Strage di Viareggio, l’inchiesta ad una svolta?
Le ipotesi degli inquirenti sulle responsabilità delle Fs, a quasi un anno dal disastro
Il 29 giugno ricorre l’anniversario della strage di Viareggio, 32 morti in seguito al deragliamento di un vagone carico di gpl, nei pressi della stazione cittadina (InviatoSpeciale ha seguito gli sviluppi della vicenda nell’articolo leggibile qui).
Le recentissime indiscrezioni rese note dal “Corriere della sera” rivelano clamorosi sviluppi nell’inchiesta: dopo che a più riprese nel corso di quest’anno i familiari delle vittime e i ferrovieri più sensibili al tema dell’insicurezza sui binari avevano messo in dubbio le versioni “ufficiali”, quelle fatte circolare dai vertici delle Ferrovie secondo cui la Rfi (la Rete Ferroviaria Italiana, che è titolare delle infrastrutture, dai binari al movimento dei treni fino alle manutenzioni e alla gestione della circolazione) non avrebbe avuto alcuna responsabilità nel dramma, i dossier depositati dai periti insieme alle notizie trapelate dalla procura suffragherebbero le tesi dei cittadini alla ricerca della verità .
La Procura di Lucca, infatti, scrive il ‘Corriere’, “sarebbe arrivata alla conclusione che non è stato fatto tutto il necessario per rendere sicura la rete sulla quale circolano i treni ed evitare, quindi, incidenti come quello di Viareggio”. Gli inquirenti fanno riferimento ad una vecchia disposizione interna scritta e protocollata dalla direzione tecnica di Rfi nella quale si indicavano come pericolosi i picchetti che servono a tracciare le curve. “Nella stessa disposizione – si legge ancora – si diceva che sarebbero stati gradualmente eliminati, cosa però mai avvenuta, se non sulle linee dell’alta velocità dove i picchetti non ci sono più. I magistrati sono convinti che sarebbe stato proprio un picchetto a squarciare la cisterna dalla quale è fuoriuscito il gpl. E in questo caso da un punto di vista penale farebbe la differenza averli sostituiti (esistono sistemi ottici alternativi) o averli tenuti pur sapendo che non sono sicuri”.
L’amministratore delegato di Rfi, da quattro anni, è l’ingegner Michele Mario Elia, e comunque eventuali nuovi inquisiti sono ancora tutti formalmente da iscrivere nel registro degli indagati. Tale circostanza lascia un ampio margine di dubbio nei più scettici: non sarà che le nuove indiscrezioni trapelate dalla Procura e rese note dal “Corriere” rappresentano una densa cortina fumogena per tranquillizzare i viareggini esasperati, proprio in vista del tragico anniversario?
Sarebbe lecito pensarlo. Per quanto sia invece auspicabile l’avvio di un percorso che conduca alla verità . A tutt’oggi gli indagati sono sette, tutti tedeschi, con ipotesi di reato che vanno dall’omicidio colposo plurimo ad incendio colposo e disastro ferroviario. Tra questi compaiono Joachim Lehamann, Andreas Schröter e Uwe Kriebal, dirigenti dell’officina Jugenthal di Hannover, dove fu controllato il pezzo che poi si ruppe facendo deragliare il treno. “Era una boccola – ricorda il ‘Corriere’ – cioè una specie di enorme cilindro che si trova alle estremità di ognuna delle ruote del treno”.
Se invece si scoprisse che i picchetti erano danneggiati, questi ultimi – come già ricordato – fanno parte della strumentazione di cui è responsabile Rfi. La quale si è invece autoscagionata nelle relazioni presentate dai periti di parte: lo squarcio sul fianco della cisterna sarebbe infatti da attribuire all’impatto con “un pezzo della controrotaia di uno scambio” che nello schianto fu “piegata a zampa di lepre”. La controrotaia non è un pezzo sostituibile né è possibile piazzarla in modi alternativi. “Quindi se Rfi avesse ragione (cosa di cui si è convinto anche Mauro Moretti) – scrive ancora il ‘Corriere’ – nessuno potrebbe attribuirle la responsabilità dello squarcio”.
Purtroppo, siamo ancora alle schermaglie. Il processo si annuncia ancora lontano non soltanto a causa delle lungaggini (probabilmente inevitabili) legate agli sviluppi controversi degli accertamenti tecnici, ma anche per effetto della tempistica delle rogatorie internazionali e delle procedure per tradurre i documenti forniti dalla Gatx, la proprietaria del vagone deragliato, e della Jugenthal, che controllò l’asse del carro nel novembre 2008 senza accorgersi della grave imperfezione della boccola, principale causa del disastro.
Per quanto le domande e i dubbi continuino a circondare il caso-Viareggio, stupisce la disattenzione degli altri media e della politica in seguito alle indiscrezioni del ‘Corriere’. Basti pensare che l’unica dichiarazione di commento ‘passata’ dalle agenzie di stampa in questi giorni riguarda una deputata del Pd, Raffaella Mariani. La parlamentare si è limitata a chiedere che coloro i quali indagano sulla strage di Viareggio “siano messi nelle condizioni di poter accelerare e approfondire con ogni mezzo, anche straordinario, la definizione delle responsabilità ”. Mariani ha auspicato inoltre che “già in occasione dell’anniversario del tragico evento si possa sapere qualcosa di più, bisogna trovare presto i responsabili”.
E sempre in vista del fatidico 29 giugno, “la cappella del Tempio del Sacrario delle vittime di Viareggio – ha reso noto la Santa Sede – sarà fregiata di un nuovo, prezioso crocifisso”. E’ stato lo stesso Benedetto XVI a donare l’opera decorata in argento e raffigurante Cristo in croce, “che sarà posta sull’altare del nuovo sacrario al Camposanto dell’Arciconfraternita”.
Il crocifisso sarà inaugurato il 28 giugno alle 18.30 nel corso di una cerimonia alla presenza dell’arcivescovo di Lucca, Italo Castellani. L’indomani, invece, ci sarà la manifestazione per non dimenticare e per pretendere giustizia: appuntamento alle ore 20.15 allo stadio dei Pini di Viareggio. Un’ora dopo partirà il corteo che si concluderà alle 23.30 in via Ponchielli, luogo della strage. Qui i cittadini attenderanno le 23.48, ora in cui è avvenuto il deragliamento.
Paolo Repetto


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