Fiat Pomigliano, vigilia di referendum
Aspre polemiche tra sostenitori del “sì” e del “no”
Il gran giorno è domani: a Pomigliano d’Arco si svolgerà il referendum tra i lavoratori da cui dipenderà la decisione della Fiat riguardo al possibile trasferimento della produzione della Panda dalla Polonia allo stabilimento campano. Le operazioni di voto inizieranno alle 8, con 5.200 lavoratori chiamati ad esprimersi con un ‘sì’ (invocato dai sindacati di categoria di Cisl, Uil, dall’Ugl e dal Fismic con il tiepido sostegno della Cgil) o con un ‘no’ (opzione di voto scelta dalla Fiom, senza l’avallo della sua confederazione, e dai Cobas).
Nel frattempo, le parti in causa fanno i conti con la recentissima fiaccolata a sostegno del “sì” all’accordo proposto dall’amministratore delegato del Lingotto Marchionne (InviatoSpeciale ha ricostruito gli antefatti della vicenda nell’articolo leggibile qui), liquidata da Fiom e Cobas come “un flop” e considerata al contrario dai promotori come una sorta di legittimazione delle posizioni sindacali “aperturiste”.
Sempre in vista del referendum, le due posizioni in campo si sono affrontate ieri nel corso della trasmissione “In mezz’ora”, in onda su RaiTre. “L’accordo viola la Costituzione e consideriamo il referendum di martedì illegittimo – ha attaccato Maurizio Landini, neo segretario generale dei metalmeccanici Cgil – quando si è sotto minaccia di licenziamento non c’è libertà di pronunciamento. Quel voto lì per noi non ha valore: è un ricatto”.
Gli ha risposto altrettanto duramente il ministro del Lavoro Sacconi: “La Fiom e il suo segretario si atteggiano come formazione politica. Quanto ai ricatti di cui parla Landini, vorrei usare le parole di Eugenio Scalfari
che dice testualmente: non si tratta di ricatti ma di dati di fatto e con i dati di fatto non si può polemizzare. L’importanza di quel referendum – ha proseguito Sacconi – è legata alla decisione della Fiat, che non è affatto scontata. Se questa vicenda dovesse concludersi negativamente, credo che la responsabilità che si sarebbe assunta la Fiom sarebbe straordinaria”.
Al di là della polemica televisiva, appare piuttosto evidente che la vicenda-Pomigliano va oltre la questione contingente, pur importantissima. Qualora vincessero i “sì”, le aree sindacali più intransigenti subirebbero un duro colpo e soprattutto farebbero ancora più fatica a spiegare alla loro base come conciliare la difesa di tutti i diritti contrattuali con il “primato del lavoro” in tempo di grave crisi economica.


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