Inventarsi un lavoro. In Italia
Storia di Mariangela, psicologa, che si è messa in proprio
A prima vista appariva uno “spam”, o l’ennesimo annuncio di un’agenzia interinale fiera di proporre il solito stage gratuito con il miraggio di un lavoro impossibile. Invece no. La mail di Mariangela Tripaldi offriva una consulenza gratuita per poter scrivere nel miglior modo possibile il curriculum vitae e la lettera di presentazione in un’azienda. Alquanto incuriositi, decidiamo di contattare questa giovane donna di 28 anni, all’apparenza un po’ timida.
“La mia gavetta – spiega Mariangela – è iniziata dopo aver conseguito la laurea in psicologia del lavoro, nel 2005. Poi la trafila dello stage presso le aziende, nel settore delle ‘risorse umane’. In pratica dovevo mettermi tra l’azienda e gli eventuali lavoratori, selezionando le persone più adatte alla mansione che di volta in volta veniva ricercata. Compivo una prima scrematura e indirizzavo coloro che l’avevano superata a un secondo colloquio che avveniva direttamente con un responsabile dell’azienda o chi da lui preposto. Ad esempio – continua la giovane psicologa – quando lavoravo per una società per azioni che si occupava di automobili, attingevo i candidati dal database del sito della azienda stessa, nelle banche-dati dei master di specializzazione in ingegneria, economia o giurisprudenza, e se li ritenevo potenzialmente idonei, mettevo anche un annuncio on-line, in quanto meno costoso oltre che più efficace”.
Ad ogni selezione, Mariangela riscontrava un’offerta eccessiva, per ogni singola richiesta. “Inoltre – aggiunge – il mondo del lavoro è divenuto flessibile e le stesse aziende tendono ad evitare il contratto a tempo indeterminato, perché non sanno nemmeno loro come andrà la loro attività , vivono nell’incertezza”.
All’estero, ricorda Tripaldi, “i lavori flessibili vengono pagati di più proprio perché non danno garanzie: in un certo senso c’è più onestà e più pragmatismo con i lavoratori, frutto di un’altra mentalità più in sincronia con l’effettivo andamento del mercato del lavoro. In America Il flusso continuo tra lavoratori temporanei in entrata e in uscita da una azienda è più bilanciato, non c’è ristagno come in Italia, si potrebbe definire un equilibrio dinamico bilanciato, per una serie di motivi: i posti di lavoro ‘bloccati’ sono in numero minore, le aziende tendono a investire più soldi nella formazione del personale e nella loro riqualificazione. Nel nostro Paese, invece – sostiene Mariangela – i lavoratori hanno paura di mettersi in proprio aprendosi una partita Iva, e hanno effettive minori possibilità di essere assunti per breve tempo da una azienda, essere riqualificati dalla stessa e essere pagati di più. Molte persone non sanno che esistono dei finanziamenti a fondo perduto per coloro che si aprono una attività in proprio o danno per scontato che non riusciranno ad ottenerli. Vi sono delle facilitazioni fiscali, non solo per il primo anno di attività , ma più o meno consistenti a secondo della tipologia di attività ”.
A partire da questo presupposto, Mariangela si è mostrata più coraggiosa di altri e ha aperto la sua attività (info più dettagliate su www.coachlavoro.com): “Sono un coach-lavorativo – spiega – aiuto le persone a trovare lavoro, cambiarlo e sfruttare al meglio le proprie possibilità , tenendo bene gli occhi aperti su quello che il mercato effettivamente può proporre. In questo modo posso seguire le persone e aiutarle fino al conseguimento del lavoro, cosa che prima non facevo, quando mi occupavo della prima selezione”.
Dunque la finalità della giovane psicologa è “creare una attività chiudendo definitivamente il calvario degli stage, che non portavano a nulla di stabile. Sono sincera – precisa – ho guadagnato pochissimo all’inizio, e per mantenermi facevo un altro lavoro ma adesso sono riuscita ad abbandonarlo. Ho cominciato proponendo la mia consulenza gratuitamente e poi alcune persone hanno iniziato a pagarmi. Ho collegato il mio sito web, tramite il sistema ad-sense di google, a un semplice sistema di pubblicità , che mi dà indipendenza, un minimo di guadagno e la possibilità di essere immediatamente visibile nel mondo on-line con altri siti e possibili clienti. Ho poi pubblicato e venduto degli e-book offrendo la mia consulenza. Adesso ho una piccola squadra che mi aiuta, altrimenti non ce la farei da sola, e sono molto felice, perché ho creato il lavoro che volevo fare e che mi piace di più.
Ritornando al tema dell’inadeguatezza del sistema-Italia, Mariangela ha le idee piuttosto chiare: “Le aziende dovrebbero operare scelte più oculate, ricercare persone più qualificate. Preferiscono invece assumere temporaneamente giovani, per pagarli di meno, ma questo è un meccanismo perverso che crea un effetto boomerang. Perché non li formano e viene a mancare la qualità del servizio o del prodotto creato dalla ditta stessa. E’ un problema di pregiudizio sui lavoratori over 40, che vengono ritenuti essere più esigenti e onerosi, e invece sono più qualificati”.
Le aziende dovrebbero dunque cambiare strategia: “Per alcune posizioni potrebbero benissimo assumere giovani, formandoli, creando per loro una migliore aspettativa una volta terminato il lavoro temporaneo. E poi sviluppare il settore della ricerca di persone più qualificate, che devono essere maggiormente gratificate, proprio perché il lavoro sarà temporaneo”. Invece “il datore di lavoro, e non soltanto il lavoratore, è intimorito, vuole spendere poco e assumere il rischio minimo possibile, assumendo persone non qualificate e da sfruttare, senza a creare per loro nuovi sbocchi. Non capendo che in questo modo i rischi aumentano invece che diminuire”.
Già , perché “sono le ‘persone’ la risorsa più preziosa di ogni azienda, sono loro a creare il plus-valore effettivo. Se l’imprenditore non ricerca persone ad hoc per quella determinata mansione, la stessa azienda diverrà scadente e meno competitiva su un mercato difficile. Ogni persona è adatta a un determinato lavoro, piuttosto che a un altro, per una serie di motivi: dal carattere alla formazione, all’età e all’esperienza, fino alla motivazione”.
Riflessioni che sembrano provenire da un altro pianeta, visto che le caliamo nel contesto di un Paese che non riesce a dare un futuro ai suoi cittadini. Giovani e meno giovani.
Giulia Salfi


Ciao, sei molto brava e dicendotelo a te è come se me lo dicessi a me stesso, perchè è propio quello che penso e ho sempre pensato (visto che è da un po di anni che lavoro) anche io, è che tu lo hai scritto su un “attrezzo”comunicativo, cosi’che tanta gente potesse leggerla, anche quella non come me che lo sapeva già per esperienza.Lo vivo io nel quotidiano nella mia ditta dove lavoro da dipendente, vedo che i “nuovi padroni”, cioè i figli o nipoti dei VERI titolari precedenti che si erano fatti le ossa veramente da zero , adesso si sono trovati un impero per le mani dal niente e hanno oramai la vita -avida- e non capiscono che 50euro in piu gli potrebbero far guadagnare di piu’ che in meno ma loro (nuovi titolari) non vedono piu in la del loro naso perchè ormai sono in un mondo che ormai gli funzionava già da prima che entrassero e non sanno tante cose basilari, se non quelle di apparire e basta.Li vedo tanto distaccati dal modo reale dell’azienda ,cioè l’operaio, e fin che la barca va……
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