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Il Sudafrica delle t-shirt solidali

Autore: . Data: giovedì, 10 giugno 2010Commenti (0)

Iniziativa di Mediaxion. E oggi iniziano i Mondiali di calcio

Prende oggi il via in Sudafrica la kermesse dei Mondiali di calcio, evento che va ben al di là del microcosmo della “pedata” (come la definiva Gianni Brera) e monopolizzerà i dibattiti al bar come i palinsesti televisivi.

Al circo barnum calcistico è possibile comunque dare anche un altro segno, attraverso testimonianze solidali come quella organizzata da Mediaxion (www.mediaxion.it), cooperativa di operatori della comunicazione sociale con sede a San Casciano Val di Pesa, vicino a Firenze.

Mediaxion ha infatti proposto (in anteprima nel corso della recente manifestazione “Terra Futura”) la vendita di t-shirt solidali, prodotte esclusivamente per l’occasione da Coop Italia. L’obiettivo è quello di “coniugare la celebrazione di un grande evento sportivo – spiega Francesco Sanna – ai valori di cooperazione e solidarietà. L’occasione dei Mondiali di calcio potrebbe servire per soffermare la nostra attenzione su quel grande continente che è l’Africa, le sue storie, le sue contraddizioni, le sue possibilità di crescita e sviluppo sociale”.

La t-shirt, confezionata in 80mila esemplari, è prodotta con cotone biologico prodotto in Africa e certificato equo e solidale, cioè “FairTrade”. Si tratta dunque di una possibilità concreta per contribuire allo sviluppo sostenibile di alcune comunità di piccoli produttori di cotone biologico, con la formula del commercio giusto “e nello stesso tempo – continua Sanna – per portare all’attenzione le problematiche, talvolta drammatiche, ma anche le tante potenzialità che albergano nel grande continente africano”.

Coop Italia, con il ricavato delle vendite, sosterrà anche alcuni interventi per il miglioramento delle condizioni di vita, nutrizionali e sanitarie, di circa mille bambini della periferia urbana della città di East London, nella provincia sudafricana di Eastern Cape. E’ la provincia dove è nato Nelson Mandela, una delle realtà più povere del Sudafrica, con il 22% della popolazione che vive al di sotto della soglia di povertà (il reddito medio mensile delle famiglie ammonta a meno di 200 dollari), con un tasso di disoccupazione del 71%.

Chi non ha alcun reddito e vive con i sussidi statali, ricordano a Mediaxion, deve sostenersi con 270 rand (30 euro) al mese. E a questo dramma si aggiunge l’immane piaga dell’Aids: in questa provincia si stimano in 350mila gli orfani derivanti dalle conseguenze di questa malattia.

Con i proventi derivanti dalla iniziativa di Coop, la ong italiana Ucodep e quella sudafricana “Loaves and Fishes Network” ristruttureranno e arrederanno tre centri “asilo”, dotandoli di cucine, gabinetti, pozzi e cisterne per l’acqua potabile, nei villaggi di Duncan, Vergenoeg e Gonubie. A fianco dei centri verranno sistemati altrettanti spazi all’aperto per le attività ricreative e sportive per i bambini e gli adolescenti. Infine, con un apposito programma, verranno formate venti operatrici che provvederanno a assicurare a 800 bambini sostegno nutrizionale, psicologico, igienico sanitario. Per l’alimentazione, insieme alla fornitura di alimenti, saranno create aree orticole autogestite dalla comunità, adiacenti al centro. Sarà così possibile aiutare lo sviluppo di una alimentazione differenziata e qualitativamente superiore.

A margine dell’iniziativa di solidarietà, è utile tornare sulla “missione” di Mediaxion: un progetto coraggioso sotto forma di ‘comunità economica solidale’ formata da professionisti della comunicazione. Un tentativo, piuttosto ambizioso, di creare una nuova forma imprenditoriale basata su principi e pratiche di economia di solidarietà.

“La novità della nostra forma imprenditoriale – continua Sanna – è legata in particolare alla presenza di soli soci lavoratori, all’orizzontalità assoluta dell’amministrazione societaria abbinata ad una auto-organizzazione verticale dei lavoratori nei soli progetti produttivi, secondo equilibri di responsabilità e competenza”. Con alle spalle un principio-guida: “Riteniamo sia compito della società la soddisfazione dei bisogni della comunità dei suoi membri, delle comunità cui essi sono inseriti (ad esempio la famiglia) e della più estesa comunità che comunemente si definisce ‘società civile’”. La quale non sa che farsene dei plausi demagogici elargiti ogni tanto dalla classe politica, bensì ha bisogno come l’aria che respira di opportunità fondate sui valori di utilità sociale, sostenibilità ambientale, etica umanitaria e culturale.

Paolo Repetto

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