La crisi di Gaza
Pesanti accuse a Tel Aviv da tutto il mondo. Tornati a casa alcuni italiani rapiti, mentre una nave irlandese si prepara a forzare il blocco.
In un’intervista alla Radio Vaticana, l’arcivescovo Silvano Maria Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede presso l’Ufficio Onu di Ginevra, ha detto che l’incidente accaduto con l’attacco israeliano alla flottiglia pacifista è la riprova che “la politica adottata di questo isolamento della Striscia di Gaza non può funzionare, perchè bisogna prima di tutto dare una risposta positiva ai diritti fondamentali di cibo, di acqua, di medicinali, di educazione per la popolazione di Gaza”.
Dopo l’operazione ‘Piombo fuso’, messa in atto dal governo israeliano e che dal 27 dicembre 2008 al 18 gennaio 2009 e che ha causato 1203 vittime palestinesi, di cui 410 bambini, e 5300 feriti, la Striscia di Gaza è sigillata dalle forze militari di Tel Aviv ed un milione e mezzo di persone sono letteralmente ridotte alla fame.
Mentre il governo italiano sembra sostenere in modo acritico il governo Netanyahu qualcosa sembra muoversi a Washington, tradizionale alleato di Israele.
Secondo il ‘New York Times’, l’amministrazione Obama considera il blocco israeliano a Gaza ormai insostenibile e conta di fare pressioni per un nuovo approccio che garantisca la sicurezza di Israele, permettendo però maggiori rifornimenti al territorio palestinese.
Secondo il prestigioso quotidiano newyorkese un funzionario del Dipartimento di Stato che ha voluto rimanere anonimo avrebbe detto: “Non c’è dubbio che abbiamo bisogno di un altro approccio per Gaza. Gaza è diventata il simbolo nel mondo arabo del modo in cui Israele tratta i palestinesi, e noi dobbiamo cambiare questo. Dobbiamo eliminare l’incentivo alle ‘flotte’. Gli israeliani devono capire che questo non è sostenibile”.
Anche nel parlamento di Tel Aviv si levano proteste. “L’embargo deve finire” ha dichiarato il deputato laburista Raleb Majadele, da sei settimane vice presidente della Knesset.
“Il governo di Israele deve decidere di indire un ordine del giorno saggio e togliere l’assedio a Gaza”, ha sostenuto il primo arabo musulmano diventato ministro dello Stato ebraico.
“Mi chiedo, l’assedio ha favorito il rilascio di Gilad Shalit (il caporale israeliano rapito da Hamas nel 2006, ndr)? L’assedio è stato dannoso solo per i membri di Hamas?” ha aggiunto Majadele, che ha concluso: “La risposta è che l’assedio non ha portato alcun vantaggio e ha danneggiato Israele agli occhi della comunità internazionale. In ogni modo Israele invia beni a Gaza ogni giorno. L’assedio è durato più di tre anni. Ci ha dato qualcosa?”.
Sempre ieri è rientrata a Milano Angela Lano, una giornalista imbarcata su una delle navi del convoglio di ‘Freedom Flottilla’.
“Ci hanno attaccato con violenza inaudita. Abbiamo rischiato di morire anche noi”, ha raccontato sulla sua esperienza e spiegato che le truppe speciali “hanno sparato sulla barca turca, noi cercavamo di riprendere l’assalto ma ci hanno sequestrato il materiale di ripresa. Il momento dell’assalto è stato terribile, abbiamo avuto paura di morire. Nella sezione femminile del carcere non ci sono state violenze, ma mi hanno detto che ci sono state in quella maschile”.
Per la giornalista “la violenza che ho visto su quelle navi è stata incredibile. Siamo saliti in aereo a Tel Aviv alle 12 e siamo partiti per Istanbul all’1 di notte: sono state 12 ore interminabili. Tra l’altro non avevamo con noi alcun oggetto personale: durante il blitz e al porto di Ashdod ci hanno sequestrato tutto, dicendoci di prendere con noi solo documenti d’identità e medicinali. Sono dei ladri. Nel carcere sono stata in cella con altre tre donne: un’ebrea, una cristiana e una musulmana. C’era una grande armonia tra noi perché avevamo tutte gli stessi obiettivi”.
Joe Fallisi, un altro degli italiani sequestrati ha denunciato: “Siamo stati picchiati, prima sulla nave dai militari e poi ancora poco fa all’aeroporto di Tel Aviv. Ci picchiavano se non ci sedevamo, e dopo averci picchiati ci mandavano i medici a visitarci. Siamo stati portati in un carcere in mezzo al deserto, appena finito di costruire: sembrava lo avessero costruito apposta per noi. In prigione non ci sono state violenze, avevamo a disposizione anche una doccia”.
Manuel Zani, un altro dei partecipanti alla missione di ‘Freedom Flottila’ ha detto “L’assalto dei soldati israeliani che si sono avvicinati alla nostra nave a bordo dei gommoni sembrava una scena del film Apocalypse now. Vedere tutti quei soldati bardati, col volto coperto… Avevo paura, ma per un po’ mi sono goduto la scena. Quando abbiano capito che ci stavano per aggredire ci siamo separati in due gruppi. Io sono andato con i giornalisti nella cabina di pilotaggio per cercare di filmare quello che stava succedendo, ma ci hanno sequestrato tutto: ho perso diecimila euro di attrezzature e non so se le recupererò mai. In Israele non ci torno neanche morto, ma voglio tornare in Palestina al più presto”.
Intanto la nave ‘Rachel Corrie’ (dal nome di una pacifista americana di soli 24 anni uccisa da militari israeliani nel 2003 mentre protestava con il conducente di bulldozer dell’esercito impegnato a distruggere alcune case palestinesi.) è nel mare libico, a 400 miglia da Gaza, e dovrebbe arrivare nella Striscia sabato mattina.
Hassan Moctar, portavoce della Ireland Palestine Solidarity Campaign, ha dichiarato: “Le persone a bordo hanno rifiutato qualsiasi offerta di accordo con Israele anche perchè il contenuto del carico viola l’embargo israeliano, nello specifico trasportano materiale scolastico come quaderni e penne. Quindi si rifiuteranno di consegnare alle autorità israeliane il carico. Anche l’ambasciatore israeliano in Irlanda – ha aggiunto Moctar – ha ribadito che la nave sarà bloccata. Ma ricordiamo che il parlamento irlandese ieri ha votato alla unanimità una risoluzione in cui si dice che ci saranno serie conseguenze se la nave dovesse essere fermata. Probabilmente verrà espulso l’ambasciatore israeliano a Dublino”. Moctar ha ribadito che gli attivisti a bordo della nave “non faranno resistenza, alzeranno le mani in alto e sventoleranno bandiere bianche”
Infine sul bilancio dell’aggressione alle navi della ‘Freedom Flottilla’ circolano notizie inquietanti. Alcuni testimoni del blitz israeliano contro la nave turca ‘Mavi Marmara’ hanno messo in dubbio il numero reale delle vittime, che secondo le autorità turche è di nove morti, ritenendo che sia molto più alto.
Secondo Manuel Tapial i morti si aggirerebbero tra i 16 ed i 20, mentre la cineasta brasiliana Iara Lee, a bordo della nave per girare un documentario, ha parlato di 19 vittime.
Entrambi i testimoni hanno parlato di corpi gettati in mare dai militari israeliani, forse ammanettati, il che significa che potrebbero esserci alcuni dispersi. In più, secondo la cineasta, “ci sono molti feriti gravi che sono in ospedale a Tel Aviv, gente in fin di vita che non siamo riusciti a portar via di lì e che adesso rischia la vita”.
Anche secondo il presidente della ong turca IHH, Bulent Yildirim, che era bordo della nave ed è rientrato nella notte a Istanbul dopo essere stato rilasciato dalle autorità israeliane, il bilancio potrebbe essere più alto. “Ci hanno reso nove corpi – ha detto Yildirim – Le famiglie li identificheranno. Ma la lista dei martiri è più lunga. Ci sono delle persone disperse”, ha sostenuto.


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