La Nazionale dei palloni sgonfiati
Campione del mondo in carica, l’Italia ha esordito ieri con un pareggio
Campione del mondo in carica, ma non certo favorita. L’Italia ha esordito ieri sera a Città del Capo, pareggiando 1-1 e inaugurando il suo Mondiale con una prestazione a due facce, che lascia intatti i dubbi sulla qualità tecnica della squadra stessa. Il Paese, dal canto suo, è quello di sempre: 50 milioni di Commissari tecnici appollaiati sul trespolo della critica a commentare acidamente, mentre quello realmente in carica (lo strapagato Marcello Lippi, pronto a cedere il posto a Cesare Prandelli, nominato nuovo ct poco prima della partenza dei convocati per il Sudafrica), che aveva promesso grinta e ardore nella conferenza stampa alla vigilia del match d’esordio, ha commentato il pareggio incolpando la sfortuna e l’imprecisione dei suoi attaccanti.
Sullo sfondo permane un ottimismo di fondo, che accomuna (almeno nelle dichiarazioni ufficiali) Commissario tecnico e giocatori: si vedrà quanto giustificato. Intanto però giova ricordare che a metà strada tra la finalissima di Berlino 2006 e gli albori di Città del Capo 2010 si sono disputati gli Europei, ai quali la Nazionale è stata eliminata ai quarti di finale. L’attuale “rosa” di giocatori italiani si avvicina molto di più agli sconfitti del 2008 piuttosto che ai campioni di Germania. E ai nove reduci dell’exploit di quattro anni fa (Buffon, Cannavaro, Zambrotta, Camoranesi, De Rossi, Gattuso, Pirlo, Gilardino, Iaquinta) si affiancano ad altri quattordici convocati tra mille dubbi e paure, con l’urgenza di rimpiazzare prime scelte via via accantonate.
Così si è giunti ad un team rinnovato più per costrizione che non per scelte consapevoli, mentre alcuni “senatori” rimasti in formazione (come Cannavaro) hanno quattro primavere in più sulle spalle rispetto ai tempi d’oro di Berlino, e nello stesso tempo taluni giocatori di punta (pensiamo al centrocampista De Rossi, l’autore del pareggio di ieri) giungono all’appuntamento mondiale fiaccati da una stagione durissima e nemmeno troppo esaltante.
Comprensibilmente, Marcello Lippi ha rigettato il pessimismo e prova a tirare dritto. Consapevole del fatto che le critiche lo accompagneranno in ogni caso, e comunque tra un mese si potrà ritirare a godersi il lauto ingaggio in quel di Viareggio, là dove risiede.
Nei commenti del post-partita, c’è stato spazio anche per la critica (da parte dell’ambiente-Nazionale) alla reiterata polemica-provocazione della Lega nord. “Abbiamo fatto gol”, hanno esultato ieri i commentatori su Radio Padania Libera al gol del centravanti sudamericano Antolin Alcaraz. “Grazie a Cannavaro che si è fatto sovrastare dal centravanti paraguayano”, ha puntualizzato velenosamente il conduttore Roberto Ortelli valorizzando ulteriormente quanto accaduto visto che il giocatore, che è napoletano, aveva affermato che parte dei premi eventualmente vinti sarà stata devoluta al comitato per le celebrazioni di 150 anni dell’Unità d’Italia in polemica con il leghista Roberto Calderoli. Al termine della gara, in conferenza stampa, è stata riportata a Marcello Lippi la provocazione padana, che ha risposto da par suo: “Non me ne frega niente”.
Il circo barnum mondiale è comunque agli albori. Le inutili polemiche (alla faccia della crisi economica e dello stato di salute del Paese) continueranno ad allietare, si fa per dire, le serate degli italiani.
Paolo Repetto


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