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Viareggio, il giorno del ricordo

Autore: . Data: martedì, 29 giugno 2010Commenti (1)

Un anno fa deragliò un vagone e fu strage. Il ministro Matteoli, “sgradito”, diserta polemicamente

Alle 23.48 di un anno fa le fiamme illuminarono a giorno tutta Viareggio: era appena esploso un carro cisterna carico di gpl distruggendo la vita di 32 persone e quella dei loro familiari. Dalle 17 di oggi la città si fermerà: arriveranno a Viareggio i volontari della Protezione civile che hanno ancora negli occhi le immagini dell’orrore, giungeranno sul posto i Comitati solidali, sorti in seguito ad altre tragedie: quelli della Moby Prince, della Casa dello Studente dell’Aquila, della scuola molisana di San Giuliano, dell’aeroporto di Linate. Coloro che pretendono verità e giustizia, tutti assieme, si riuniranno in assemblea nel pomeriggio, per discutere e condividere il lutto, la tragedia, la speranza. Proprio mentre i soccorritori si daranno appuntamento a poche centinaia di metri, preparandosi a loro volta al toccante evento della serata, dedicato al ricordo dell’orrore.

Alle 20, allo stadio dei Pini, dove si svolsero i funerali solenni e 30mila persone si strinsero attorno ai familiari, comincerà la cerimonia aperta alla partecipazione di un’intera città. Poi partirà il corteo per le vie di Viareggio fino a raggiungere via Ponchielli, la strada che corre parallela alla ferrovia e che fu dilaniata dall’esplosione. Qui i manifestanti aspetteranno le 23.48: verrà interrotta per un minuto l’energia elettrica, un treno di passaggio suonerà la sirena e una campana batterà 32 rintocchi.

Alla cerimonia avrebbe dovuto partecipare anche il ministro dei Trasporti, Altero Matteoli, insieme ai vertici delle Ferrovie. Mezz’ora dopo il lancio del dispaccio d’agenzia che diffondeva questa notizia, le Associazioni viareggine ‘Assemblea 29 giugno’ e ‘Il mondo che vorrei’ hanno ribattuto senza giri di parole e con grande dignità che quel genere di presenza istituzionale sarebbe stata “sgradita” in quanto giudicata una “strumentalizzazione di basso profilo”. Nulla di strano, se si parte dal presupposto che da quasi un anno le Associazioni chiedono le dimissioni dell’Amministratore delegato delle Ferrovie Mauro Moretti (e hanno raccolto ben 10mila firme a sostegno della loro battaglia), frettolosamente autoscagionatosi da ogni responsabilità suscitando l’indignazione di molti viareggini, e se si considera che Matteoli solidarizzò dopo la tragedia con il manager Fs.

Eppure il ministro si è molto risentito per le critiche, e lo si percepisce tra le righe della lettera indirizzata al sindaco viareggino Lunardini e per conoscenza agli organi di informazione: “‘Avevo accolto volentieri il Suo invito alla giornata commemorativa che si tiene domani (oggi, ndr) a Viareggio in occasione del primo anniversario del disastro ferroviario che causò 32 morti, numerosi feriti, danni e distruzioni. E doverosamente era mia intenzione parteciparvi in rappresentanza del Governo. Mio malgrado e pur con la coscienza assolutamente tranquilla riguardo ai rilievi che mi vengono mossi, devo tener conto dell’avviso contrario alla mia presenza manifestato da un comitato, seppur minoritario, delle famiglie delle vittime e, pertanto, non sarò presente, nel rispetto di tale valutazione”.

Curiosa presa di posizione, quella di Matteoli. Se davvero il “comitato” in questione fosse minoritario e non rappresentativo dell’umore della città o di una sua porzione consistente, non avrebbe meritato una simile attenzione istituzionale. Quante altre volte, nella storia del nostro martoriato Paese, le autorità sono state duramente contestate a margine di esequie di Stato o di altri appuntamenti seguiti a tragedie, ma non si sarebbero mai sognate di non presenziarvi? La partecipazione ad un evento così importante non vale forse qualche fischio isolato e “minoritario”, al cospetto di migliaia e migliaia di cittadini considerati vicini alle istituzioni nazionali?

Sorge il fondato dubbio che i timori del dicastero in questione (e del governo tutto) siano ben altri: è evidente che di fronte all’eventuale contestazione mossa da un intero corteo, che pretende verità e giustizia e non percepisce la vicinanza delle istituzioni, può rivelarsi opportuno girare alla larga. E il ministro, fiutata l’aria, può aver deciso di declinare l’invito, utilizzando lo strumento della surreale lettera indirizzata al primo cittadino. Comunque sia, Matteoli ha anche dichiarato di non voler “essere motivo di divisione né di turbamento in un momento in cui devono prevalere i sentimenti di solidarietà per il dolore delle famiglie delle vittime ed il rispetto per il ricordo di chi ha perso la vita”.

D’altra parte, l’aria che si respira a Viareggio è comprensibilmente pesante. Alla buona notizia legata agli sviluppi dell’inchiesta giudiziaria (recentemente il procuratore capo di Lucca Aldo Cicala ha comunicato che ad oggi ci sono altri 11 iscritti nel registro degli indagati oltre ai 7 tedeschi già sotto inchiesta per le deficitarie manutenzioni del carro cisterna poi deragliato, e InviatoSpeciale se ne è già occupato nell’articolo visibile qui) si affianca l’indigeribile novità della rielezione ai vertici delle Fs di Moretti. Una rinomina “alla chetichella”, come l’hanno definita le Associazioni viareggine, “un’offesa alla città ed ai familiari delle vittime che in queste settimane hanno raccolto 10.000 firme affinché il sig. Moretti non ricoprisse mai più quella responsabilità”.

Intanto, ad un anno dalla tragedia, sono 48 i cantieri aperti in seguito ai danni causati dall’esclusione. Il Parlamento ha dato il via libera alla legge che stanzia 10 milioni per le famiglie e le imprese, mentre le Ferrovie hanno reso noto di aver anticipato circa sette milioni di euro di indennizzi. Mancano invece all’appello altri 6,5 milioni di euro, necessari – secondo il presidente della Regione, e Commissario alla ricostruzione di Viareggio, Enrico Rossi – per costruire il nuovo sottopasso ferroviario.

E proprio Rossi è intervenuto ieri per esprimere la sua vicinanza ai familiari delle vittime, con un’accorata lettera aperta: “Anche quando via Ponchielli sarà ricostruita – ha affermato – anche quando i familiari delle vittime e i feriti avranno avuto i doverosi risarcimenti, anche quando il giardino della memoria sarà una realtà, anche quando questa tragedia apparirà non meno terribile, ma soltanto un po’ più sopportabile, non dovremo diminuire il nostro impegno. Anche quando il mio compito di Commissario per la ricostruzione sarà terminato, perché tutto ciò che dovevamo fare sarà stato fatto e molto sarà stato ottenuto – ha continuato Rossi – neppure allora avremo esaurito i nostri rispettivi compiti”. ‘Il nostro dovere – ha aggiunto – sarà di continuare con la stessa determinazione e la stessa coerenza che avete mostrato fin qui, dovremo insistere, agire con quella ammirevole tenacia di cui avete dato prova in questi lunghi, lunghissimi, dodici mesi, dovremo essere certi che la Giustizia compia, e per intero, il suo corso”.

Riguardo al discusso tema della sicurezza ferroviaria (non va dimenticato che l”Assemblea 29 giugno’ è nata anche per iniziativa di lavoratori del settore da tempo impegnati contro il dramma degli infortuni sul lavoro), Rossi ha osservato che “dovremo fare in modo che, a partire dai binari della stazione di Viareggio, cresca la cultura della sicurezza nel trasporto ferroviario e si estenda a tutti i binari d’Europa. Maggiori garanzie, minore velocità nell’attraversamento dei centri abitati, seri e accurati controlli sui materiali e, in generale, più alti standard di sicurezza: questo continueranno a chiederci le 32 vittime e i molti feriti, prima ancora che le nostre coscienze”.

Su questo tema si sono espressi ieri anche i lavoratori delle Fs che si riconoscono nella storica rivista ‘Ancora in marcia!”: “Abbiamo chiesto a tutti i macchinisti che domani passeranno nella stazione di Viareggio – spiega una nota – di emettere in arrivo tre lunghi fischi per ‘far sentire’ a tutta la città la vicinanza e la solidarietà dei ferrovieri italiani”.

Una loro delegazione sarà presente al corteo di oggi “per marcare la vicinanza ai familiari e ai cittadini di Viareggio, e nello stesso tempo sottolineare la distanza che ci separa, nei metodi e nei sentimenti, dai dirigenti Fs che, dal giorno del disastro, hanno avuto atteggiamenti così cinici da rasentare il disprezzo per le vittime e i loro cari. Noi, come lavoratori del settore – hanno concluso i ferrovieri – contrariamente ai vertici Fs, ci sentiamo pienamente coinvolti nell’incidente e vogliamo dare un contributo alla memoria delle vittime non solo con la partecipazione emotiva al dolore dei familiari, ma mettendo anche a disposizione dei comitati le nostre conoscenze tecniche senz’altro utili alla battaglia comune in atto per migliorare le condizioni di sicurezza del trasporto ferroviario”.

Paolo Repetto

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Commenti (1) »

  • davide ha detto:

    Complimenti a Paolo Repetto per il suo articolo e a Inviato Speciale per aver fatto il suo dovere di informare. Nel giorno della morte di Taricone, la strage di 32 “signori nessuno” di solo un anno fa è sparita dalle cronache di tutti i TG!

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