Il consenso a Berlusconi è in picchiata
Lo dimostrerebbe un sondaggio condotto da Crespi per la corrente finiana del Pdl.
Per la prima volta da quando Berlusconi si è insediato a palazzo Chigi la fiducia nel premier scenderebbe sotto il 50 per cento e solo nell’ultima settimana sono tre i punti percentuali persi dal Cavaliere.
Dopo due anni di chiacchiere sull’ottimismo e di roboanti discorsi sull’inesistenza della crisi, evidentemente i cittadini italiniani, anche se bombardati da telegiornali pieni di propaganda filogovernativa, cominciano a sentire il peso della situazione.
La finanziaria ‘improvvisa’, negata fino a solo un mese fa, e la nomina a ministro di un politico amico del premier ed inquisito, Aldo Brancher, fanno pagare un prezzo “altissimo” al centro destra.
Per Crespi, non annoverabile tra gli ostili governo, “impietose appaiono le risposte degli italiani che quasi 9 su 10 reputano non utile la nomina di Brancher a ministro, e più dell’80 per cento reputa che la soluzione a questo caso sia che Brancher si presenti a processo e si dimetta. Le vicende Noemi e D’Addario; la separazione dalla moglie; i conflitti nella coalizione; le vicende legate alla cosiddetta cricca, sono stati tutti episodi che sicuramente non hanno favorito l’immagine del premier. Ma è sulla vicenda Brancher in particolare Berlusconi che paga un conto salatissimo proprio perchè ci pare che l’opinione pubblica lo ascriva alle cose inspiegabili”.
“Insomma -ha insistito il ricercatore- gli italiani sono pronti a giustificare e ad assolvere Berlusconi sul piano delle vicende personali, o quando riesce a spiegarle ragionevolmente, ma gli potranno mai perdonare se commetterà degli evidenti errori? È una cosa che non si aspettano da lui”.
Secondo il sondaggio, “la batosta di questa settimana è riservata particolarmente al premier e alla sua immagine, perchè il governo, fondamentalmente con il suo 47 per cento, perde un solo punto. Per quanto concerne la fiducia dell’opposizione resta bassissima al 25 per cento e quella in Bersani nonostante l’incremento sia di un punto, resta solo al 26″.
“L’inconsistenza dell’opposizione – emerge dallo studio – rimane ancor oggi uno dei più grandi vantaggi di cui Berlusconi e il suo governo possono ancora disporre. Ma si tratta di un vantaggio non più di valore assoluto, ma semplicemente subordinato. La fiducia è uno strumento di valutazione dell’opinione pubblica, per sua natura instabile, ne cavalca l’emotività ed è meno radicata come giudizio, rispetto alle dichiarazione delle intenzioni di voto dove, forse, anche grazie alla pluralità di voci che il Pdl è in grado di manifestare in questa fase, riesce a mantenere un trend sostanzialmente stabile che la fa passare dal 33 per cento del 1° giugno al 34 alla fine di questo mese. La Lega resta al 13,mentre il Pd dal 1 di giugno ad oggi, conquista un trend positivo che lo porta dal 25 al 27,5 a discapito dell’Idv che passa dal 8,5 al 5. Bene Casini attestato vicino all’8 e bene anche la sinistra di Vendola al 4″.
La preoccupazione per la situazione economica del nostro Paese continua a crescere: “Oggi l’84,1 per cento dei nostri concittadini è preoccupato e il 72 ritiene che le iniziative dal G8/G20 siano inadeguate per affrontare l’attuale crisi. E ben 4 cittadini su 10 non hanno saputo rispondere su quale sia stato il ruolo che l’Italia ha giocato in questo contesto internazionale. Mentre il 44,4 per cento ha espresso un giudizio completamente negativo, giudicando l’Italia un comprimario ininfluente”. Solo il 15,3 per cento del campione, infatti, ha giudicato il ruolo dell’Italia “protagonista e influente”.
L’Italia degli annunci propagandistici di Berlusconi si sta sfaldando, ma non lascia il posto ad un Paese più maturo e consapevole, perchè l’opposizione non esiste e non ha un ruolo.
Il futuro non si annuncia per nulla rassicurante, allora, e non si nostano all’orizzionte neppure nuovi protagonsti della politica in grado di proporre ai cittadini una via per uscire dal degrado nel quale è precipitata l’Italia.


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