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Sudafrica: un calcio al pallone e uno ai diritti

Autore: . Data: mercoledì, 23 giugno 2010Commenti (0)

Amnesty International denuncia gravi violazioni dei diritti. Si nascondono i poveri per non farli vedere in tv

L’attenzione di tutto il mondo è concentrata sui Mondiali di calcio ed Italia impazza la polemica sulle prestazioni poco confortanti degli atleti-milionari azzurri. Intanto, però, Amnesty International ha denunciato lo scarso rispetto dei diritti umani in Sudafrica, il Paese che ospita campionato .

Ha scritto l’associazione in un documento: “Vi è stato un incremento delle operazioni di polizia nei confronti di venditori ambulanti, cittadini sudafricani senza fissa dimora, rifugiati e migranti che vivono in insediamenti informali o in quartieri poveri ad alta densità abitativa. La polizia si è resa responsabile di irruzioni, arresti arbitrari, maltrattamenti, estorsioni e distruzioni di insediamenti informali. Queste ultime sono state effettuate senza preavviso, predisposizione di un alloggio alternativo adeguato e risarcimento, in violazione delle leggi internazionali che proibiscono gli sgomberi forzati”.

Per comprendere meglio la situazione è necessario fare passo indietro: la Fifa, l’ente organizzatore dei campionati, ha imposto che nei pressi degli stadi non vi fossero venditori ambulanti e tanto meno insediamenti abusivi di “senza fissa dimora”.

Secondo la federazione internazionale si trattava di condizioni indispensabili per tutelare l’immagine della manifestazione agli occhi di tutto il mondo. La polizia sudafricana, così, ha iniziato gli sgomberi forzati dei “siti ad accesso controllato”.

Le sanzioni per chi non rispetta i regolamenti  arrivano a 10.000 Rand, ovvero 1.100 euro di multa (una cifra astronomica per quel Paese) e fino a sei mesi di reclusione.

Johan Burger, un ricercatore presso l’Istituto di studi sulla sicurezza di Pretoria, un organismo indipendente sostenuto dalla Svizzera, ha descritto in questo modo la situazione sudafricana: “Un fattore preponderante è il fossato sempre più grande che separa ricchi e poveri. Le aspettative di una gran parte della popolazione non sono state ancora soddisfatte. Da quasi 20 anni agli abitanti delle township è stata promessa l’acqua, l’elettricità, un’esistenza decente, ma nulla è cambiato. La frustrazione è un terreno fertile per la violenza”.

Lo studioso, quindi ha spiegato ancora: “Da uno studio effettuato su giovani svaligiatori, abbiamo potuto constatare che la maggior parte di loro non era cosciente di aver commesso qualcosa di riprovevole. Quando vivete ad Alexandra, una township povera a nord di Johannesburg, e vedete passare ogni giorno dei 4×4 lussuosi che si recano a Sandton, il quartiere più chic della città, vi dite che avete pure voi diritto a una parte della torta. E oggi il modo più facile per ottenerla è con la violenza”.

Pochissimi tra gli spettatori dei Mondiali conosce questa situazione e nessuno degli inviati sportivi si è degnato di raccontarla ai propri lettori.

Intanto, per reagire alla pressione della polizia indotta dalla Federazione internazionale, a maggio i venditori ambulanti hanno dato vita ad una protesta di fronte al centro operativo della Fifa di Soweto, chiedendo la fine degli sgomberi forzati e la possibilità di guadagnarsi da vivere vendendo i propri prodotti anche vicino egli stadi. In alcune occasioni si sono verificati violenti scontri con la polizia.

Burger per far comprendere lo stato delle cose fa notare che ogni anno 18 mila persone siano vittima di omicidi e che “si tratta prima di tutto di giovani di colore, di età compresa tra i 18 e i 26 anni. Circa l’80 per cento degli omicidi sono commessi nella cerchia famigliare o delle relazioni più strette”. Ed ancora: “Da uno studio condotto in una township della provincia di Northern Cape, è emerso che i crimini avvengono soprattutto durante il fine settimana. Le persone pagate settimanalmente rientrano dal lavoro, si ubriacano e poi litigano. Visto che vi sono ancora in circolazione molte armi da fuoco, l’esito di queste dispute è spesso fatale. In generale, i neri sono proporzionalmente più spesso vittime della criminalità rispetto ai bianchi”.

In questo quadro se i servizi allestiti Mondiali di Calcio hanno migliorato la vita di una parte della popolazione, la stessa cosa non si può dire nei confronti delle fasce più povere che per altro dovendo ‘scomparire’ sono potenzialmente vittime della repressione delle forze dell’ordine, in nome dell’immagine del Campionato e della sicurezza di turisti e degli appassionati di calcio che in questi giorni si trovano in Sudafrica.

Secondo Amnesty International: “In primo luogo le enormi risorse che sono state investite (in larga parte per soddisfare i requisiti della Fifa) per l’organizzazione dei Mondiali di calcio, avranno conseguenze sull’incolumità e la sicurezza dei cittadini sudafricani, soprattutto di coloro che vivono nei quartieri più poveri dove la prevenzione del crimine e l’efficacia delle operazioni di polizia costituiscono già ora una seria sfida. I rifugiati e i migranti, che già non ottengono una protezione adeguata dagli attacchi xenofobi, potranno essere ancora più vulnerabili. In secondo luogo, la priorità accordata alla protezione dei visitatori può spingere la polizia a un abuso della forza letale contro presunti criminali, in modo non conforme agli standard del diritto internazionale. Nel 2009, Amnesty International e altri organismi hanno documentato un aumento dei casi di tortura di sospetti criminali nel corso delle indagini, di uso della forza eccessiva contro i manifestanti e delle morti a seguito di abuso della forza letale. Nella provincia del KwaZulu-Natal, negli ultimi due anni, i casi di persone uccise con colpi di arma da fuoco dalla polizia sono aumentati del 47 per cento”.

Non vi sono dubbi che la preparazione dei Mondiali ha creato alcune opportunità temporanee d’impiego e il miglioramento delle infrastrutture o dei trasporti pubblici, ma le proteste delle comunità povere testimoniano come tuttora gran parte dei cittadini sono esclusi dai benefici derivanti dall’organizzazione del campionato.

“I requisiti stabiliti dalla normativa della Fifa – secondo l’associazione per la difesa dei diritti umani- che prevedono ampie zone di esclusione in cui non sono consentite attività economiche informali, sono visti come particolarmente dannosi nel contesto di un paese in cui ampia parte della popolazione basa la propria sopravvivenza sui proventi dell’economia informale. Uno dei principali obiettivi della campagna di Amnesty International sul Sudafrica è un accesso maggiore e non discriminatorio ai servizi sanitari per l’Hiv, riguardanti prevenzione, trattamento e cure, specialmente per le donne nelle zone rurali interne”.

Per questo Amnesty chiede di “porre fine agli arresti arbitrari e alle altre violazioni dei diritti umani collegate alla legislazione locale e ai regolamenti derivanti dalle norme Fifa, ai danni dei cittadini sudafricani poveri, in particolare i venditori ambulanti, e dei migranti” ed invoca “un’indagine esauriente e indipendente sulle denunce di violazioni dei diritti umani ad opera della polizia e delle autorità di governo locali e assicurare l’accesso alla giustizia e ai risarcimenti alle persone colpite”,

Secondo l’associazione è necessario  “assicurare che l’uso della forza da parte della polizia a scopo di mantenimento dell’ordine pubblico sarà sempre proporzionato e in linea con gli standard internazionali sui diritti umani”, mentre al contempo bisogna “garantire la rapida applicazione di meccanismi efficaci di prevenzione e di risposta alle emergenze così come di misure adeguate per combattere l’impunità per i crimini commessi contro i rifugiati e altre persone che necessitano di protezione internazionale”.

Infine, l’organizzazione umanitaria chiede di “accrescere gli sforzi per contrastare le violazioni dei diritti delle donne all’uguaglianza e alla dignità, che costituiscono elementi fondamentali dei programmi di prevenzione e di trattamento dell’Hiv”.

Insomma, oltre le dispute tra gli errori di Lippi e le figuracce della nazionale, un universo drammatico sta dietro il luccichio delle “notti mondiali”. Ma non sembra interessare a calciofili e calciatori, troppo occupati i primi a domandarsi come stia la schiena di Buffon ed i secondi a calcolare i propri lauti guadagni, comunque assicurati a prescindere dalle prestazioni in campo.

Davide Falcioni

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