Finanziaria: le lacrime e il sangue
Pagliarini, ex Presidente della Commissione Lavoro della Camera: “Guai a spegnere i riflettori”
La proposta di manovra finanziaria correttiva presentata dal governo dimostra nei fatti quanto fossero fondate le critiche dei suoi avversari politici. Per due anni Berlusconi e i suoi ministri hanno ripetutamente raccontato favole ai cittadini, negando l’esistenza della crisi, tacciando di ‘catastrofismo’ chiunque aveva osato mettere in discussione una politica economica del tutto inadeguata ad affrontare le conseguenze del tracollo che ha investito le fasce sociali medio-basse (non certo i ricchi), accusando di remare contro gli interessi del Paese chi aveva invocato a gran voce provvedimenti in grado di aggredire e contrastare la crisi stessa.
Da qualche settimana, invece, Berlusconi e Tremonti fingono di recitare il ‘mea culpa’, richiamando in continuazione il “rischio-Grecia” e su questa base hanno presentato una manovra finanziaria (2011-2012) da 24 miliardi di euro, che scarica i tagli di spesa esclusivamente sulle spalle dei lavoratori dipendenti, privati e pubblici, dei pensionati e degli Enti locali.
E’ utile tornare a ricordarne le ricadute sociali, per evitare che certe misure improntate alla pura macelleria sociale vengano dimenticate, ancor prima di passare all’esame delle Camere.
Sul fronte-pensioni, la Finanziaria determina che si rimarrà al lavoro fino ad un anno in più. I lavoratori che nel 2011 avranno maturato i requisiti per la pensione di anzianità o vecchiaia saranno sottoposti ad alcune nuove regole: nel caso della pensione di anzianità, chi ha meno di 40 anni di contributi andrà in pensione il 1° luglio 2012. Per le pensioni di vecchiaia (65 anni per gli uomini e 60 anni per le donne) lo slittamento sarà di 6 mesi rispetto alla data in cui hanno maturato i requisiti (invece degli attuali 3).
Ai dipendenti pubblici saranno bloccati gli aumenti salariali: per quattro anni, fino al 2013, gli stipendi resteranno fermi ai livelli dell’anno scorso, mentre l’erogazione del Tfr sarà rateizzata in tre anni.
Si ritorna inoltre al vecchio condono edilizio, anche se cambierà il suo nome: ora viene riproposto sotto forma di “razionalizzazione catastale”, per poter condonare due milioni di immobili “fantasma”. Per mettersi in regola basterà pagare una sanzione, ridotta a un terzo.
Anche nella scuola verranno bloccate le assunzioni, pur a fronte di nuovi fondi da destinare alle private. Mentre l’organico degli insegnanti di sostegno nel 2010-2011 rimarrà invariato, sono previsti appunto nuovi finanziamenti alle scuole paritarie, che potranno contare su 330 milioni per il biennio 2011-2012.
Dal 1° luglio 2010 sarà inoltre introdotto un ticket di 7,5 euro sulle ricette, mentre i cittadini attualmente esenti pagheranno 3 euro.
Agli enti locali saranno destinate meno risorse: previsti pesanti tagli con ricadute inevitabili, in termini di riduzione, dei servizi attualmente erogati ai cittadini. Verranno inoltre introdotti pedaggi sulle tangenziali, sui raccordi e sulle bretelle autostradali.
Per addolcire la pillola, sono stati annunciati mini-tagli per manager e politici e una fantomatica lotta all’evasione fiscale dai contorni assolutamente fumosi. Non un euro viene chiesto ai responsabili di questa crisi, a coloro che in questi anni si sono arricchiti speculando sui debiti degli Stati e delle famiglie, giocando sui mercati finanziari senza regole.
Dunque, il cuore del problema-Italia resta del tutto inevaso. E come sempre, è stato chiesto al cittadino più debole di sostenere in solitudine il peso della crisi, lasciandone inalterata la natura. La Cgil e i sindacati di base si sono già mobilitati, attraverso proteste territoriali e annunciando lo sciopero generale. E’ una proposta che accogliamo in pieno. L’auspicio è che il ricorso alla lotta si possa rivelare utile a risvegliare anche le paure e le speranze dei cittadini più sonnolenti, coloro che si sono assuefatti al malcostume, al malgoverno e che pensano non ci sia nulla da fare o che comunque hanno imparato a girarsi dall’altra parte per non vedere. E’ bene capiscano anche loro la portata di questo scontro: è necessario schierarsi e farsi sentire per evitare che il Paese scivoli nel disastro sociale e nel dramma sulla pelle dei “soliti noti”.
Gianni Pagliarini
Responsabile Lavoro Pdci, ex Presidente della Commissione Lavoro della Camera


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