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Giovanardi, la Chiesa e l’omofobia

Autore: . Data: mercoledì, 9 giugno 2010Commenti (0)

Mentre il sottosegretario evoca il buon gusto, i parroci romani non ricevono un gruppo di gay credenti

Nel corso del programma tv ‘KlausCondicio’, in onda su Youtube, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi, l’altro ieri, ha dettato le linee guida – è proprio il caso di dirlo – del comportamento omosessuale in pubblico.

“Premesso che la mia condanna dei fatti di violenza che hanno colpito i gay è totale – ha affermato Giovanardi – sono tuttavia dell’avviso che la manifestazione dell’omosessualità come anche dell’eterosessualità  in luoghi pubblici debba sempre seguire criteri di buon gusto e di rispettabilità. Questo vale sia per le coppie etero che per quelle gay, sia chiaro. Ecco, prego i gay, come anche gli etero, di contenere nell’ambito del lecito le loro effusioni nel rispetto della collettività”.

Si tratta di affermazioni che incontrano probabilmente il favore di un certo senso comune, che potremmo definire “perbenista”. Stupiscono, però, perchè pronunciate da un esponente di primo piano delle istituzioni, che non è tenuto a dare indicazioni moralistiche, tanto più che si susseguono aggressioni fisiche agli omosessuali in varie città d’Italia, a cominciare da Roma. Viene dunque da chiedersi se Giovanardi sia consapevole fino in fondo della portata delle sue considerazioni, al di là del suo pensiero.

L’esponente della maggioranza di governo ha poi aggiunto: “Se mi trovo in un contesto familiare, che so, in una spiaggia affollata di famiglie o in un asilo con minorenni che vanno in giro, credo che certe cose non debbano accadere. Questo vale per tutti. Le effusioni provocatorie vanno bandite”. Mentre a proposito del ‘Gay Pride’, ha spiegato che “a Paola Concia e Franco Grillini (due tra i più noti organizzatori della manifestazione per l’orgoglio omosessuale, ndr) ho sempre chiesto cosa c’entri la difesa di un orientamento sessuale diverso con il Gay Pride, nell’ambito del quale le persone ballano nude, si travestono da preti e da suore, irridono alla religione, prendono per i fondelli il Vaticano. Che cosa c’entra l’omosessualità con la sguaiataggine, il carnevale e la provocazione?”.

Giovanardi si è dichiarato poi “assolutamente favorevole ad una norma che preveda un’aggravante di pena a tutela di chi viene aggredito soltanto ed esclusivamente per il proprio orientamento, ma non sono d’accordo ad aggiungere anche che debba essere punito chi ritiene che a scuola vada insegnato che il rapporto normale è quello fra uomo e donna. E’ fuori discussione che il rapporto fisiologico che fa continuare il mondo è quella tra un uomo e una donna e un vescovo deve poter continuare a dire questo senza essere incriminato”. Il sottosegretario ha infine fatto cenno ai carabinieri che due anni fa arrestarono due giovani gay davanti al Colosseo, accusati di atti osceni: “Furono ingiustamente criminalizzati e vanno riabilitati – ha concluso – posso affermare con tranquillità che si sarebbero comportati allo stesso modo se la coppia fosse stata eterosessuale”.

Gli organizzatori del ‘Gay Pride’, che si terrà a Roma il prossimo 3 luglio, hanno replicato duramente: “Giovanardi dovrebbe piuttosto preoccuparsi del pessimo spettacolo che la politica sta offrendo agli italiani, con la corruzione, lo sfruttamento della prostituzione, il farsi regalare appartamenti e attici, guadagnare in un mese quanto guadagna un cittadino comune in un anno. Non trova Giovanardi che queste siano manifestazioni offensive della morale pubblica?”.

“Il Pride – hanno concluso – è una festa oltre che una rivendicazione di diritti che il Paese, grazie a questo ceto politico, non ha ancora previsto. In tutta Europa oltre che in tutto il mondo il giorno del Pride si balla e si canta. La comunità gay manifesta così l’orgoglio della propria visibilità, anche come cittadini, tutti i giorni, con figli e famiglie non riconosciute dalle leggi che Giovanardi contribuisce a non far approvare”.

L’affondo di Giovanardi assume un rilievo ben oltre le sue parole se accostato ad un’altra notizia, diffusa dall’agenzia cattolica Adista. La quale ha reso nota (in un documentato articolo di Giampaolo Petrucci) la “lettera aperta” scritta lo scorso 8 aprile dal gruppo di credenti omosessuali ‘Nuova Proposta’, per chiedere ai parroci romani “un momento di incontro e di preghiera in occasione della Giornata internazionale per la lotta all’omofobia” del 17 maggio.

Gli interessati invocavano inoltre “uno spazio di confronto e di riflessione motivato dal fatto che ‘l’omofobia non è solo violenza fisica’, perché si manifesta anche in ‘parole non dette, abbracci non dati, in società, in famiglia, ma anche in parrocchia’. Ebbene, “ad eccezione di un solo caso – ha riferito Adista – i parroci della Capitale hanno però preferito lasciar cadere nel vuoto l’invito del gruppo di gay credenti. Una scelta sulla quale – come rivelato dalla stessa Adista – ha pesato l’esplicita richiesta del Vicariato di non concedere alcuna forma di ospitalità o collaborazione a ‘Nuova Proposta’”.

“Del tutto all’oscuro di questi avvenimenti”, dopo aver letto “la sconcertante notizia” pubblicata da Adista, il gruppo romano di gay credenti ha subito preso carta e penna e, in una lettera datata 25 maggio e pubblicata sul sito web del gruppo, ha chiesto un incontro chiarificatore con il cardinale vicario, Agostino Vallini.

Il gruppo di credenti che non ha nascosto il proprio orientamento sessuale ha ritenuto urgente appellarsi “nuovamente al Vicario e a tutta la comunità ecclesiale, per chiarire la nostra posizione e i nostri intenti, oltre che ribadire che solo l’incontro, il dialogo e l’accoglienza ci fanno veri discepoli di Gesù, nostro Signore”. Il tentativo esplicito “era quello di stimolare il dialogo e promuovere iniziative di incontro e sensibilizzazione su questa tematica su cui, anche in ambito parrocchiale, incombe lo spettro della disinformazione e del pregiudizio, causa diretta di sofferenza e di morte (negli adolescenti omosessuali il rischio suicidio è del 30% superiore alla media) per molti fratelli”.

L’appello ai parroci, ricostruito da ‘Nuova Proposta’ nella speranza di chiarire meglio la richiesta al Vicariato, “intendeva dunque proporre alle parrocchie una ‘serena riflessione’ sui temi dell’omofobia, con l’idea di ‘creare una base di informazione e formazione che possa essere utile alle comunità parrocchiali per comprendere e accogliere le persone omosessuali che troppo spesso sono costrette a vivere nel tormento interiore e in solitudine totale (in famiglia, a scuola, in parrocchia)’. Quel messaggio sembra invece essere stato oggetto di un pericoloso fraintendimento e recepito come una minaccia, tanto da spingere il Vicariato – come raccontato da Adista – ‘a contattare, direttamente o attraverso i prefetti, i singoli parroci, mettendoli in guardia dal prendere in considerazione la nostra lettera e diffidandoli dall’incontrarci o dall’ospitare nostre iniziative all’interno dei locali parrocchiali’”.

Alla Chiesa di Roma, rappresentata appunto dal cardinale vicario Vallini, i cristiani omosessuali di ‘Nuova Proposta’ hanno dunque rinnovato la richiesta di “un incontro, un abbraccio, essere amati, poter pregare e vivere insieme alla comunità”. Domandando in conclusione “perché per noi omosessuali non può esserci pastorale, incontro, accesso alle nostre parrocchie? Perché non possiamo ambire a essere considerati nella interezza delle nostre persone e vite, e non solo per il nostro orientamento affettivo?”.

Due quesiti importanti, ai quali potrebbe provare a rispondere anche il cattolicissimo senatore Giovanardi.

Paolo Repetto

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