Il disagio di essere “compagni”
Il Pd apre un nuovo fronte di polemica interna: si contesta l’uso dello storico termine
Luca Candiano della direzione romana dei Giovani Democratici, Veronica Chirra, Matteo Cinalli, Sante Calefati e Mariano Ceci sono indignati.
A loro parere l’attore Fabrizio Gifuni, che nella riunione di partito di sabato scorso si era rivolto alla platea salutando i partecipanti con il tradizionale “compagni” ha compiuto un gesto inaccettabile e per questo hanno scritto a Bersani.
“Caro segretario, siamo giovani tanto nel senso anagrafico, quanto nel senso politico. Abbiamo l’età del Pd e vorremmo che anche la nostra tradizione politica fosse quella del Pd. Ti scriviamo perchè vorremmo renderti cosciente del nostro disagio di fronte a parole e comportamenti che guardano in maniera ingiustificatamente romantica al passato” hanno scritto i ‘modernisti’.
Quindi hanno aggiunto: “Le parole compagni o compagne e la festa de l’Unità , sono parole e concetti che noi rispettiamo per la tradizione che hanno avuto, ma che non rientrano nel nostro ‘pensare’ politico e che quindi facciamo fatica ad accettare. Quando al Palalottomatica alcuni relatori hanno iniziato il loro discorso con il trapassato ‘cari compagni e care compagne’ noi non ci siamo sentiti destinatari del loro messaggio. E non per partito preso. Ma perchè per noi i compagni sono quelli di scuola e se qualcuno ha da dirci qualcosa preferiamo che ci chiamino col nostro nome, preferiamo che ci chiamino democratici”.
I giovani del Pd, prima di tutto ignari della storia del movimento democratico italiano e poi senza indecisioni iconoclasti hanno concluso: “Non vogliamo insegnarti il tuo mestiere, nè minacciare di andarcene perchè abbiamo creduto nel Pd e vogliamo ancora crederci. Vogliamo soltanto che ci venga data una tradizione nuova, plurale, riformista e democratica”.
Cosa sia una tradizione “nuova” non è dato sapere, ma se la differenza la fa una parola che da decenni è utilizzata da radicali, socialisti, socialdemocratici, repubblicani e comunisti allora non c’è dubbio che la querelle aperta dai cinque giovani ‘democratici’ svela un clima di insofferenza verso la storia del movimento operaio e democratico italiano molto più preoccupante del vuoto di idee che sta lentamente disgregando il Pd.


Grazie, soprattuto per l’ultimo periodo di questo articolo…
Non credo però che sia veramente “insofferenza verso la storia del movimento operaio e democratico italiano”; ho piuttosto paura che sia vera, profonda, ammorbante ignoranza, corto circuito intellettuale di chi crede di opporsi al “lavaggio del cervello” televisivo essendone ormai parte integrante (e scimmiottando). E non so se sia meglio.
Buon lavoro
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