Il Pd alla frutta
Continua il surreale dibattito interno sull’uso della parola “compagno”.
“Bacchettone non sono proprio. Io non ho frequentato le sacrestie come le ha frequentate la Bindi”. Con queste parole per nulla ‘delicate’ il deputato del Pd, Giuseppe Fioroni, ha replicato all’amica o collega o non si sa più come chiamarla del suo partito Rosy Bindi che gli aveva dato del “bacchettone” perchè non voleva che si continuasse ad usare il termine “compagni”.
Intanto Marco Follini, altro ‘democratico’ ,ha esternato: “Su compagni e compagne faccio tre osservazioni. La prima: compagni è una parola dell’altro ieri e il Pd dovrebbe misurarsi semmai con le parole di oggi e di domani; la seconda: non sono mai stato compagno e non ho certo intenzione di diventarlo oggi. Ho rispetto di quella storia ma segnalo che la maggior parte del Pd non appartiene a quella filiera. Infine la terza: mi pare difficile con tutto quello che bolle in pentola considerare questa disputa così cruciale”.
Pronta la riflessione sul grave problema che scuote il partito da parte di Franco Marini, della Direzione del Pd: “Dopo la manifestazione di sabato ci sono state delle divagazioni che spero finiscano. Per me usare la parola ‘compagni’ è un’abitudine antica. So che anche in Unione Sovietica veniva usata, e su questo avrei una riserva. Del resto anche i socialdemocratici e i sindacati la usavano e io ne ero gelosissimo”.
Enzo Carra, altro esponente del partito, ha scelto la strada dell’ironia, ma non ha resistito a cimentarsi anche lui nella fondamentale discussione del momento: “Appassionante dibattito nel Pd. Dopo la questione massonica (come è poi finita? Boh!) si fa avanti quella proposta da Gifuni. Compagni o amici? Palpitante. La soluzione è che i primi restino nel Pd. Per gli amici c’è Maria De Filippi”.
Enrico Letta aprendo ieri la Direzione e riferendosi alla querelle ha esordito: “Inizio come San Paolo: carissimi”.
Infine è stata la volta del segretario, Pier Luigi Bersani: “Mi avete ascoltato sabato? Ho detto cari democratici, cari amici, cari compagni. Non vedo il problema. E oggi ci siamo occupati di altri problemi”.
I cronisti, tuttavia gli hanno ricordato la lettera inviatagli da Fioroni sul tema. Lesto Bersani ha replicato: “E’ un problema di identità , e non un problema epistolare. E ne abbiamo discusso negli organismi del partito. E’ una meraviglia che si discuta di tutto”.
Proprio di tutto, come al bar.


La fortuna e il successo di Silvio Berlusconi sono il prodotto non tanto delle sue scelte politiche e delle realizzazioni dei suoi governi – fin qui piuttosto mediocri e inconcludenti – ma di un’opera gigantesca e ormai quasi ventennale di propaganda e manipolazione dell’informazione, costruite grazie alla gestione spregiudicata dei canali televisivi di cui è proprietario o controllore politico. Circostanze che in nessun altro paese democratico sono possibili e neppure immaginabili, e che qua in Italia consentono al Cavaliere di mantenere alti livelli di fiducia e popolarità nonostante il fallimento delle politiche dell’esecutivo.
PS: meglio alla frutta che fascisti di merda…
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