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Afghanistan, terra di violenza e di misteri

Autore: . Data: venerdì, 16 luglio 2010Commenti (0)

Il Paese è sempre più dimenticato dai media italiani, mentre le nostre truppe sembrano sempre più coinvolte in una guerra.

Nonostante le affermazioni del ministro della Difesa, Ignazio La Russa, la missione italiana “di pace” è sempre più una spedizione di “guerra” e da quanto si legge sui bollettini dell’esercito statunitense (sui comunicati italiani non ve n’è traccia) emerge che i nostri militari hanno visto aumentare il loro impiego in combattimento e nei giorni 2 e 3 luglio sono stati più volte coinvolti in violenti scontri a fuoco contro i talebani.

Gli episodi  sono avvenuti intorno alla base di Bala Murghab, dove la Nato controlla la frontiera con il  Turkmenistan, strategica per il rifornimento di armi ai talebani e il traffico di oppio. L’area, sotto il controllo dai militari italiani, ha subito negli ultimi giorni continui bombardamenti da parte dell’aviazione statunitense che, secondo alcune fonti non verificate, potrebbe aver sganciato ordigni all’uranio impoverito, a parere di numerosissimi studiosi molto nocivi per chi, militari o civili, viene in contatto con le loro scorie anche a distanza di tempo.

Sul fronte della cooperazione internazionale invece non è chiaro dove vanno a finire gli aiuti umanitari.

A parere dell’eurodeputato dell’Italia dei Valori, Pino Arlacchi, tra il 70 e l’80 per cento dei soldi finiscono in mani diverse da quelle afgane. Sarebbero infatti tra i 23 e i 27 miliardi di dollari i fondi di cui si è persa traccia. E ad essere sotto accusa non sono le autorità afgane, bensì le organizzazioni internazionali più autorevoli: Onu, Banca Mondiale e diverse organizzazioni non governative.  Il parlamentare ha diffuso i dati nel rapporto “Nuova strategia dell’Afghanistan” redatto per il Parlamento Europeo.

A confermare questo timore è stato lo stesso ministro delle finanze del governo afgano Omar Zakhilwal, che ha dichiarato di aver ricevuto, tra il 2002 e il 2009, 40 miliardi di dollari in aiuti umanitari: di questi solo il 6 per cento sono passati nelle mani del governo. Il resto è finito nelle mani di numerose associazioni internazionali. E proprio questo passaggio, secondo Arlacchi, sarebbe oscuro ed avrebbe generato sprechi, costi di intermediazione e protezione, sovrafatturazione e corruzione e tra il 70 e l’80 per cento degli aiuti sarebbero finiti nel nulla.

A riguardo delle affermazioni del parlamentare si aspetta adesso un chiarimento da parte dell’Unione Europea. Dall’inizio della guerra, la situazione in Afghanistan anziché migliorare è peggiorata: il Paese è al 177esimo posto (su 178) nella classifica Human Development Reports. Oltre la metà della popolazione vive sotto la soglia di povertà. L’aspettativa di vita, secondo la CIA World Factbook, è scesa da 46,6 anni del 2002 a 44,4 del 2009, mentre il Pil pro capite è diminuito del 25 per cento dal 2004 al 2009.

Insomma, a Kabul la pace e lontana e si avvicina il dibattito parlamentare italiano per confernare le missioni militari all’estero. Qualcuno vorrà raccontare la verità.

Davide Falcioni

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