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Viareggio, la strage e gli sciacalli

Autore: . Data: lunedì, 28 giugno 2010Commenti (0)

Un anno fa morirono 32 persone. Lo sdegno dei Comitati contro Fs e politici

“Come un terremoto, come un tornado, ho avvertito uno spostamento d’aria e il pavimento muoversi”. La sensazione di un ragazzo viareggino, raccolta a caldo nella notte del 29 giugno 2009, aveva già il sapore della strage, negli stessi minuti in cui accorrevano i mezzi di soccorso sul luogo dell’esplosione di un vagone carico di gpl, in via Ponchielli (InviatoSpeciale ha già ricostruito fatti e polemiche del disastro nell’articolo visibile qui).

Domani ricorre l’anniversario di quel dramma. Un giorno segnato in blu sul calendario di un’intera città, scolpito nelle esistenze dei familiari delle vittime e dei ferrovieri che vivono sulla pelle l’insicurezza quotidiana connessa a tanti aspetti del loro lavoro. I protagonisti (loro malgrado) del 29 giugno viareggino chiedono giustizia, da un anno. Più volte sono stati a Roma, per chiedere alla politica di fare la sua parte e anche per protestare contro la strategia difensiva adottata dalle Ferrovie, che si è autoscagionata da ogni responsabilità (ulteriori dettagli nell’articolo visibile qui).

Eppure la giornata del ricordo è già funestata dalle polemiche della vigilia. Di cui gli stessi protagonisti involontari sono ancora una volta vittime innocenti. Già, perché familiari e cittadini toccati a diverso titolo dalla tragedia hanno chiesto semplicemente, nelle scorse settimane durante gli incontri preparatori con il Comune, di vivere la cerimonia del ricordo con la loro gente: i soccorritori, gli indignati e tutti coloro che li accompagnano nella ricerca della verità da un anno.

Invece no: “Apprendiamo da ‘Il Tirreno’ di oggi (l’edizione del 25 giugno, ndr) – hanno scritto in una lettera Riccardo Antonini e Daniela Rombi, responsabili di ‘Assemblea 29 giugno’ e de ‘Il Mondo che vorrei’ – che alla manifestazione per ricordare le 32 vittime della strage, per sostenere i familiari, i feriti, i sopravvissuti di questa immane tragedia, parleranno anche i politici. Questi non erano i patti stipulati tra gli organismi sorti dopo il 29 giugno e l’Amministrazione comunale. Innanzitutto chiediamo il rispetto di questo accordo frutto di sei (6) riunioni in Comune. Inoltre, apprendiamo dal ‘Corriere della Sera’ che Moretti, alla chetichella, è stato confermato Amministratore delegato delle ferrovie. Un’offesa alla città di Viareggio ed ai familiari delle vittime che in queste settimane hanno raccolto 10.000 firme affinché il sig. Moretti non ricoprisse mai più quella responsabilità. Tra l’altro uno dei politici che deve (!) parlare alla manifestazione del 29 giugno (indicato in queste ore dal Sindaco di Viareggio) sarebbe il ministro dei Trasporti, sig. Matteoli, che dopo la strage, da subito, ha difeso a spada tratta il sig. Moretti e sostenuto la sua rinomina. Queste sono ‘novità’ che offendono la nostra città ed uccidono per una seconda volta le vittime della strage. Lealtà e rispetto degli accordi condivisi!”.

Lo sdegno dei Comitati fa seguito ai dispacci di agenzia che hanno reso nota la presenza del ministro Matteoli e dei massimi rappresentanti delle Fs alla commemorazione di domani. Alla stampa, e al sindaco di Viareggio Lunardini, i familiari delle vittime e chi li appoggia nella loro battaglia per la verità e la giustizia hanno dunque fatto sapere senza giri di parole che “l’eventuale presenza del ministro Altero Matteoli e dei vertici delle Ferrovie alla commemorazione della strage di Viareggio è sgradita”.

Ma alle prese di posizione dei Comitati ufficiali si sono aggiunte le proteste dei singoli cittadini, che deplorano ogni strumentalizzazione politica, vissuta come un oltraggio alla sofferenza di chi non può farsi una ragione della morte di 32 persone, di chi non si è mai ripreso dalle conseguenze del “terremoto” e del “tornado” che hanno devastato nel profondo una comunità.

“Scrivo per esprimere tutta la mia indignazione per le sue ultime decisioni – ha scritto due giorni fa al suo primo cittadino la viareggina Nicoletta Gemignani – chi le scrive pensa che il Sindaco rappresenti la forma di comunicazione del comune sentire di una città. Sono tra coloro che pensa che le interpretazioni dei fatti, della città come delle persone, si danno secondo a che cosa si dà più valore; credo che convenga sempre stare sulle cose, sugli avvenimenti con la testa e con il cuore, insomma con tutti noi. Sono tra coloro che pensano che ci siano momenti ed occasioni che meritano rispetto e quel tanto di pudore che non può non cogliere le brave persone di fronte ad eventi e sentimenti di estremo, infinito, inenarrabile dolore”.

Perciò, ha aggiunto Nicoletta, “il 29 non servono Ministri, Politici o Rappresentanti delle Ferrovie: non sono loro i rappresentanti del comune sentire di una città. A chi servono? Al dolore delle famiglie, degli amici, di chi da un anno si interroga e non trova nessun conforto della ragione? Il 29 serve a ricordare che ci sono troppe tragedie come quella di Viareggio, che si può morire dormendo nelle proprie case perchè chi dovrebbe pensare alla sicurezza pensa solo al profitto. Non si può accettare solidarietà da chi non si è dimostrato solidale con la vita, rispettandola con tutte le forze e con tutti i mezzi. La solidarietà è verso i Vivi; verso i morti c’è solo rispetto e ricerca della verità. La città di Viareggio aspetta giustizia. E l’aspettiamo soprattutto per tutti quei ragazzi, uomini e donne e quel pezzo di città che non esiste più. E l’aspettiamo oggi tutti insieme e ancora tutti insieme ci saremo domani, domani l’altro, tra un anno o tra dieci”.

Non tutti possono condividere un simile grido di dolore. Perciò chiunque sia in odore di sciacallaggio politico farebbe bene a rimanere a casa. Se non altro per rispetto, per quel “pudore” di cui ha scritto la cittadina Nicoletta.

Paolo Repetto

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