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Marea nera, le centrifughe di Kevin Costner

Autore: . Data: martedì, 22 giugno 2010Commenti (0)

La Bp ha ordinato macchinari all’azienda co-fondata dall’attore

La British Petroleum ha ordinato 32 macchinari utili a separare l’acqua dell’oceano dal greggio fuoriuscito dalla nave in Messico dall’azienda che ha tra i suoi fondatori l’attore Kevin Costner. Le prime tre centrifughe (in grado di filtrare quasi due milioni di litri di acqua al giorno) sono state montate su una chiatta e dispiegate già in questo fine settimana: Costner si è recato su il posto insieme ai responsabili della Bp per esaminare la situazione.

Lo scorso 10 giugno Costner era stato invitato a testimoniare davanti alla sottocommissione della Scienza e della Tecnologia della Camera dei Rappresentanti sulla fuga di petrolio provocata dall’esplosione della piattaforma Deepwater Horizon nel Golfo del Messico. Prima dell’attore era stato sentito anche James Cameron, regista di film di successo come “Titanic” e “Avatar”. Cameron, che fece anche costruire speciali sommergibili per il suo film “Abyss”, aveva illustrato una nuova tecnica sottomarina per mettere fine alla fuoriuscita di petrolio nell’oceano.

Costner ha raccontato ai membri della commissione di essere rimasto molto colpito dalla catastrofe della Exxon Valdez, petroliera incagliatasi sulle coste dell’Alaska nel 1989: “Da allora ho deciso di investire risorse personali per sviluppare un sistema efficace di pulizia delle maree nere”.

Sul disastro ecologico è intervenuta ieri anche la Santa Sede, attraverso un editoriale diffuso ieri da Radio Vaticana e firmato dal direttore della Sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi: “La marea di petrolio che da due mesi si sta riversano nel Golfo del Messico è un disastro ecologico epocale paragonabile a quelli avvenuti a Bhopal nel 1984, in India, o all’incidente della centrale nucleare di Chernobyl del 1986″.

“Sono ormai due mesi – ha sostenuto il portavoce vaticano – che un fiume di petrolio si riversa nel Golfo del Messico dalla perforazione del fondale rimasta aperta dopo l’esplosione di una piattaforma della Bp. Le dimensioni del disastro – ha aggiunto – sono difficilmente calcolabili, ma sono certamente enormi e continuano ad allargarsi. Vengono alla mente – ha proseguito Lombardi – altri gravissimi disastri ambientali connessi alle attività umane”, come appunto quello della fabbrica chimica di Bhopal o quello della centrale nucleare di Chernobyl.

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