Usa: nessuno sconto al Vaticano per la pedofilia
La Corte Suprema non riconosce l’immunità alla Chiesa cattolica
La Corte Suprema degli Stati Uniti ha ritenuto di non far valere l’immunità del Vaticano in quanto stato sovrano in una causa intentata per le vicende legate alle molestie sessuali da parte di sacerdoti cattolici.
Ieri i supremi giudici hanno confermato la decisione di una corte d’appello di togliere l’immunità alla Santa Sede per un caso di pedofilia da parte di un sacerdote cattolico in Oregon, respingendo così l’appello che aveva avanzato il Vaticano.
In questo modo la decisione della Corte d’appello diventa definitiva e il processo può passare allo stadio successivo.
Il caso in questione riguarda un causa intentata nel 2002 da un uomo dello stato di Washington e relative a molestie subite da un sacerdote irlandese negli anni Sessanta.
L’uomo aveva accusato il Vaticano di aver “cospirato” con l’arcidiocesi di Portland per proteggere il sacerdote, già accusato di molestie nel suo Paese, spostandolo prima dall’Irlanda a Chicago e poi a Portland, sebbene il religioso avesse ammesso i fatti.
L’uomo ha accusato anche il Vaticano di non aver allontanato e tanto meno sanzionato l’uomo.
La corte d’appello aveva stabilito che vi possono essere eccezioni all’immunità di stati sovrani stranieri, e che vi sono abbastanza collegamenti tra la Santa Sede e il sacerdote sotto accusa da poter considerare il religioso un ‘dipendente’ del Vaticano in base alla legge dell’Oregon.
Contro la decisione della Corte d’appello aveva presentato ricorso un avvocato che rappresenta il Vaticano, sostenendo che la Santa Sede non poteva esser ritenuta colpevole di comportamenti di singoli sacerdoti di singole diocesi. Tesi evidentemente non accettata dai giudici.


Lascia un commento