Italia e diritti umani: inutili raccomandazioni?
Migranti e Romanì: il governo nel mirino dell’Onu
Che l’Italia non brillasse nel tema del rispetto dei diritti umani è cosa assai nota da tempo. Basti ricordare i respingimenti in Libia dei migranti, più volte condannati da autorevoli organizzazioni, come Amnesty International. Oppure l’arcinoto “caso Rosarno”, che segnala il grave vuoto dello Stato in certe aree del Paese, praticamente consegnate alle organizzazioni criminali.
Pochi sanno che lo scorso 9 febbraio il Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite ha rivolto al “Belpaese” ben 92 raccomandazioni: si va dalla denuncia della tratta di esseri umani ai ritardi di Roma nel recepire il Protocollo opzionale alla Convenzione contro la tortura, passando per il ‘Pacchetto Sicurezza’ e la situazione delle carceri.
Ma tra le 92 raccomandazioni espresse dall’Onu, di cui l’Italia è tenuta a dare risposta il 9 giugno, c’è anche la richiesta ufficiale per il riconoscimento di status di minoranza linguistica per Rom e Sinti.
Ebbene, il viceministro agli Affari Esteri Vincenzo Scotti ha dichiarato al Senato che, ancora una volta, il governo italiano respingerà la richiesta dell’Onu riguardante Rom e Sinti, non portando in Parlamento una proposta di legge che riconosca il loro status di minoranza linguistica.
“L’orientamento del Governo italiano – ha dichiarato la Federazione Rom e Sinti – ci rammarica e ci preoccupa. Di fatto se sarà confermato l’orientamento espresso in Commissione al Senato, l’Italia rimarrà uno dei pochi Paesi europei che nega la nostra esistenza di Sinti e di Rom, una delle minoranze più antiche presenti in Italia e la più numerosa d’Europa: 12 milioni di persone”.
E’ chiara, dunque, l’intenzione del Governo di continuare a discriminare un’etnia come quella dei cosiddetti “zingari”, sempre più relegati ai margini della società e praticamente esclusi dalla partecipazione alla vita sociale e politica italiana. Basti guardare la recente attuazione a Roma del Piano Nomadi, con gli sgomberi forzati dei Campi Rom e il trasferimento in aree super sorvegliate ai confini della città. Identica la situazione di Milano e di altre importanti città.
Discriminazioni che non tengono minimamente conto della storia di questo “popolo senza Stato”, che ha subìto l’effetto delle Leggi Razziali fasciste, l’internamento nei campi di concentramento e di sterminio. Si chiama Parrajmos (che in lingua Rom significa “divoramento”) e indica l’uccisione di oltre 500.000 “zingari”, ma è un avvenimento che purtroppo non ha suscitato un grande interesse da parte degli storici, sicché è stato trattato spesso molto marginalmente.
“Ma vogliamo ricordare ai rappresentanti governativi – continuano dalla Federazione Rom e Sinti - la nostra partecipazione alla guerra di Liberazione, una scelta di grande valore per una minoranza che non ha mai, nella sua storia, impugnato le armi, che non ha mai avuto rivendicazioni territoriali”.
Sembra dunque molto difficile da estirpare la teoria lombrosiana secondo cui i Rom siano geneticamente ladri, truffatori e nomadi. Una teoria ormai radicalizzata nell’opinione pubblica, vista la grande diffidenza che circola tra cittadini di ogni orientamento politico nei confronti di uomini, donne e bambini Rom. Come dire: tutto si può sopportare, ma uno zingaro assolutamente no.
In questo quadro un governo responsabile dovrebbe lavorare in senso inverso rispetto a quanto sta facendo, riconoscendo ad esempio che quella Rom e Sinti è una minoranza linguistica che merita di essere tutelata.
Invece si continua a cavalcare la paura, ad accentuare le tensioni e a costruire nuove barriere. Basta pensare che, a seguire dell’“Emergenza Nomadi”, l’esecutivo ha conferito poteri speciali ai prefetti di Lazio, Lombardia, Campania, Piemonte e Veneto, che potranno tranquillamente baipassare la legge pur di effettuare gli sgomberi. Naturalmente in nome della sicurezza dei cittadini italiani.
Davide Falcioni


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