schiena’. Mi spavento, capisco che non è aria e chiedo, tesserino da giornalista alla mano, di poter passare oltre la barriera. Un finanziere mi dice: ‘Qui non passa nessuno!’. ‘E la delegazione dei terremotati che ha il permesso? Dove passa?’. ‘Qui non passa nessuno!’”.

La giornalista ha poi aggiunto: “Passa così una mezz’ora credo, poi le camionette si spostano, qualche spinta e passiamo, prima lentamente, poi corriamo. Loro provano a fare un cordone, ma non riescono. Arriviamo a 100 metri da Piazza Colonna, all’altezza di Via di Pietra. Ricominciano le spinte, ai giornalisti è sempre e comunque vietato muoversi, non ci rendiamo conto che una parte delle persone è stata bloccata a Piazza Venezia… – forse noi siamo la delegazione, e allora perché non ci fanno entrare? -. Arriva l’onorevole Lolli, ci dice che gli è stato indicato di farci confluire verso Via di Pietra. Alcuni sindaci si incamminano, alcuni di noi giornalisti li seguono. Arriviamo a piazza di Pietra, siamo pochissimi, noi giornalisti ci guardiamo in faccia, torniamo indietro, si sente un gran baccagliare… era una trappola, hanno fatto allontanare i giornalisti (menomale che operatori e fotografi sono rimasti) e sindaci e hanno cominciato a picchiare. Corro verso via del corso per questa stradina buia e mi trovo a un certo punto di fronte una maschera di sangue. “Nooooo, non è vero, non hanno picchiato i terremotati, non può essere”. Eppure è! Lolli è tornato indietro anche lui e corre dal ragazzo. Penso a dove ho lasciato mio fratello, perfetto è ancora dietro di me, non era fra la folla. Cerco di capire quanti si sono fatti male, cosa sia successo. Comunico via facebook quello che è successo. I feriti sono due, uno ha la maglietta bianca completamente rossa. Li fasciano, hanno dei tagli in testa. (…) Rivola qualche manganellata, la gente è stanca e si siede dove capita, io ho paura, ci sono oltre 100 agenti in tenuta antisommossa fra polizia guardia di finanza e carabinieri. Mi sembra chiaro che stanno provocando, questi aspettano la scusa per picchiare così potranno dire che abbiamo attentato alla vita del premier e che loro non hanno potuto fare altro. Del resto che eravamo menti fragili ce lo avevano detto già! Ho paura, lo confesso, lì ho avuto veramente paura. Ho chiamato mio fratello, gli ho chiesto di starsene buono. Dura tre quarti d’ora, qualche goccia e le persone che in fondo vogliono andare via”.

Da segnalare infine la dura presa di posizione del segretario nazionale del Prc, Paolo Ferrero, in seguito alla notizia di ieri: ‘Sono vergognose le denunce per la manifestazione dei cittadini aquilani di mercoledì scorso. Il governo – ha aggiunto – continua a rispondere con la violenza alle rivendicazioni dei cittadini terremotati. Dopo i manganelli e le denunce l’unica cosa che il governo non fa è affrontare i problemi di una comunità che prima ha utilizzato come ribalta mediatica, e adesso abbandona al proprio destino e alla repressione di polizia, che mercoledì ha colpito gli stessi amministratori locali”.

Paolo Repetto

(Foto tratta dal sito www.6aprile.it)

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