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Acqua pubblica, un bagno di firme

Autore: . Data: martedì, 20 luglio 2010Commenti (0)

Referendum contro la privatizzazione: si voterà in primavera

Oltre un milione e 400mila firme: sono state consegnate ieri mattina presso la Corte di Cassazione per ciascuno dei tre quesiti referendari sull’acqua pubblica. Chiedono la sua ‘ripubblicizzazione’, contro la privatizzazione di un “bene comune dell’umanità”.

Ieri mattina, a Roma in piazza Navona, si è svolta la ‘festa’ per il raggiungimento dell’obiettivo (e si voterà la prossima primavera, anche se il quorum è sempre un ostacolo assai arduo da superare): “Questo primo risultato – ha commentato Guido Barbera, presidente del Cipsi, che ha consegnato le firme in Cassazione insieme ad altri sette promotori – consegna il referendum per l’acqua pubblica alla storia di questo Paese. In tre mesi abbiamo raccolto il maggior numero di firme rispetto a tutte le altre esperienze referendarie italiane”. Dunque, “con il migliore dei presupposti possibili comincia da qui l’avventura, un lungo percorso che ha come prossima tappa 25 milioni di votanti nel 2011, e se per alcuni sono solo numeri per noi rappresentano invece la storia del nostro futuro”.

Alla kermesse di piazza Navona hanno partecipato gli ‘artisti per l’acqua’, i rappresentanti delle associazioni e dei comitati territoriali, “ma soprattutto il popolo dell’acqua, quello che si è mobilitato nella raccolta delle firme in questi tre mesi di campagna referendaria”, ha osservato ancora Barbera.

I tre quesiti si pongono l’obiettivo di abrogare la legge approvata dall’attuale governo e le norme approvate da altri governi in passato, che andavano comunque nella direzione – accusano i promotori – di considerare l’acqua una merce e la sua gestione finalizzata a produrre profitti.

Dal punto di vista normativo, l’approvazione dei tre quesiti rimanderà, per l’affidamento del servizio idrico integrato, al vigente art. 114 del Decreto Legislativo n. 267/2000. Che prevede il ricorso alle aziende speciali o, in ogni caso, ad enti di diritto pubblico che qualificano il servizio idrico come strutturalmente e funzionalmente “privo di rilevanza economica”, servizio di interesse generale e privo di profitti nella sua erogazione.

In caso di successo referendario si aprirebbe la strada all’approvazione della legge d’iniziativa popolare, già consegnata al Parlamento nel 2007 dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua, corredata da oltre 400mila firme di cittadini: “E si riaprirebbero la discussione e il confronto sulla ‘rifondazione’ di un nuovo modello di pubblico – ha continuato il presidente del Cipsi – che può definirsi tale solo se costruito sulla democrazia partecipativa, il controllo democratico e la partecipazione diretta dei lavoratori, dei cittadini e delle comunità locali”.

Dall’opposizione sono giunti ieri commenti positivi al raggiungimento dell’obiettivo-firme: “Il referendum sull’acqua – ha commentato Ermete Realacci, ex di Legambiente e oggi responsabile ‘green economy’ del Pd – è uno strumento importante per non far calare l’attenzione su un tema tanto importante per i cittadini e soprattutto il milione e quattrocentomila firme raccolte dal comitato promotore, oltre ad essere un ottimo risultato, rappresenteranno una leva notevole per fare pressione sulla politica e sul Parlamento per cambiare gli errori della pessima legge proposta dal Governo Berlusconi”.

Più articolata l’opinione del segretario del Prc, Paolo Ferrero: “‘Dopo la straordinaria dimostrazione di coscienza e di mobilitazione, bisogna dare subito vita ai comitati unitari per il si. I referendum sono indispensabili per riportare l’acqua, bene comune per la vita, nelle mani della cosa pubblica e impedire esorbitanti aumenti delle tariffe e un peggioramento della qualità del servizio”. Perciò Rifondazione comunista e la Federazione della sinistra “hanno sostenuto con determinazione la campagna per la raccolta di firme per i tre quesiti referendari: per fermare la privatizzazione dell’acqua, aprire la strada della ripubblicizzazione ed eliminare i profitti sull’acqua come bene comune ‘acqua’. Col deposito delle firme in Cassazione – ha aggiunto Ferrero – si apre una nuova prospettiva per il Paese e per chi è impegnato a costruire un’alternativa al sistema neoliberista in crisi, a chi vuol far pagare tutto alle lavoratrici, ai lavoratori e alle fasce più deboli della popolazione. Le misure antipopolari e inique della Finanziaria e la privatizzazione dell’acqua, che favorisce speculazioni e multinazionali – ha concluso – sono due facce della stessa politica fatta di profitti per pochi e sacrifici per molti, dar vita ai comitati unitari per il sì è il prossimo impegno immediato contro lo sfruttamento e l’ingiustizia”.

Anche sul terreno sociale, che una volta si sarebbe definito ‘terzomondista’, è giunto un plauso al risultato di ieri. “Il fatto straordinario di questa vittoria – ha esultato padre Alex Zanotelli, missionario comboniano ed ex direttore di ‘Nigrizia’ – è che avviene in un momento in cui nessuno si sarebbe aspettato che potesse avvenire. Mai come oggi il mercato ha stravinto, mai come oggi l’unica legge che abbiamo è quella del profitto. Andare a chiedere ai cittadini italiani in un momento come questo di tirar fuori l’acqua dai mercati e tirar fuori il profitto dall’acqua è il massimo”. Ora però inizia una sfida, secondo il sacerdote, a partire da “una sensibilità di fondo che deve far capire a chi governa questo Paese che non sta rappresentando più la gente”.

Per quanto lo stesso Zanotelli non si nasconda alcuni problemi, dentro e fuori il suo ‘mondo’: “Ci sono due categorie che non abbiamo coinvolto. I giovani, innanzitutto, visto che le firme sono arrivate dai 35 anni in su”. Inoltre, “la Chiesa italiana, la Cei e i vescovi, le parrocchie, le chiese, le diocesi: dobbiamo far capire loro che questo è un problema fondamentale”. Non sarà affatto semplice, con i tempi che corrono.

Paolo Repetto

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