Italia – Nuova Zelanda: una sfida impossibile
Il pareggio di ieri dovrebbe far capire molte cose ai cittadini italiani
Non è necessario essere esperti di calcio per capire che l’Italia del pallone è esattamente eguale a quella berlusconiana.
Gli azzurri antipatici e superbi della pedata sono come la truppa del centro destra, arrogante e dopata da una ideologia integralista e fatua.
Il commissario tecnico della Nazionale, Marcello Lippi, poi, non si distingue dal Cavaliere. Mentre il primo ha scelto i suoi calciatori pescando nelle retrovie del campionato, il presidente del Consiglio ci ha regalato ministri che in altri Paesi sarebbero stati destinati a ben altri mestieri.
I neozelandesi di ieri erano una buona squadra di seconda categoria, composta da ragazzi generosi ed atletici e dalle capacità tecniche meno che mediocri. Tuttavia, da quella lontana terra ancorata nell’immenso oceano Pacifico sono arrivate in Sudafrica persone convinte di dover offrire il meglio di se stessi ed impegnati a regalare alla propria nazione l’orgoglio di un risultato dignitoso.
I ‘kiwi’ sono meno di 4 milioni e mezzo. Sono famosi per i fantastici velisti, per la mitica formazione di rugby degli ‘All Blacks’, per i nuotatori, ma il calcio non è una tradizione nazionale. Un piccolo popolo che abita un territorio immenso e selvaggio.
C’è un’altra differenza tra Italia e Nuova Zelanda. Mentre da noi si sta varando una norma che impedirà di controllare le azioni dei potenti (limiti alle intercettazioni e divieto di pubblicazione di notizie) da quelle parti le cose vanno in altro modo.
In base alle norme sulla libertà di informazione, di recente sono state pubblicate circa 7000 pagine di estratti conto di carte di credito e sono emerse irregolarità nel comportamento di membri del governo, che con denaro pubblico hanno comperato film sexy, champagne francese, fiori per le fidanzate ed uno di loro ha anche noleggiato un aereo.
Il primo ministro, il conservatore John Key, non ha ululato contro la violazione della privacy dei politici, ma ha detto: “Se sono spese indebite, mandategli il conto”.
Uno dei ‘beccati in fallo’, l’ex ministro laburista degli alloggi, Shane Jones, colpevole di aver speso 3’000 euro pubblici per spese personali non giustificate, fra cui l’acquisto di porno, ha commentato: “Sono un adulto dal sangue caldo” e quindi ha concluso: “Non doveva succedere, ma è successo, è stata una grave mancanza, e non cerco di nasconderla”.
Il contrario esatto di quello che è accade nel Belpaese. Qui si scopre gente che paga case da milioni di euro la metà , che si fa ristrutturare l’appartamento gratis, che prende mazzette e raccomanda i parenti e si proclama per default ‘estraneo ai fatti’. C’è un premier che quando si sono diffuse alcune notizie sulle sue frequentazioni femminili o sull’uso disinvolto dei voli di Stato ha attaccato la magistratura ‘comunista’ ed i giornali ‘comunisti’ senza sentire neppure il bisogno di spiegare l’accaduto ai cittadini.
La partita di ieri è stata avvilente come gran parte di quelle giocate dagli azzurri negli ultimi anni. Lo stesso titolo Mondiale vinto nella passata edizione dei campionati fu il risultato di una combinazione tra fortuna, opportunismo e fatalità . Lo pensa il mondo intero, che ritiene l’Italia del calcio insopportabile, ma qui l’argomento è tabù.
L’Italia del calcio è la fotografia del Paese. Parlarsi addosso, nascondere ritardi e fallimenti, barare raccontando successi inesistenti è l’abitudine più diffusa del momento. E come i telegiornali e gran parte dei giornali mistificano la realtà della politica, dell’economia, della ricerca, della sanità o dell’istruzione, così i commentatori sportivi si distinguono per telecronache faziose, mistificanti, distorte. Irraggiungibile ieri la performance di Salvatore Bagni e Marco Civoli, che sembravano essere in un altro stadio.
Mentre i cittadini di Torino e dintorni non hanno visto una parte dell’incontro, perchè la Rai neppure sa più far funzionare i trasmettitori. E pensare che, una volta, un solo minuto di disservizio era considerato inaccettabile.
L’avventura calcistica della nazionale dovrebbe allora far riflettere, perchè, comunque vada a finire in Sudafrica, l’unico dato certo è che quei calciatori sono milionari senza troppe qualità e assomigliano a molti abitanti del Palazzo. Tatuaggi a parte.


Lascia un commento